giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

TTIP, un Trattato
con mille dubbi
Pubblicato il 01-12-2015


TTIPIeri il TTIP, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, ha aperto le porte al pubblico. Presso il Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli i parlamentari europei Tiziana Beghin, Eleonora Forenza e il negoziatore dell’accordo, Luca De Carli, si sono confrontati con i partecipanti alla conferenza “#TTIPXTE? Parliamone!”. L’evento è stato organizzato dall’Ufficio di Informazione in Italia del Parlamento europeo insieme all’associazione ItaliaCamp ed in collaborazione con la rappresentanza in Italia della Commissione europea. Tre gli argomenti dibattuti: ambiente e cultura, produzione industriale e tutela del lavoro e infine risoluzione delle controversie. Le perplessità, formulate sopratutto da studenti e dottorandi, intorno alla prima tematica sono state molteplici. Ci si è chiesto come sia possibile realizzare un accordo tra aree così differenti in materia di trattamento del cibo. L’ipotesi che sul mercato europeo circolino alimenti ritenuti di dubbia sicurezza , come OGM, prodotti da multinazionali statunitensi, spaventa l’opinione pubblica. In materia industriale si teme che, liberalizzando il commercio, le piccole imprese sarebbero schiacciate da grandi multinazionali e corporation. Quanto al tema delle soluzione delle controversie – molte sono state le domande su questo aspetto – è emersa un’importante novità: il Parlamento europeo ha infatti proposto l’istituzione di una Corte di investimenti. La Corte sarebbe composta da due organi: il primo presieduto da 15 giudici, di cui cinque statunitensi, cinque europei e cinque esterni; il secondo retto da altri sei giudici.

Questo meccanismo verrebbe adottato al posto dell’ISDS (Investor-state dispute settlement ), strumento di diritto pubblico internazionale che garantisce ad investitori stranieri il diritto di dar corso a procedimenti di fronte ad una corte arbitrale commerciale per risolvere controversie nei confronti dei Governi degli Stati “ospite”.

Gli argomenti controbattuti tanto dal pubblico quanto delle europarlamentari Beghin e Forenza sono stati protagonisti delle contestazioni degli ultimi mesi nelle maggiori città europee. Emblema questo di una società civile sempre più critica, partecipe ed intenzionata a far valere i principi che hanno caratterizzato la nostra Unione sin dalla sua nascita.

L’accordo TTIP è in corso di trattazione dal luglio del 2013. Lo scopo ormai è chiaro: integrare il mercato europeo con quello statunitense per mezzo dell’eliminazione di barriere tariffarie, tutelando gli investimenti e liberalizzando i servizi. Per quanto riguarda le barriere non tariffarie, il trattato mira a ridurle. Si prefissa poi di migliorare le normative per agevolare gli scambi di import ed export. Secondo i sostenitori il Partenariato stimolerà la crescita economica, incrementerà l’occupazione e accrescerà la leadership europea nel commercio mondiale. Se approvato, l’accordo creerà la più grande area di libero scambio al mondo spingendo tutti gli altri Paesi ad adeguare i propri standard ai livelli qualitativi occidentali. Le 28 nazioni dell’Ue e i 50 S Le 28 nazioni dell’Ue e i 50 Stati Usa rappresentano, infatti, circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio globale. Questo accordo influenzerà un totale di 820 milioni di cittadini.

L’incontro tenuto a Napoli ha favorito l’informazione su tematiche di cui tutti devono essere a conoscenza. Conoscere per essere in grado di giudicare se l’accordo ha lo scopo di generare progresso per tutti o solo per le poche e grandi multinazionali.

Francesca Fermanelli

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Si vede ormai anche dalla faccenda dell’Isis, che l’Ue non esiste più; questo accordo ci metterà nelle mani degli USA che ci costringeranno ad una vita totalmente americanizzata, senza garanzie per la qualità dei prodotti, sui diritti sul lavoro, alla mercé del capitalismo finanziario. Auguri da un “anziano” federalista.

Lascia un commento