lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Sandro D’Agostino:
La patente di socialismo la rilascia la storia
Pubblicato il 01-12-2015


Caro Direttore,

il PSI è sotto attacco, ma alla cosa siamo ben abituati. Ci sono settori del mondo politico, della stampa, della Magistratura e dell’opinione pubblica che non hanno mai realmente sotterrato l’ascia di guerra nei nostri confronti. Le tensioni che hanno dilaniato la sinistra negli anni ’80, acuite dal protagonismo crescente di Craxi sulla scena politica italiana, hanno lasciato ferite profonde, mai rimarginate. Non credo che la stagione di Tangentopoli sia stata mai del tutto archiviata. Troppo dolore, troppe ombre, troppe vite distrutte che non hanno mai avuto giustizia. In Italia persino i martiri hanno valore diverso a seconda dell’appartenenza politica. La vicenda di Sergio Moroni è passata sotto traccia e le nuove generazioni nulla conoscono di quell’abominio giuridico che fu Tangentopoli. Il M5S, oggi duramente criticato dal PD per ragioni di convenienza, ricorda tantissimo il PDS di quegli anni. Predicatori di strada pronti ad arringare le folle su un avviso di garanzia, su un’indiscrezione giornalistica. La cultura del sospetto e della calunnia assurta a fondamento di un rinnovamento solo apparente.
Flebile è stata la nostra risposta. Pavido l’atteggiamento di quei dirigenti socialisti che preferirono abbandonare la nave per non cadere sotto i colpi del barbaro giustizialismo di piazza. Ipocrita e vomitevole l’atteggiamento di chi, fino al giorno prima, osannava Craxi ed il giorno dopo lo rinnegava impunemente. Questa ormai è storia, ma ho la sensazione che quella storia terribile non ci abbia insegnato nulla. Di fronte ad un nemico due sono le strade: la sottomissione o la lotta. Non esiste una strada intermedia, pena l’estinzione. Noi abbiamo scelto una strada intermedia: ci siamo illusi che si potesse dialogare con i nostri carnefici e ne abbiamo pagato tutte le conseguenze politiche. L’errore è stato reiterato nel tempo, sino a giungere alla politica cortigiana dell’attuale Segreteria che ha trasformato il PSI in un’appendice del PD. L’appendice, si sa, è un organo che si può recidere senza che ne risulti compromessa la salute dell’individuo, il PD questo lo sa bene. L’operazione è in corso e duole molto osservare che compagni che hanno avuto responsabilità politiche rilevantissime abbiano un ruolo di primo piano in tutto ciò.
Mi piacerebbe che questa volta, almeno questa volta, la lezione fosse compresa in tutta la sua portata. Non esistono giustificazioni quando qualcuno vuole ridurre gli spazi di autonomia ed iniziativa di un partito, come il PSI, che ha fatto la storia di questo Paese. Le argomentazioni di Di Lello sono pretestuose ed infondate. L’adesione del PD al PSE è un atto formale che non è idoneo a conferire alcuna patente di socialismo. La patente di socialismo la rilascia la storia, la coerenza degli atti e delle battaglie, il coraggio delle scelte. Il PD è un’accozzaglia di ex comunisti, ex democristiani e, in minima parte, ex socialisti. Noi, e solo noi, siamo i socialisti. Il Congresso dovrà dirlo a chiare lettere e il Partito dovrà dimostrarlo nel Paese con una linea politica riconoscibile e capace di attrarre consenso di chi vuole un’Italia diversa e migliore da quella che ci sta consegnando il PD. Un’Italia libera, forte e pluralista, esattamente l’opposto del triste spettacolo a cui oggi la Nazione è costretta ad assistere.
Fraterni saluti
Sandro D’Agostino
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