martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Segnali dalla Spagna. Renzi: “Sembra l’Italia di ieri”
Pubblicato il 21-12-2015


Elezioni-Spagna-strada-2-675-675x275All’indomani del tanto atteso voto spagnolo, l’unica certezza è che nessuno ha vinto, in quella che è stata una gara tra primi. Lo scarto è stato minimo e ad emergere è ancora una volta, come in altre tornate elettorali europee, il movimento e Partito di protesta, Podemos.

Ma la Spagna resta comunque un ottimo specchio su cui l’Europa in generale e l’Italia in particolare riflette. “Le elezioni politiche spagnole confermano la fine del sistema nato nel secondo dopoguerra. Due dati: la sconfitta del Ppe di Rajoy, con una perdita netta di seggi rispetto alle ultime elezioni, e il risultato dei movimenti radicali e populisti, una ‘terza forza’ ormai presente in tutta Europa, segnalano le difficoltà del bipartitismo. Italia inclusa. Il Psoe è riuscito a contenere l’avanzata delle forze antisistema, specie in regioni strategiche come l’Andalusia”. Commenta così il segretario del Psi, Riccardo Nencini, i risultati delle elezioni politiche in Spagna di ieri. Il partito che ha preso il maggior numero di voti è stato il Partito popolare del Premier uscente Mariano Rajoy, che ha toccato quota 28,7%, ottenendo 123 seggi. Al secondo posto si sono piazzati i socialisti del Psoe, 22% di consensi e 90 seggi. A ridosso del centrosinistra di Pedro Sanchez c’è Podemos, il partito populista e dell’antipolitica, che è riuscito ad assicurarsi 69 seggi con il 20,7% dei voti.

“Se la sinistra socialista europea non difende i pilastri che ancora oggi la rendono diversa dalla destra, a cominciare da politiche più incisive nella lotta alla povertà, rischia di rinunciare alla sua funzione”, ha aggiunto Nencini. “Una ragione in più per ripensare la legge elettorale. Una ragione in più perché il Pse convochi rapidamente un Congresso straordinario. Per ridefinire una missione comune e obiettivi condivisi”.
L’incertezza che ha partorito la Spagna non riguarda infatti il solo PSOE di Sanchez, ma pone dei seri dubbi anche al Partito socialista europeo. La linea portata avanti dal leader del Psoe, all’indomani dei risultati elettorali, è quella del dialogo e dell’accordo “per difendere gli interessi generali della Spagna”.

“La Spagna ha votato per il cambiamento. Ora sta al Pp cercare di formare un governo ma i socialisti voteranno ‘no’ a Rajoy e al Pp”, ha chiarito Cesar Luena, uno dei big del Psoe. Probabilmente quindi i socialisti spagnoli adotteranno la stessa soluzione dei loro omonimi iberici: i portoghesi. Si profila infatti un asse anti-Rajoy tra socialisti e Podemos, così come avvenuto in Portogallo contro un Governo di destra. È soprattutto il numero uno di Podemos, Pablo Iglesias, a dominare il ‘day after’, a tentare la strada di un’alleanza con i socialisti annunciando a gran voce che Podemos “non permetterà né attivamente né passivamente un governo del Pp” e sollecitando una “transizione” che porti “a un compromesso storico”. Iglesias ha poi significativamente annunciato un giro di consultazioni con le altre forze politiche.

Annunci ed echi che rimbombano in Italia, e che ricordano le elezioni del 2013 quando il M5S non ebbe il premio di maggioranza solo grazie al voto degli italiani all’Estero e Bersani annunciava: “Abbiamo ‘non’ vinto”. A ricordare l’Italia di ieri è proprio il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “È la Spagna di oggi, ma sembra l’Italia di ieri. Di ieri perché ora abbiamo cancellato ogni balletto post-elettorale. Sia benedetto l’Italicum, davvero: ci sarà un vincitore chiaro. E una maggioranza in grado di governare. Stabilità, buon senso, certezze. Punto”.
Renzi tenta tuttavia di non commentare l’avanzata di un Partito come Podemos che mette in discussione le politiche europee e nello stesso tempo rispolvera i valori di una sinistra sempre più in difficoltà come il Psoe.

“Italicum – afferma orgoglioso Renzi – che, lo ricordo, funziona così. Con la nuova legge elettorale, approvata su impulso del nostro governo a maggio 2015, ci sarà un vincitore chiaro. E una maggioranza in grado di governare. Stabilità, buon senso, certezze. Punto”. Quanto al senso del voto spagnolo, che segue quelli di Portogallo e Grecia, per Renzi bisogna “capire se l’Europa si renderà conto che una miope politica di rigore e austerità non ci porta da nessuna parte. Questo dirò nei prossimi mesi. Spero in compagnia più numerosa” per “una battaglia contro l’Europa, ma per l’Europa”, difendendo anche “l’interesse dell’Italia”.

Come in una sfera di cristallo, il riflesso delle elezioni spagnole viene interpretato diversamente, a seconda dei casi.
Per esempio, per il leader della Lega, Matteo Salvini “tutte le ultime elezioni, dalla Francia alla Spagna, dicono che la gente vuole tornare contare e riscoprire l’orgoglio” che in Italia è stato “svenduto dai Monti, dai Letta e dai Renzi. Questa sarà la battaglia con la ‘B’ maiuscola: che l’Italia torni a essere Italia. A contare, a decidere, ad accogliere chi vuole accogliere, espellere chi vuole espellere e gestire le sue banche senza diktat folli”.

Eppure negli altri Paesi europei, Francia in testa, i musulmani non vengono presi di mira come dalla Lega di Salvini. Dalle dichiarazioni di Donald Trump sui musulmani hanno preso le distanze quasi tutti i leader delle destre europee.
“Io difendo tutti francesi in Francia, indipendentemente dalla loro origine, qualunque sia la loro religione”, ha affermato Marine Le Pen. Il portavoce degli affari esteri per il Partito popolare danese, Soren Espersen ha anche criticato la proposta Trump scorsa settimana: “È stupido. Dice le cose più folli, ma questa deve essere una delle cose più folli che abbia mai detto”.
“Penso che con questo commento è andato troppo lontano”, ha dichiarato Nigel Farage, leader del UKIP, partito anti-immigrati. E persino il movimento tedesco Pegida ha preso le distanze da Trump.

Maria Teresa Olivieri

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