mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roma, tra Islam e Isis,
viaggio nella comunità araba
Pubblicato il 11-12-2015


In niqab per le strade di Roma

In niqab per le strade di Roma

Fermata Centocelle: cambiano i visi, cambia il colore della pelle. La moschea di Al Huda si trova in un sottoscala di Via dei Frassini, intorno appaiono le insegne in arabo di molti negozi. Piccola, angusta, ma ben tenuta, i fedeli scendono a piccoli gruppi per pregare. Ad accoglierci c’è Ben Mohamed Mohamed, presidente dell’Associazione Culturale Islamica in Italia, e Salameh Ashour, Presidente della Comunità Palestinese nel Lazio.

C’è la voglia di comunicare, c’è la voglia di chiarire. “Ciò che è successo a Parigi non appartiene all’Islam – così Salameh – ma in qualche modo tutta la comunità musulmana ne è stata vittima. I terroristi hanno colpito la fiducia che si stava instaurando tra italiani ed immigrati”. Approfondire, conoscere e combattere l’ignoranza è il messaggio di fondo. “Queste moschee tanto contrastate – ci dice Mohamed – sono argini sociali e religiosi. Qui nasce il confronto e cresce la possibilità di creare una rete utile ad una corretta integrazione”. Un confronto inevitabile, la scuola di Centocelle, con oltre 300 studenti figli di immigrati, è ormai sempre più testimone di come stia cambiando la realtà di alcuni quartieri. “Questa – dice ancora Salameh – è una zona molto disagiata. Prostituzione, spaccio, usura, mafia e degrado in generale, il quartiere respira questa aria. Senza un punto di riferimento verrebbe a mancare un’istituzione religiosa, ma pur sempre un’istituzione, che riesca ad inquadrare la comunità”.

Il viaggio continua, il trenino che torna verso Termini ferma anche a Torpignattara, nomea popolare di un quartiere del degrado, in concreto altro specchio di come la città stia mutando pelle. Ci sono donne con il velo, donne con il niqab e uomini di origine Medio Orientale. Un cartellone pubblicitario, sopra ad un ristorante kebab, pubblicizza uno studio legale specializzato in diritto dell’immigrazione, mercatini di oggettistica e vestiario contornano il tutto. Italiani e musulmani camminano tra le corsie di un supermercato. Il terrorismo sembra non aver intaccato la realtà, ma dagli sguardi della gente non sembra sia così. “Già il primo attentato a Parigi, quello di Charlie Hebdo, ha segKebab Romanato un solco nei rapporti di convivenza tra Arabi e italiani – così Foad Aodi, Presidente della Comunità Araba di Roma – Abbiamo risposto immediatamente agli eventi con un manifesto che regolasse le attività religiose della Comunità sul territorio”. Ma nonostante il documento, ed è lo stesso Aodi a confermarcelo, sono aumentati gli episodi di discriminazione del 37% nei confronti dei musulmani.

Altra fermata altro luogo simbolo, la grande moschea di Roma. Ai cancelli c’è Samir che ci fa entrare. Sudanese, musulmano e sempre sorridente, Samir non è da tanto in Italia. Del nostro Paese non ama il freddo, ci dice che a casa sua si toccano i 60 gradi. Ma il Sudan è in guerra e non è facile tornare. La grande moschea è vuota, silenziosa, calma.

Interni della moschea di Roma

Interni della moschea di Roma

“Un tempo – ci spiega Omar responsabile della comunicazione – la moschea contava più di 50000 turisti all’anno, adesso i numeri si sono abbassati enormemente. Vedete? Il terrore ha funzionato. Questa è la paura”. Islam e Isis un binomio che può generare facili strumentalizzazioni. “Non è giusto – continua Omar – chiedere ai Musulmani di prendere le distanze dall’Isis con dichiarazioni pubbliche, sarebbe come andare dai siciliani e pretendere affermazioni contro la mafia. Dobbiamo fuggire dalle facili generalizzazioni, non fanno che confondere e spesso sono strumentalizzate da alcuni personaggi del palcoscenico politico”.

Torniamo a casa, e mentre il grido contro strumentalizzazione, generalizzazione e terrorismo è forte, dalle parole dei vari rappresentati si scorge anche una certa disunione e confusione sulla propria identità di comunità.

Davide Lemmi e Lucia Quececi

(le immagini sono degli autori dell’articolo)

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