lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Salvataggio banche, è rimpallo tra Ue e Governo
Pubblicato il 23-12-2015


BancheContinua il rimpallo delle responsabilità e le precisazioni in punta di diritto, su quanto accaduto col salvataggio delle quattro banche italiane salito alla ribalta della cronaca per il drammatico suicidio di un risparmiatore che aveva visto svanire tutti i suoi soldi e per il possibile conflitto di interessi della ministra Maria Elena Boschi (ma l’Antitrust oggi lo ha escluso, ndr), il cui padre era vicepresidente di una delle banche coinvolte nel crack. Per Bruxelles il ricorso imposto al fondo interbancario (privato) dal Governo italiano si configura come aiuto di Stato mentre da Roma si sostiene il contrario.

“Riteniamo non ci sia contraddizione tra le direttive” per la risoluzione delle banche e quella per la tutela dei depositi. In una lettera resa nota oggi, i commissari Ue Hill e Vestager, scrivono al ministro Pier Carlo Padoan, che l’uso del fondo di garanzia dei depositi rientra nella materia degli aiuti di Stato e fa scattare la risoluzione. “Se uno Stato membro opta per lo schema di garanzia dei depositi per ricapitalizzare una banca” allora “è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di Stato”. Quindi “se la valutazione porta a concludere che l’uso di questo schema è aiuto di Stato, scatterà la risoluzione della direttiva Brrd (quella sulla ristrutturazione degli istituti di credito, ndr)”. Al contrario se è “un puro intervento privato” non scatta la risoluzione.

A sua volta la Commissione Ue, di seguito alla lettera, ha precisato che “l’intervento da parte di schemi di garanzia obbligatori” imposti dallo stato alle banche già in passato sono “stati considerati aiuti di stato”, mentre “se altre banche decidono da sole di intervenire in un meccanismo pienamente privato, questo esula dall’ambito del controllo Ue sugli aiuti di stato”. Il fondo interbancario tutela i depositi italiani, con lo stato che impone alle banche di contribuirvi, rientra così negli aiuti di stato.

Nella loro lettera i commissari Hill e Vestager , spiegano che i “contatti” sul salvataggio delle 4 banche tra Bruxelles e Roma “sono cominciati a maggio”, e la “cooperazione tra i nostri servizi è stata costruttiva, e vorremmo esprimere il nostro apprezzamento” spiegando che la loro intenzione “durante questo processo” era di “fornire guida e supporto alle autorità italiane per trovare rapidamente soluzioni pragmatiche e corrette”.

La lettera dei commissari Hill e Vestager “spiega che si applicano le regole Ue sugli aiuti di stato e la direttiva sulla risoluzione delle banche” e l’uso dello schema obbligatorio di garanzia dei depositi non fa eccezione”. Così le precisazioni della Commissione Ue, ricordando che “c’è anche una semplice logica soggiacente” alla missiva: “il sostegno pubblico deve arrivare solo in ultimo ricorso”, altrimenti le regole Ue che salvaguardano i contribuenti “potrebbero essere facilmente aggirate”.

Intanto la Commissione ha concluso le indagini sul salvataggio di un’altra banca italiana, la Tercas, con gli aiuti del fondo interbancario, giungendo alla conclusione che si tratta di “aiuto di Stato incompatibile” e l’Italia inoltre non ha presentato un piano di ristrutturazione. Va bene dunque se ora le banche private hanno deciso di intervenire volontariamente. L’intervento nel luglio 2014 del Fondo interbancario di tutela dei depositi da 300 mln di euro per favorire l’acquisto da parte della Banca Popolare di Bari, è stato condotto “per conto dello Stato italiano” senza neppure che venisse notificato a Bruxelles, e l’assenza di un piano di ristrutturazione “ha impedito alla Commissione di valutare se fosse possibile ripristinare la redditività a lungo termine” della Tercas “nonostante gli eventuali sforzi profusi da Banca Popolare di Bari dopo la sua acquisizione”.

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