mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Vincenzo Papadia:
Carcere senza diritti
Pubblicato il 28-12-2015


In occasione delle feste del Santo Natale molti deputati e senatori sensibili, insieme a qualche consigliere regionale hanno fatto visita ai carcerati, nelle carceri circondariali della Repubblica italiana. L’opera è meritoria, ma che cosa è cambiato tra Natale, Pasqua e Ferragosto, precedenti, che hanno visto le stesse visite umanitarie? Alcunché? C’è sempre il sovraffollamento, le docce sono sporche e manca l’acqua calda, la carta igienica non si vede, sono rimasti i letti a castello a tre letti (vietati), il water in cella e puzzolente, i topi impazzano, per le visite mediche specialistiche occorrono anche due anni (a morte avvenuta), la violenza nelle carceri permane, gli educatori scarseggiano e non c’è rieducazione del carcerato da restituire alla vita civile recuperato, le biblioteche sono scarse, gli spazi per l’aria sono limitati, le malattie dell’HIV o AIDS imperversano, la droga circola a fiumi, gli autorizzati al lavoro sono meno del 10% sul totale dei detenuti e si potrebbe continuare. Ma che senso ha scrivere nella costituzione (art.27, comma 3) “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” se tale norma non è osservata dagli organi preposti all’amministrazione pubblica (Governo e sue articolazioni)? Che senso ha dire che l’Italia applica la Carta Europea dei Diritti dellUomo che scrive così all’Articolo 3 – Divieto della tortura. Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” quando nello Stato si sono registrate le torture e gli atti inumani e degradanti? Che senso ha rimarcare che l’Italia considera importante per la sua civiltà giuridica la Carta Europea dei Diritti dellUomo che scrive così all’ Articolo 6 – Diritto ad un processo equo. 1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità puó pregiudicare gli interessi della giustizia. 2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”? Tam quam non esset!

E che dire dell’idiozia del giustizialismo che invase l’Italia nel 1992, quando i parlamentari paurosi e ricattati dalla magistratura milanese e della altre sparse sul territorio, votarono, vigliaccamente, l’art. 1, della legge cost.it. 6 marzo 1992, n.1 che recise ogni possibilità di concedere l’amnistia e l’indulto? Si perché è più facile eleggere il Presidente del Repubblica che concedere l’amnistia e l’indulto. Leggiamo l’art 79 dell cost.it, odierno. “L’amnistia e l’indulto sono concessi con la legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. La legge che concede l’amnistia e l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione. In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.”Insomma, per sottoporre a pressione fiscale gli italiani a volte quasi da confisca dei beni, basta la maggioranza ordinaria del Parlamento ed a volte anche senza verifica della maggioranza strutturale, ma basta solo quella funzionale ovvero semplice invece per compiere un’opera di clemenza e di misericordia ciò è impossibile. E’ una norma messa apposta nella costituzione per contraddirne tutta la sua essenza così come la vollero i padri costituenti pienamente garantista e non giustizialista come è questo articolo che rende impossibile trovare un accordo parlamentare così vasto e così aggravato.

Tutte le riforme di Renzi non contemplano la revisione di tale articolo. Il Parlamento continua ad essere più giustizialista che garantista.

Nei tempi passati quando nasceva un principino si procedeva a leggi di amnistia, indulto e a forme di grazia. Ebbene che senso ha fare il super parte come fa l’attuale Presidente della Repubblica se non spende una parola su ciò che è in suo potere (Art.87 , comma 11, cost.it.)”Può concedere la grazia e commutare le pene”

Ebbene sarebbe ora che qualcuno battesse un colpo. I socialisti riformisti in Parlamento (Camera e Senato) e il Presidente della Repubblica, considerato che il P.D. di Renzi non ci pensa proprio, non può scoprirsi verso i giustizialisti del M5S e di Salvini e Meloni.

Insomma, siamo in un mare di guai!

Eppure secondo un’autorevole dottrina (Rescigno),”i Costituenti, memori degli usi che a partire dagli anni ’40 avevano portato alla creazione di una Grazia con effetti totalmente estintivi della pena, nella formulazione dell’art. 87, distinguendo tra gli istituti della Grazia e della Commutazione della Pena, decisero di introdurre un’innovativa bipartizione degli atti di clemenza, che poteva concedere il Presidente della Repubblica, fornendo alla commutazione una vera autonomia concettuale. A causa dell’inerzia del Legislatore, però, nonostante siano trascorsi oltre 67 anni dall’entrata in vigore della Costituzione (e quindi dalla tipizzazione della Commutazione della Pena), il Codice Penale e il Codice di Procedura non sono ancora stati aggiornati con questa “novità”; quindi, ad oggi, il predetto istituto non è contemplato in alcuna disposizione legislativa di carattere ordinario. Pertanto, il procedimento di commutazione della pena, sulla base di una discutibile applicazione analogica (vietata in diritto penale), segue le medesime regole, che valgono per la concessione della grazia di cui all’art. 681 del codice di procedura penale. Chiarite le differenze tra i due atti di clemenza contemplati dall’art. 87 della Costituzione e posti tra le prerogative presidenziali ……omissis…..”

E che dire poi della situazione del superaffollamento delle carceri? Non se ne parla più! Per il Governo italiani bastano 3 metri quadrati a detenuto. Persone ristrette come i pulcini nelle gabbiette dei polli di batteria. Più sono ristretti e più aumenta l’aggressività. Ma gli studi di psicologia e psichiatria non interessano: il Governo italiano e anche il Parlamento s’occupano d’altro della loro particolarità di parte.

E che dire dell’irragionevole durata del processo? C’è voluta la legge Pinto per qualche piccolo ristoro, ma il Governo Renzi sta facendo di tutto per bloccare anche tale doveroso riconoscimento di pochi euro a fronte di immani sofferenze impartite dallo Stato e dai suoi apparati. Questo il quadro ufficiale. Gli istituti penitenziari per adulti si dividono in quattro categorie:

  1. istituti di custodia cautelare (156 istituti con 50.447 detenuti nelle case circondariali al 1.1.2014, di cui 28.662 condannati definitivamente, di regola a pene inferiori a tre anni);

  2. istituti per l’esecuzione delle pene (42 case di reclusione con 10.822 detenuti al 1.1.2014, di cui 9.649 condannati definitivamente, di regola a pene superiori a tre anni complessivi]);

  3. istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza (7 istituti in Italia con 1.221 reclusi al 1.1.2014);

  4. centri di osservazione (nessun istituto operante).

Da quanto sopra 21.785 sono i detenuti in attesa di giudizio, che presumibilmente potrebbero essere condannati a meno di tre anni di reclusione e 1.171 a più di tre anni. I dati ufficiali rispondono da soli alle questioni quì sollevate. Noi possiamo soltanto sollevare il problema, altri si dovrebbero assumere le loro precise responsabilità. Suum cuique tribuere!

Scrive Vincenzo Papadia

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