martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Saltimbanchi
Pubblicato il 15-12-2015


I nomi delle strade sono un deposito della memoria. C’è sì un’abbondanza di santi, di protagonisti del Risorgimento, di musicisti, pittori, scultori, benefattori ma, se guardate bene, non vi sfuggiranno le vie dedicate a donne e a uomini che hanno governato lo Stato e rappresentato la nazione. Nomi e cognomi che rappresentano una storia. Anzi, la storia d’Italia. Spesso si tratta di storie che dividono. L’unità italiana venne raggiunta contro i cattolici, i primi governi post unitari si mossero abbondando in baionette e palle di cannone contro socialisti e repubblicani, De Gasperi venne a lungo ritenuto indegno di guidare il Paese – ‘il re dei forchettoni’, urlava la propaganda comunista -, Togliatti un esecutore degli ordini di Mosca e per giunta finanziato da Mosca, per tacere il ruolo avuto nell’Unione Sovietica delle purghe staliniane.
Cosa facciamo? A seconda di chi vince le elezioni comunali rivediamo larga parte della toponomastica italiana? Oggi abiti in via Rossi, cinque anni dopo in via Neri e dieci dopo di nuovo in via Rossi? O non dovremmo finalmente imboccare la strada maestra riconoscendo, come deve essere, dignità di statisti anche a coloro dei quali abbiamo combattuto le idee, ma che si sono rivelati importanti nel rendere l’Italia più civile, più libera e più autorevole nello scacchiere internazionale?
Lo dico ai sindaci democratici di Lissone e di Loceri che stanno conducendo una campagna per cancellare il nome di Bettino Craxi da due piazze dei loro comuni. Adottando quel criterio, ciascuno di noi potrebbe obiettare su una quantità di intitolazioni (o di mancate intitolazioni), addirittura sull’uso di alcuni santi che ebbero vite travagliate prima di raggiungere la gloria. Sarebbe un errore. Un gravissimo errore.
I francesi, nonostante i morti provocati dalla rivoluzione in Vandea e altrove, non si sono mai sognati di rinunciare a una parte straordinaria della loro storia infissa nelle strade e nelle piazze. Sarebbe come togliere a Saramago il premio Nobel per la letteratura perché inneggiò al regime castrista che deteneva ingiustamente nelle carceri cubane un certo numero di dissidenti. Resta comunque un grande scrittore!
Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Il segretario obbietta? lasciamolo obbiettare fin che può.
    Altri eseguono e continuano la pulizia verso i socialisti e noi senza dignità politica e autonomia siamo ancora con il piattino ai loro piedi.
    E’ vergognoso che un partito di grande tradizione dopo 24 anni sia ancora allo 0, . Cambiano i timonieri ma la somma non cambia. Restare a difendere il proprio orticello non serve ai socialisti e anche agli italiani.
    Se il nuovo congresso deve essere una farsa non fatelo i socialisti non perdoneranno i fautori della continuazione di questi anni condotti con insufficienza politica e autodistruzione.
    Saluti da un iscritto critico.
    Buon Natale
    Pasquale Claps

  2. Caro Segretario, anche in questa occasione esprimi un giudizio chiaro, pacato che oltre a far riflettere i due sindaci settari, dovrebbe far riflettere i dirigenti politici del partito a cui appartengono.
    Da parte nostra, sarebbe opportuno dedicare un po di tempo ad analizzare la Figura di Bettino Craxi e fare un’opera di verità sul suo operato.
    Ai compagni del P.d, dobbiamo dire, che se c’è qualcuno che si deve vergognare del proprio passato, non siamo noi, ma loro.

    BUON LAVORO SEGRETARIO
    Contraccambio gli AUGURI di Buon Anno.

    AVANTI TUTTA.

  3. giuste considerazioni che forse non saranno comprese dal PD; i vertici del PD risponderanno, se rispondono, che è la scelta autonoma della base (per chiamarsi fuori); la base risponderà che la scelta rispecchia il sentimento degli iscritti e dei cittadini che li hanno votati; quindi ?? Suggerirei una presa di posizione più ufficiale, magari a nome di tutta la segreteria, e renderla pubblica. buone feste e buon anno

  4. Carissimo Riccardo
    Bettino Craxi era e rimane storicamente un grande uomo di progresso che si è dovuto misurare e scontrare contro dei grandi blocchi conservatori sia in campo ideologico che su quelli economico e sociale.
    Rappresentando la spinta e l’interprete del cambiamento doveva essere eliminato dal Sistema. Al di fuori di una ristretta cerchia di famigliari e di vecchi compagni, chi ne conosce i meriti non ha però il coraggio di portarli alla luce, e chi potrebbe venirne colpito o privato nei suoi interessi, continua nella sua strategia d’infamia. Non a caso Craxi fu un cultore della Storia e dei cimeli garibaldini. Garibaldi fu definito l’eroe dei due mondi per avere lottato per la libertà e l’indipendenza dei popoli su due Continenti. Altrettanto fece Craxi per denunciare e contrastare le storture del Comunismo, aiutando anche economicamente i rappresentanti delle vittime delle dittature di quelle popolazioni in lotta per la loro libertà e indipendenza.
    Le Risorse derivanti dai finanziamenti illeciti alla politica, oltre che per le attività di un Partito democratico furono destinate da Craxi a tante cause per la Libertà.
    Per difendere l’Europa dal Comunismo sovietico e preservare il sacro diritto all’autonomia e indipendenza dell’Italia, non esitò a orientare i missili da Comiso verso l’Urss e a schierare i nostri carabinieri contro i marines americani a Sigonella.
    Sulle targhe a Lui dedicate oltre alla definizione di Statista occorrerebbe aggiungervi quelle di patriota e apostolo della libertà.
    Con grande tristezza ho avvertito, anche in ambienti socialisti, atteggiamenti e dichiarazioni di chi in vari modi ha voluto estraniarsi da un coinvolgimento nella storia e nelle vicende che con Craxi aveva condiviso.
    Craxi li ha chiamati extraterrestri, la Storia li definisce i voltagabbana. Parte dei suoi avversari li definirei infami per avere sottaciuto le verità di un Sistema corruttivo a cui avevano partecipato in misura superiore e con fini meno nobili di quelli di Craxi.
    Quanti socialisti a livello parlamentare, regionale, comunale, nelle Federazioni e nella Direzione del Partito s’impegnano o sono disposti a battersi per un riconoscimento tangibile come una piazza o una via intestata a Craxi??
    Carissimo Riccardo:
    ti rivolgo lo stesso invito che, con analogo commento ho fatto al Direttore dell’Avanti: come Segretario del PSI e custode della sua Storia e della Memoria dei suoi protagonisti, Proponi che i nostri parlamentari prendano l’iniziativa in Parlamento di far sottoscrivere, assieme agli ex socialisti del centro destra e del PD, un’interpellanza di denuncia sui fatti di Lissone e Loceri .
    Se si arrivasse ad un’interpellanza comune fra Socialisti collocati su sponde diverse, oltre a essere un fatto che avrebbe risonanza nei media e nell’opinione pubblica, potrebbe rappresentare anche un segnale utile a stimolare una ricomposizione della diaspora socialista.
    Fraternamente, Nicola Olanda

  5. Sul dedicare una strada alla memoria di Craxi ci sono altri precedenti, nel corso di questi anni, che comprovano come a sinistra vi sia scarsa benevolenza, per usare un eufemismo, verso l’autonomia socialista e chi ebbe ad interpretarla con determinazione ed autorevolezza.

    Questo ennesimo caso di “ostilità” porta a ritenere che i socialisti debbano affrancarsi da condizioni che possono divenire umilianti, ed apparire tali anche agli occhi dell’elettorato, il che non giova certamente all’immagine e alle sorti di un partito.

    Alla base resta il problema di riacquistare un minimo di forza numerica, appunto per essere “rispettati”, ma credo che se non viene affrontato il nodo delle alleanze, stante il vigente sistema elettorale, anche la riunificazione della “diaspora” socialista potrebbe poi rivelarsi di fragile tenuta alla prova dei fatti, e non in grado quindi di imprimere la svolta auspicata.

    Diverso sarebbe invece il discorso se l’obiettivo comune della nostra “ricomposizione” diventasse quello di riportare il sistema di voto verso il criterio proporzionale, perché su questa linea potrebbe esservi una larga, se non totale, convergenza di tutta la “diaspora”, che si muoverebbe dunque in maniera compatta.

    A prima vista può apparire come una sfida impensabile, e anche impossibile, visto come sono andate fin qui le cose, che sembrano appunto tendere al bipartitismo, andando quindi oltre allo stesso bipolarismo, ma c’è un segnale non irrilevante che arriva dalle recenti elezioni francesi, e da quanto sembra profilarsi in quelle spagnole, dove le odierne notizie di stampa ipotizzano l’affermarsi di ben quattro formazioni (pur se le rispettive percentuali saranno verosimilmente diverse)..

    Se anche quest’ultima eventualità avesse a succedere, potrebbe significare che, almeno in questa zona di Europa, vi siano o rispuntino orientamenti abbastanza favorevoli al proporzionale – forse perché la sola presenza di pochi grandi partiti non riesce a rappresentare in modo compiuto le idealità ed aspettative dell’elettorato – e varrebbe pertanto la pena di non lasciar cadere da parte nostra una tale “indicazione”, pur se occorrono probabilmente alcuni correttivi rispetto al passato, vedi ad esempio la introduzione della “sfiducia costruttiva” o di altri meccanismi che rafforzino l’Esecutivo.

    Del resto il cosiddetto “maggioritario”, specie se irrobustito col premio di maggioranza, è stato sempre considerato come il sistema che accelera e semplifica i processi decisionali, e guardato quindi con favore, ma l’esperienza ci dice anche che la capacità di prendere decisioni non è sempre legata ai numeri ma piuttosto al temperamento e alla personalità di chi guida un Paese, come la stagione craxiana ci ha ampiamente dimostrato, e sempre l’esperienza ci insegna che all’interno dei grossi partiti possono formarsi “minoranze” e financo “opposizioni” che ridimensionano per così dire la portata del “maggioritario” stesso, tanto da poter legittimamente riconsiderare il sistema proporzionale.

    Paolo B. 19.12.2015

  6. Craxi e solo IL CAVALLO DI TROIA al negativo.
    Pensiamoci solo un attimo: attaccando Craxi ed eliminando la sua memoria non si fa altro che perpetrare quello che la teoria dei Magistrati milanesi, Borrelli in testa, ma tutti fino a Di Pietro, avevano tentato di fare. Criminalizzare i socialisti sull’onda di un disperato tentativo di coinvolgere i partiti veri della sinistra alla catastrofe del sistema sovietico.
    Non si poteva certo consentire, in Italia che i socialisti potessero avere RAGIONE, avvalorando quanto allora Terracini e Ravera avevano ammesso.
    Craxi, con tutti i limiti che poteva rappresentare aveva aggregato una formidabile truppa di CAPACI, che ceretamente gli sarebbe stata fedele finché lui fosse stato forte.
    E’ stato semplice quindi far morire Sansone, ben sapendo che i filistei avrebbero trovato comunque casa anche fuorim dall’ideale socialista. Per paura od opportunismo.
    La storia dei socialisti italiani diveva quindi essere distrutta e quello era il momento gìusto.
    Ovvio quindi che oggi, nel momento in cui i meriti di Bettino vengono a galla, si tenti di farlo dimenticare. Non perché sia lui ad essere dimenticato. Perché il socialismo ITALIANO venga dimenticato.
    Tutto qui, e mi meraviglio che i nostri dirigenti non l’abbiano capito. Vero Riccardo?
    Buone feste e felice anno nuovo; che sia migliore di qualsiasi anno passato ( come desiderava il pessimista Leopardi)

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