venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Se le banche vanno in crisi prelevano sui nostri conti
Pubblicato il 01-12-2015


Nessuno o quasi nessuno ne parla. Sembra un silenzio rivelatore. Eppure il decreto approvato al Senato qualche giorno fa, che recepisce una direttiva europea, rischia di creare non poche conseguenze pratiche agli italiani. Riassumiamo. Siccome la Germania e le sue banche si erano dette preoccupate dell’intervento pubblico per salvare le banche altrui, hanno inventato un giochino davvero perverso, subito recepito in sede europea. E cioè che in caso di fallimento o di grave crisi, sì anche di crisi, gli istituti bancari si possano rivalere sui correntisti che hanno depositi superiori ai centomila euro. È il cosiddetto bail-it, salvataggio dall’interno, che contrasta col bail-out, il salvataggio da fuori, attraverso l’intervento pubblico.

Intendiamoci. Se una banca fallisce è evidentemente che ci rimettano i correntisti, a meno che lo stato non intervenga per tutelarli. Quello che in fondo è già avvenuto in Italia, quando si è parlato a vanvera di interventi a favore delle banche, ma in realtà a favore dei risparmiatori. Restano naturalmente evidenti le responsabilità di chi le banche le guida, che non sono certamente i loro correntisti. Si era pensato a una manovra diversa. E cioè a un prelievo forzoso del 10 per cento sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro per risolvere la crisi degli istituti di credito, ma la Commissione europea e la Bce si sono subito dette contrarie.

Si è preferito usare il cosiddetto metodo Cipro. E cioè la direttiva della troika che ha imposto alla Banca of Ciprus un prelievo forzoso del 37,5 % sui conti oltre i centomila euro, prelievo che è finito in tribunale per il ricorso di legittimità dei correntisti ciprioti. In Italia una via di questo tipo non era mai stata sperimentata prima. Non vale il precedente del decreto Amato del settembre del 1992 che per difendere la lira dall’agguato internazionale prelevò il 6 per mille (un’inezia, se paragonata al prelievo cipriota) sui conti correnti di tutti i cittadini.

Che conseguenze potrà determinare questo provvedimento che dovrà ora passare al vaglio della Camera? Semplice. Coloro che vantano un conto corrente superiore ai centomila euro preleveranno i soldi e li spartiranno in più banche. Oppure investiranno il surplus in azioni o obbligazioni italiane ed estere. Più difficile con l’aria che tira che si mettano a comprar case, e anche se fosse non capisco cosa ci guadagnino le banche. L’effetto immediato sarà la diminuzione dei depositi bancari. Bella trovata davvero. Anche perché, appena il silenzio si romperà, dilagherà la preoccupazione e la difesa dei risparmi.

Mauro Del Bue Angelo Santoro

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ti ricordi che di quando in quando, nel sottosuolo italiano o dentro le vecchie case, si ritrovavano sacche di vecchie monete, nascoste per non farle rubare da “barbari”, lanzichenecchi o in una delle tante guerre interne? Ebbene, ora accadrà qualcosa di simile. Compreranno oro, coloro che hanno soldi eccedentari i centomila euro, e lo nasconderanno nell’orto o in soffitta.
    Oppure faranno fortuna quegli studi di commercialisti e avvocati che facilitano il passaggio di capitali alle Cayman.
    Qualcuno riscoprirà il vano sotto il mattone….

  2. Non è certo campato in aria l’ipotizzare, come si fa nell’articolo, che quando il provvedimento legislativo diventasse definitivo, si possa avere una diminuzione dei depositi bancari – che tradizionalmente servivano a finanziare il credito, almeno questa era l’opinione corrente tra i non addetti ai lavori – ma ciò potrebbe non avere alcun effetto o riflesso sul “mondo” di chi (famiglie, imprese e attività varie) volesse avvalersi di tali “prestiti” .

    Stando infatti a quanto si è letto oggi sugli organi di informazione, starebbe per arrivare molta liquidità dalla BCE, e se ciò avesse ad accadere il sistema bancario si troverà verosimilmente a disporre di una significativa quantità di denaro per alimentare il “fondo” destinato al credito, e di riflesso il deposito formato dai nostri risparmi può diminuire d’importanza nella determinazione di tale fondo..

    Inoltre, potrebbe semmai capitare che tale liquidità, vuoi che provenga dalla BCE oppure dai nostri risparmi, abbia a ristagnare perché non vi è richiesta da parte delle famiglie e delle imprese, che non si vogliono indebitare per il timore di non poter poi restituire il prestito ottenuto, a fronte del non favorevole momento economico, il che deprimerebbe ulteriormente il “potenziale” dei nostri risparmi, e al riguardo non possiamo ignorare che la stagnazione economica sembra proseguire, nonostante i segnali di ripresa che parevano avvertirsi (non a caso un articolo del Direttore di due giorni fa aveva per titolo “La frenata”).

    Queste sono semplici supposizioni di un inesperto della materia, e dei suoi meccanismi, e potrebbero dunque rivelarsi del tutto infondate – e anche la ripresa economica potrebbe semmai avere accelerazioni inaspettate, con tutte le positive ricadute – ma esprimono in ogni caso l’attuale preoccupazione di chi, tra i piccoli e medi risparmiatori, vorrebbe innanzitutto “difendere” i propri risparmi, nel senso di poter quantomeno mantenere nel tempo il loro potere d’acquisto, e comincia a pensare, anche a fronte di quanto si va via via apprendendo, che per farlo dovrà probabilmente ricorrere ad investimenti abbastanza rischiosi per il capitale, cioè per i propri risparmi, una eventualità che non è certo entusiasmante per chi ha cercato di mettere da parte ”qualcosa” anche per poter far fronte alle imprevedibili evenienze che la vita può riservarci.

    Paolo B. 04.12.2015

  3. L’introduzione del “bail-in” dovrebbe mettere in condizione i risparmiatori di conoscere come agiscono le banche. Per esempio, fanno operazioni speculative? Sono esposte con derivati per quanto? A quanto ammontano i crediti difficilmente esigibili? Ecc. Ecc. Solo così i risparmiatori potranno decidere se lasciare i propri risparmi in quella banca o decidere diversamente. Il risparmio va difeso il questa è responsabilità dello stato. Il cittadino non può nulla e deve essere tutelato.

Lascia un commento