mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tosca al Costanzi
Centoquindici anni
di successi
Pubblicato il 09-12-2015


Stefano La Colla e Virginia Tola

Stefano La Colla e Virginia Tola

“Tosca” (tradizione, romanticismo, gelosia, amore, tradimenti, delitto ed altro liricamente conosciuto e cantato in tutto il mondo) rivive a Roma a centoquindici anni dalla sua prima rappresentazione nello stesso Teatro Costanzi ove è di scena con allestimenti e costumi d’epoca, ristrutturati rispettivamente da Adolf Hohenstein e da Anna Biagiotti.

L’opera di Giacomo Puccini è intramontabile, ritenuta dai musicologi la migliore nel vasto repertorio del maestro versiliano di Torre del Lago. Il bel canto ancora una volta per gli appassionati trionfa in questi giorni con la prima del 4 dicembre scorso e repliche fino al 13. La vicenda si svolge nella città leonina con l’epilogo più tragico di tutte le opere pucciniane.

Il pittore cavalier Mario Cavaradossi (Stefano La Colla) ama ricambiato l’artista Floria Tosca (Anna Pirozzi / Virginia Tola) fra passione e gelosia estenuanti. Ad avvelenare questo sentimento c’è il desiderio smodato e torbido del Barone Scarpia (Giovanni Meoni), invaghito follemente di Floria che la vuole a tutti i costi.

Eliminati i personaggi minori, il compositore incentra la vicenda soprattutto nell’atmosfera inquieta e concitata che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari francesi e la caduta della prima Repubblica Romana in luoghi reali della capitale.

Fucilazione di Cavaradossi

Fucilazione di Cavaradossi

I tre atti sono scanditi da romanze ormai celebri (Recondita armonia, Vissi d’arte, E lucean le stelle) che “stemperano in direzione lirica l’impeto della vicenda”. È nel secondo atto, quando il malvagio Scarpia vuole raggirare Tosca per possederla, promettendogli in cambio il salvacondotto per lei e l’amante, incatenato a Castel Sant’Angelo con l’accusa di aver nascosto il cospiratore Angelotti (William Corrò), che il pubblico romano avverte un momento “di massima intensità drammatica, intessuto di sonorità che anticipano l’estetica dell’espressionismo musicale tedesco”: Tosca fingendosi consenziente, ed avendo ottenuto il falso salvacondotto per entrambi, nel momento di concedersi uccide il barone accoltellandolo.

Il terzo atto chiude l’opera con l’urlo straziante della protagonista: O Scarpia, di fronte a Dio! Il suo pittore, fucilato e non per finta, è morto. L’artista, accertatasi dell’inganno, si suicida gettandosi dai bastioni di Castello, con davanti una Roma papalina e la Basilica di San Pietro sullo sfondo.

Indubbiamente con il Costanzi gremito fino all’inverosimile, e il bis di E lucean le stelle concesso dal tenore, dopo che il direttore Donato Renzetti girandosi lo ha annunciato nella replica del 6 scorso, il pubblico è esploso con applausi interminabili, perfino esagerati se pensiamo ai tenori eccellenti che si sono avvicendati in questa romanza: il primo (14 gennaio 1900) fu Emilio de Marchi, proprio a Roma. Voci inarrivabili quali quelle di Caruso, Gigli, Del Monaco, Di Stefano, Corelli, Pavarotti e Domingo hanno reso l’opera pucciniana immortale: ma questa è storia già passata. I tenori attualmente sulla cresta dell’onda come Kaufmann, Alagna, e non ultimo l’attuale La Colla, la fanno rivivere magistralmente ovunque.

Virginia Tola, bella e scenicamente ineccepibile, è una soprano superba, bene impostata, struggente ed appassionata in Vissi d’arte. Seppur giovane è già pronta per nuovi e importanti traguardi che in parte ha già raggiunto.

Giovanni Meoni, baritono, nel panni di un ricattatore miserabile se la cava con molto mestiere e un bella voce che riscatta l’antipatia immediata che il pubblico istintivamente gli manifesta: gli applausi finali sono tutti meritati.

La regia di Alessandro Allevi, con tre fondali fissi è priva di modernità, datata ma sempre attuale per un’opera visceralmente tardoromantica.

La tragedia si consuma in una Roma papalina, sorniona e distratta dalle vicende politiche del tempo, sempre pronta ad accogliere qualunque governo purché papato e politica convivano.

Guerrino Mattei

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