lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA RAF CONTRO L’ISIS
Pubblicato il 03-12-2015


Tornado 2 gbMentre i primi Tornado britannici cominciavano a bombardare le posizioni dell’Isis in Siria dopo il via libera della Camera dei Comuni, lo scontro tra Putin ed Erdogan si arricchiva di un nuovo capitolo. “Se pensano di cavarsela con quattro pomodori, si sbagliano”. Non c’è andato giù tenero il presidente russo Valadimir Putin con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, lasciando intendere che l’abbattimento del jet russo sui cieli della Siria a opera di un F-16 turco costerà al Governo di Ankara, qualcosa di più che le semplici sanzioni. Una minaccia che potrebbe essere spiegata alla luce delle pesanti accuse, con tanto di foto satellitari, lanciate ieri da Mosca al presidente turco, ai suoi famigliari e al più stretto entourage, di contrabbandare il greggio dell’Isis non solo per sostenere il Califfato, ma anche per ricavarne un guadagno economico personale. Un attacco che va dunque oltre il perimetro delle relazioni tra i due Paesi e che sembra diretto a indebolire l’immagine interna di Erdogan che proprio nelle ultime elezioni – grazie anche a una campagna in cui ha radicalizzato al massimo le posizioni politiche utilizzando un supposto pericolo curdo per la sicurezza dello Stato – ha ottenuto una straripante vittoria mancando per un soffio la maggioranza assoluta dei seggi.

"I Rockfeller di Raqqa: come l'IS contrabbanda il suo petrolio"

“I Rockfeller di Raqqa: come l’IS contrabbanda il suo petrolio”

“Se qualcuno pensa – ha detto oggi Putin nel suo discorso alla nazione – che la reazioni della Russia saranno limitate alle sanzioni commerciali, si sbaglia di grosso”. “Non dimenticheremo l’abbattimento del jet russo” perché la leadership turca è responsabile per la morte dei militari russi in Siria. A ruota il ministro dell’energia russo Aleksandr Novak, ha aggiunto che i negoziati per il gasdotto russo-turco Turkish Stream sono sospesi e che resta aperta anche la questione della costruzione della prima centrale nucleare turca. Un altro nodoso bastone lo ha agitato nelle stesse ore il consigliere presidenziale per la cooperazione tecnico-militare Vladimir Kozhin comunicando che Mosca ha cominciato a fornire all’Iran i sistemi di difesa anti aerea S-300.Un comunicato che segue di pochi giorni – subito dopo l’abbattimento del Sukhoi SU-24 – la notizia della fornitura alle basi russe in Siria delle batterie di S-400, come a dire che Ankara deve stare ora molto attenta ai suoi aerei.

Alle accuse russe Erdogan ha risposto oggi che è la Russia che commercia petrolio con l’Isis e che la Turchia ha le prove del coinvolgimento russo nel contrabbando di greggio.

Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov aveva affermato ieri che Erdogan e la sua famiglia, nonché le più alte autorità politiche della Turchia sono coinvolti nel “business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq. Antonov ha quindi definito la Turchia “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”. La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

I proventi dell’Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l’anno, sostiene Antonov, precisando che i jihadisti si servono di questo denaro “per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti”. Decisa la presa di posizione del Pentagono. “Rifiutiamo categoricamente l’idea – ha commentato il portavoce Steve Warren – che la Turchia stia lavorando con l’Isis. La Turchia partecipa attivamente ai raid della coalizione contro i jihadisti”.

Al di là delle smentite ufficiali, restano pero le perplessità sollevata anche da parte americana, sulla ‘permeabilità’ della frontiera siriana con la Turchia nel tratto di territorio controllato dall’Isis; una frontiera lunga appena 100 chilometri, ma piena di ‘buchi’. Alle accuse Ankara ha risposto affermando che sta facendo tutto il possibile e sta dislocando ‘barriere fisiche’ su quel tratto di confine e che lavora con gli alleati della coalizione, per “rimuovere il Daesh” dalla frontiera.

Oggi – secondo quanto ha detto un portavoce del ministero della Difesa di Londra – i Tornado della RAF “hanno compiuto le prime operazioni offensive, durante le quali sono stati effettuati dei bombardamenti”.

L’ok del Parlamento di Londra è arrivato nella tarda serata di ieri. A favore ci sono stati i voti di 397 deputati mentre 223 hanno votato contro. Secondo un conteggio ufficioso, almeno 174 laburisti hanno votato assieme ai conservatori del primo ministro David Cameron nonostante la linea ufficiale di Corbyn fosse per il No. Il leader laburista, consapevole dell’orientamento favorevole di molti parlamentari, ob torto collo aveva lasciato ‘libertà di voto’, ma quanto accaduto conferma la distanza tra il gruppo parlamentare e il vertice del partito. Corbyn ha dalla sua però i sondaggi di opinione che dipingono un orientamento contrario al coinvolgimento militare in Siria della maggioranza della popolazione.

Nel frattempo il governo turco ha consentito alla Francia l’uso del proprio spazio aereo per portare avanti i raid anti Isis e oggi è arrivata in Turchia il ministro della difesa tedesco, Ursula von der Leyen, per incontrare il proprio omologo turco Ismet Yilmaz. La visita a 2 giorni di distanza dall’approvazione da parte del governo di Angela Merkel, dell’invio di 6 aerei Tornado da ricognizione, un velivolo da rifornimento, una fregata e 1200 soldati che andranno a rinforzare la coalizione anti-Isis.
Dei 1200 uomini che la Germania impiegherebbe nella lotta all’Isis, 550 verrebbero mandati subito in Turchia. Si tratterebbe di personale tecnico, piloti e meccanici e ingegneri addetti alla manutenzione dei mezzi da guerra. I restanti 650 militari dovrebbero essere invece impegnati al fianco dei francesi sul terreno.

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