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Opinioni e commenti
 

The Bassarids, l’interpretazione moderna di Euripide al Costanzi
Pubblicato il 07-12-2015


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The Bassarids, le Menadi

Con un’opera intensa, estremamente moderna, a firma di Hans Werner Henze su testo dei poeti W.H. Auden e Chester Kallman, tratta da “Le Baccanti” di Euripide, riparte la stagione 2015/’16 del Teatro dell’Opera di Roma. A cinquant’anni esatti dalla sua composizione (1965) “The Bassarids” l’opera è di scena a Roma per la prima volta in un allestimento totalmente rinnovato a firma Mario Martone.

“Un teatro che ha finalmente il coraggio di aprire la stagione con un’opera del secondo Novecento, di un autore – parole del regista – che ho sempre amato come Henze e su un libretto che mi consente di continuare il mio lungo viaggio nella tragedia greca (un viaggio che proprio a Roma ha avuto delle tappe fondamentali come Edipo re e Edipo a Colono)… con un testo tra i più misteriosi e perturbanti, che scava nel disordine indomabile che è dentro ogni essere umano e dunque dentro ogni società. Saranno proprio i due piani, quello interiore e quello politico, che cercherò di mettere in scena nello spettacolo”.

Tutta l’orchestra del Costanzi e la impeccabile ed appassionata direzione del Maestro Stefan Soltesz, unite alla magia del coro diretto da Roberto Gabbiani, con movimenti coreografici di Raffaella Giordano e costumi moderni di Ursula Patzak apportano a questo allestimento la singolarità di aver coniugato in chiave manicheistica i tempi poco decifrabili che socialmente stiamo attraversando.

La storia de Le Baccanti è arcinota e truculenta. Euripide si è divertito nel porre in conflitto con i loro miseri bisogni e dissoluti piaceri uomini e dei, coreografando una serie di scontri che vede nella città di Tebe l’epilogo a tutte le meschinità: il sacrificio è totale e nessuna catarsi è possibile sia sostenuta dall’Olimpo che voluta dagli uomini.
L’evento è in prima nazionale nella città capitolina, in lingua inglese con sovratitoli in italiano, dal 27 novembre con 5 repliche fino a giovedì 10 dicembre. In palcoscenico un cast internazionale: Ladislav Elgr (Dionysus), Russell Braun (Pentheus), Mark S. Doss (Cadmus), Erin Caves (Tiresias), Andrew Schroeder (Capitano della guardia reale), Veronica Simeoni (Agave), Sara Hershkowitz (Autonoe) e Sara Fulgoni (Beroe).

La pomeridiana di sabato 5 tra gli ospiti ha annoverato anche l’ex presidente Napolitano e signora, con numerose presenze di riguardo che hanno affollato platea e palchi come avviene per le grandi occasioni.
Indubbiamente l’originale scenografia a quadro unico, con nel fondale uno specchio deformante inclinato, la buca al centro che “inghiotte” e “rigurgita” interpreti e comparse, le Menadi, (dette anche Baccanti) che invadono il palcoscenico seminude con i loro corpi in atteggiamenti orgiastici, invasate dal dio Dionisio, emblema della forza vitale, e un’atmosfera sanguigna, sorretta dal colore rosso vinaceo della scena, danno una forte colorazione all’opera, nella quale sangue e tragedia fluiscono in un solo accadimento: l’attesa della vendetta e della morte.

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The_Bassarids. Veronica Simeoni (Agave) e Russell Braun (Pentheus)

Gli applausi finali, lunghi e scroscianti per degli interpreti eccezionali, dalle voci limpide, tonalmente equilibrate e vibranti (nessuno escluso) e per una musica bella e fruibile subito, sono la concreta approvazione di una messa in scena di valore, vivibile senza intervallo con oltre due ore di rappresentazione.

Certo, per gli appassionati di duetti, arie e romanze romantiche, tutto questo appare poco appetibile: pazienza, tutto non si può avere! Ogni intervento canoro nell’opera si vive, per quanto ben armonizzato, “distante” l’uno dall’altro, a fotogrammi selezionati, organizzati come per un promo tutto da condividere.

Guerrino Mattei

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Commenti all'articolo
  1. grazie per la segnalazione e la recensione: nel silenzio pressoché totale dei quotidiani leggere Guerrino Mattei è consolante: una sola piccola osservazione, se permessa: perché non un commento sulla partitura? sul fatto che Russell Braun/Pentheus per i primi tre movimenti pare canti in se e per se stesso salvo risvegliarsi solo nello stupendo I look into eyes… tutti hanno scritto di Martone che si diverte a usare gli specchi e a tingere di rosso l’intera opera, nessuno purtroppo rammenta come Henze abbia musicalmente strutturato il contrasto Pentheus/Legge – Dionisos/Istinto estatico caratterizzandoli con un’alternanza di declamazione e serie dodecafoniche (per Pentheus) e melopee e danze ritmiche (per Dionisos): che in sala fosse sia Napolitano è usuale: avviene anche a SantaCecilia; che alla Prima non fosse presente alcuna autorità nazionale solo Tronca mi pare meritevole di appunto. grazie!

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