sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spagna, vince Rajoy, ma non ha i voti per governare
Pubblicato il 20-12-2015


Mariano Rajoy

Il premier Mariano Rajoy (Pp)

Sondaggi confermati con Mariano Rajoy, il premier uscente, che conquista il primo posto (28,6%), seguito dal PSOE (22,3%), Podemos (20,7%) e Ciudadanos(13,7%). Rajoy e il Partito Popolare hanno vinto, ma non hanno ottenuto voti e seggi sufficienti per dare vita a un governo che dovrà necesseraiamente essere di coalizione. La partecipazione al voto è stata altissima e ha sfiorato l’80% dei 35 milioni di spagnoli aventi diritto. Il Partido Popular di Rajoy aveva una maggioranza assoluta in Parlamento conquistata nel 2011 con 186 deputati. Il bipartitsmo in Spagna che ha sempre consentito di dare vita a maggioranze robuste dalla morte del dittatore Franco in poi, è finito definitivamente col voto di oggi e il panorama politico si presente frastagliato come mai è stato.

Le proiezioni assegnano al Pp 122 deputati sui 350 delle Cortes, 91 al Psoe, 69 a Podemos e 40 a Ciudadanos. Gli altri partiti minori – nazionalisti e Izquierda Unida – ottengono tutti insieme 28 seggi.
Una situazione che dovrà ora tentare di sbrogliare il giovane re Felipe VI, tentando di facilitare una soluzione politica che eviti un ritorno anticipato alle urne che non sarebbe in grado neppure di garantire un risultato migliore. Per ora la strada che apper più probabile è quella di una ‘grosse-koalition’ alla tedesca fra Pp e Psoe, soluzione già da tempo ipotizzata dall’ex-premier socialista Felipe Gonzalez e non esclusa dallo stesso Rajoy, che servirebbe a garantire stabilità a un Paese uscito con le ossa rotte dalla crisi che ha investito prima gli Usa e poi l’Europa.Elezioni Spagna dic 2015

Le elezioni politiche di oggi segnano la nascita di una “nuova Spagna” e l’inizio di una “nuova transizione” politica, ha detto il numero due di Podemos Inigo Errejon. Il paese che si sveglierà domani, ha aggiunto, è “un’altra Spagna”. Il partito “sarà all’altezza delle ansie di cambiamento della nostra gente”. Podemos, ha detto ancora il numero due, “sarà lo strumento politico fondamentale perché in Spagna si chiuda la porta alla corruzione e alla diseguaglianza”.

Se non si arrivasse alla soluzione della Grosse-Koalition, non sarebbe facile neppure dare vita a un governo basato su una maggioranza di Podemos e Psoe con la sinistra radicale. Podemos con Pablo Iglesias, chiede un nuovo modello di sviluppo per la Spagna e per l’Europa e, almeno sulla carta, difficilmente può scendere scenderà a patti con i socialisti. C’è da dire però che Iglesias è conosciuto anche per la sua elevata spregiudicatezza e per le svolte politiche di 180 gradi.
Quanto a un accordo tra il Pp di Rajoy e i Ciudadanos di Albert Rivera, non ci sono i numeri e comunque, quest’ultimo fino a ieri ha escluso alleanze di legislatura con i popolari e ha fatto sapere che tutt’al più potrebbe consentire con l’astensione la nascita di un governo di minoranza del Pp. Ciudadanos governa in Andalusia con i Socialisti e nella regione di Madrid con i Popolari.

Il prossimo governo ha davanti complicarti nodi da sciogliere cominciando dalla richiesta di indipendenza della Catalogna, di una ripresa economica che non può più affidarsi al boom del mattone e che dovrà negoziare con l’Ue maggiore flessibilità sul risanamento del bilancio pubblico.

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