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Opinioni e commenti
 

Se le guerre non ci fossero state…
Pubblicato il 07-12-2015


Sta affermandosi, almeno in molti salotti televisivi, e può avere qualche fondamento, la tesi secondo la quale se l’Occidente non si fosse mischiata favorendo le cosiddette primavere arabe, o non avesse essa stessa ingaggiato guerre in Medioriente, la situazione non si sarebbe così deteriorata e il terrorismo islamico non si sarebbe manifestato in questa opprimente dimensione. Rivolgo a costoro cinque domande, per riflettere insieme, perché le domande non sono affatto retoriche.

1) Quando il terrorismo, col vestito di Al Quaeda, ha frantumato le due torri, con corollario tragico di tremila vittime, non c’erano state né le primavere arabe, né la guerra in Iraq e in Afghanistan. Oggi Kerry sostiene che Al Qaeda é stato definitivamente sconfitto. Resta il fatto che qualche filo di continuità tra il terrorismo di Osama e quello di Al Baghadi è nelle cose. Precedente era stata la guerra per la liberazione del Kuwait del gennaio 1991, promossa dall’ONU. Anche questa, per liberare un paese invaso da un altro, e combattuta praticamente da tutto il mondo, compresa l’Italia che vi partecipò con un suo contingente, viene oggi giudicata controproducente? Un Iraq padrone del Kuwait cosa sarebbe diventato per gli altri paesi arabi e mediorientali?

2) Qualcuno potrebbe dirmi, visto che il fanatismo religioso, la cosiddetta radicalizzazione, sembrerebbe frutto della rivolta alle intromissioni belliche americane e dell’Occidente, perché un paese come l’Arabia Saudita, che non ha conosciuto né invasioni né primavere, é tuttora la nazione ove il fanatismo e la teocrazia, la più sanguinaria, sono al potere, dove il Corano è la Costituzione, dove si è barbaramente uccisi se si è omosessuali, se si è adulteri, se si cambia religione? Semmai il problema qui è opposto. E cioè perché gli Usa continuano a non interferire in un paese così medioevale, anteponendo gli interessi economici e strategici a quelli democratici. E lasciando che questo paese continui a promuovere guerre a senso unico nello Yemen e a sostenere gli estremisti in altri paesi.

3) Siccome si sostiene in taluni ambienti che era meglio prima, cioè quando governavano i vecchi dittatori, si dovrebbe allora prendere atto di chi sarebbe oggi al potere senza quelle guerre. È sicuramente vero che per noi, europei e occidentali, la sicurezza sarebbe maggiore. Ma sarebbe meglio anche per loro, per quei popoli? Lasciamo stare la Tunisia, che oggi è retta da un governo laico e filo occidentale. Saddam Hussein sarebbe ancora il rais iracheno, con Alì il chimico, quello che gasava i curdi, al ministero, Gheddafi sarebbe ancora al suo posto in Libia, ci proteggerebbe, nel modo che facciamo tutti finta di ignorare, da ondate migratorie, Assad sarebbe ancora l’indiscusso dittatore siriano. Lasciamo perdere un attimo anche l’Egitto, che ha conosciuto, dopo Mubarak, un governo democraticamente eletto di carattere islamista, poi cacciato dai militari. In Afganistan ci sarebbero ancora i talebani. Con le esecuzioni allo stadio e le donne che non possono frequentare l’Università. Tutto meglio, vero?

4) Ma se sono meglio i vecchi dittatori allora perché mai appoggiamo la posizione di chi vuole cacciare anche l’ultimo rimasto, e cioè Assad? Perché subordiniamo la guerra per distruggere il Daesh a un accordo politico che preveda la sostituzione del dittatore siriano? Non è contraddittorio?Leggendo sempre l’intervista di John Kerry e quella precedente del presidente del Consiglio italiano, che mi paiono sostanzialmente in sintonia, si intravede nel vertice di Vienna l’apertura della nuova fase per rendere possibile un intervento militare risolutivo contro lo stato terrorista. Eppure sono successivi a Vienna i conflitti tra Russia e Turchia e le discutibili protezioni fornite al regime di Erdogan da parte americana. Gli Usa intendono sconfiggere il terrorismo o la Russia di Putin? Forse è una domanda forte, quest’ultima. Ma ho ancora l’impressione che la cosiddetta coalizione sia scoalizzata e tutt’altro che propensa a combattere unita il nemico comune.

5) Renzi ha fatto un passo avanti con l’intervista al Corriere, manifestando disponibilità a svolgere un ruolo attivo dopo un chiarimento strategico. Eppure già oggi Francia, Germania e Gran Bretagna (compresi tutti i socialisti francesi e tedeschi e una parte di laburisti di impronta blairiana) si sono unite in uno sforzo militare congiunto. Jean Marie Colombani, giornalista e saggista francese, già direttore di Le Monde, non nasconde il suo disappunto (lo aveva già mostrato, seppur non apertamente, lo stesso Vals) per la posizione italiana. Non parla di bombardamenti, ma di coesione europea. Oltretutto adesso che il terrorismo islamista si è insediato in Libia le perplessità degli alleati aumentano. Mi chiedo se questa mancata dimostrazione di solidarietà (così hanno inteso i socialisti francesi la nostra posizione) non rischi, dopo le scelte tedesche e britanniche, di isolare l’Italia. È una preoccupazione infondata?

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Mauro.
    Stai dedicando tanti editoriali sull’Isis. È giusto. Consentimi alcune riflessioni sulle tue argomentazioni
    1°. L’intervento contro Saddam Hussein per la liberazione del Kuwait e l’intervento in Afganistan contro Al Qaeda furono decisi sotto l’egida dell’ONU.
    2°. Successivamente, gli interventi in Iraq e in Libia per debellare le dittature di Saddam Hussein e Gheddafi sono stati interventi mascherati per esportarvi la Democrazia, ma in realtà per tutelare gli interessi o acquisire i benefici legati ai giacimenti petroliferi. Faccio presente che contemporaneamente a queste due dittature erano esistenti quella di Assad ed altre sparse nel Medio Oriente e nel Pianeta (la Cina comunista la consideriamo una democrazia?). Per queste altre realtà non sarebbe valso lo stesso concetto di esportazione della Democrazia?? Le conseguenze che stiamo vivendo a seguito di quelle azioni ci fanno oggi affermare che le democrazie non si esportano.
    3°. Quella dell’Isis si è rivelata sin dall’inizio una guerra per affermare l’egemonia della sua interpretazione dell’Islam sulle altre quali la sunnita, la sciita , etc.. Quest’analisi è confermata dalle stragi compiute dall’Isis verso tante popolazioni mussulmane indifese. A differenza di queste popolazioni musulmane e di quelle occidentali che danno un valore alla vita, questi dell’Isis danno invece un valore alla morte per cui il sacrificio della vita diventa un premio da destinare alla causa e al godimento di una nuova vita in nuovo Eden. Sono combattenti diversi da quelli tradizionali che si servono anche di Kamicaze nei nostri territori. Non è possibile pertanto prevedere una guerra convenzionale contro l’ISIS.
    4°. Negli attuali focolai di guerra in cui è coinvolta l’Isis, le posizioni della Russia, degli Usa, della Turchia,dei Curdi, della Siria, dell’Egitto, dell’Arabia Saudita e degli Emirati,dei due Stati libici, della Francia ed altri stati europei, sono dettate da interessi e finalità diverse ed anche contrapposte.
    Se si vuole paragonare l’Isis al Nazismo, è necessario che chi sia orientato in tal senso, unifichi i suoi obiettivi e interessi sotto l’egida dell’ONU e che contemporaneamente venga individuata una visione del cosa fare dopo l’intervento militare allargato a tutti i Paesi che vi hanno aderito. Nel frattempo l’intervento più concreto è quello di un embargo planetario a tutte le fonti di sostegno politico ed economico e alla neutralizzazione delle fonti energetiche sui territori occupati dall’Isis.
    Nei tempi antichi molte guerre sono state vinte dopo un lungo assedio costringendo alla resa il nemico per la fame e per la sete.
    Secondo me non si tratta quindi di essere interventisti o meno, ma sapere come intervenire, con quali obiettivi e quando.
    Fraternamente, Nicola Olanda

  2. Se veramente vogliono combattere l’IS bisogna tagliare le fonti di finanziamento, Non sarà facile, neppure trovare un accordo, poiché dietro l’IS ci sono troppi interessi “occidentali”.

  3. Mi soffermo sulla parte conclusiva dell’articolo del nostro direttore, come sempre approfondito ed essenziale: ossia la domanda se la preoccupazione dell’isolamento dell’Italia per una mancata partecipazione diretta alla guerra sia fondata o meno.
    Credo che sia fondata, ma penso che Renzi abbia fatto bene a prendere questa posizione: è stata una scelta di coraggio (non sono renziana, anzi mi colloco tra i gufi).
    Sappiamo tutti quali risultati diano i ombardamenti “chirurgici”, dove i civili muoiono e i militari stanno per lo più al sicuro. Forse, evitando i bombardamenti, eviteremmo anche ondate di profughi, povera gente che ha perso tutto e non sa più cosa fare e dove andare.
    E se provassimo a gettare coi paracadute delle derrate alimentari? Franco, durante la guerra di Spagna, quando occupava un villaggio, distribuiva quintali di pane e acquisiva consenso. Non lasciamo che sia il Califfato a distribuire i soldi delle sue ruberie e a far proseliti. Rischiamo di trovarceli in casa.
    E poi, le guerre si vincono occupando i territori, non svolazzandoci sopra. Si tratta di vedere chi dovrà andare a combattere. A mia modesta opinione questo dovrebbe essere un dovere per tutti i siriano e altri profughi; a 20 o 30 anni si deve combattere per ricostruire la propria patria, anche col nostro aiuto.

  4. Io credo che dovremo insignire del titolo di eroi della Patria i coraggiosi che ieri sera hanno assistito alla prima della Scala. Tanto sprezzo del pericolo è veramente eccezionale e sarebbe stato gradito da Mameli: Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Così si risponde al terrorismo: la cultura, la musica, i musei, la bellezza della vita, il multiculturalismo naturalmente, in una società di liberi, eguali e felici. Noi siamo superiori a quelle bassezze. Peccato che i combattenti islamici non siano d’accordo. Viva l’Italia.

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