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Opinioni e commenti
 

UE: aiuti di Stato all’ILVA. Nuova grana per il Governo
Pubblicato il 26-12-2015


AcciaieriaNuovo altolà di Bruxelles al Governo, questa volta sul risanamento delle acciaierie di Taranto, con la possibile apertura di infrazione per aiuti di Stato all’Ilva, impianti che, chiusi o no, fanno gola a tanti. La Commissione europea ha inviato a Palazzo Chigi una lettera di contestazione: le risorse date all’Ilva – un prestito da 300 milioni – sono aiuti di Stato e quindi inammissibili. Un’altra grana per il Governo che si aggiunge al contenzioso sulla flessibilità di bilancio, sforamento del deficit e banche. In questo caso si complica ulteriormente il nodo dell’Ilva e rischia di trasformarsi in un groviglio inestricabile. Mentre in base all’ultimo decreto legge, entro giugno, dovrà essere ceduta a privati dai commissari dell’amministrazione straordinaria dall’Unione europea arriva lo stop ad una delle misure chiave dello stesso decreto, un prestito di 300 mln dello Stato che dovrebbero a far funzionare gli impianti e contemporaneamente al loro risanamento ambientale.

La Direzione Concorrenza della Commissione Europea sta infatti facendoi le pulci ai decreti che, con il supporto delle banche, hanno portato denaro fresco nelle casse della più grande acciaieria d’Italia. L’accusa è quella in questo modo il Governo abbia in realtà fornito aiuti statali e quindi di aver danneggiato la concorrenza europea. Il Governo italiano invece sostiene che non di un semplice salvataggio s’è trattato, ma di una operazione finalizzata al risanamento degli impianti che hanno fino a oggi provocato gravi danni all’ambiente. Le norme europee, si sotiene a Roma, consentono che vi sia un’intervento pubblico se è in gioco la tutela ambientale e d’altra parte non ci può essere alcuna ripresa dell’Ilva con un suo passaggio di proprietà, se prima non si risanano gli impianti.

Giusto un anno fa, alla vigilia di Natale, il Consiglio dei ministri varava il decreto legge per aprire la pratica dell’amministrazione straordinaria dell’azienda per arrivare a una nuova società da poter rimettere sul mercato, La newco però ancora non c’è mentre i problemi ci sono ancora tutti a iniziare proprio dal risanamento ambientale dopo la procedura di infrazione comunitaria aperta nei confronti dell’Italia a settembre 2013.

Infografica acciaio

Dal Sole 24 Ore

La nuova grana non è comunque esattamente una sorpresa perché in tanti vorrebbero vedere la chiusura defintiva degli impianti siderurgici di Taranto che da soli assicurano il fabbisogno nazionale di acciaio. L’Italia è una forte produttrice con il 20% circa dell’intera capacità europea, è al secondo posto in Europa dopo la Germania e al decimo assoluto nel mondo; inoltre la nostra è un produzione di altissima qualità che finisce quasi tutta nell’export. Senza l’Ilva dunque l’Italia dovrebbe importare l’acciaio dall’estero, con gran vantaggio per i produttori europei ed extraeuropei. Insomma siamo un boccone che fa gola a tanti sia che l’Ilva chiuda sia che finisca nelle mani di investitori esteri che potrebbero comunque scegliere, così come è avvenuto come le acciaierie di Terni finite a Krupp, di chiudere gli impianti in Italia per favorirne altri all’estero.

L’allarme era arrivato già qualche mese fa dalla Federacciai che aveva rivelato come in sede Eurofer i concorrenti dell’Ilva stessero affilando le armi e facendo pressione sulle Istituzioni comunitarie perché tenessero gli occhi ben aperti. Una pressione a cui si sono aggiunte anche quelle degli ambientalisti e di movimenti vari, che hanno chiesto all’Ue di intervenire perché le iniziative del Governo contrastavano con le regole della stessa Unione.

Il decreto legge in questione andrà discusso in Senato nella seconda metà di gennaio. I 300 milioni all’Ilva sono un prestito che chi acquisterà l’azienda, a giugno, dovrà poi restituire con gli interessi. Si tratta insomma di una misura temporanea mentre il ritorno dell’azienda siderurgica sul mercato ha già una data stabilita. Bruxelles comunque contesta non solo questi ultimi 300 milioni ma anche le altre misure finanziarie adottate fin qui come i 400 milioni di prestito garantito dallo Stato inseriti nella legge 20 dello scorso marzo, e gli ulteriori 800 milioni, sempre con la formula del prestito garantito dallo Stato, previsti nella legge di Stabilità.

Intanto il 5 febbraio l’Ilva torna in tribunale a Taranto per l’udienza preliminare davanti al gup dopo che il processo in Corte d’Assise è stato azzerato per un errore formale dopo le prime udienze in Assise. Nel verbale d’udienza mancava il nome di un difensore d’ufficio per l’udienza del 23 luglio scorso mentre il suo nome era invece presente nel provvedimento del rinvio a giudizio. Una svista che poteva far saltare tutto il processo e che ha spinto quindi ad azzerare i lavori nella primissima fase piuttosto che rischiare di far saltare tutto il lavoro svolto in una fase più avanzata.

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