martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un impegno “olistico” per battere i processi corruttivi
Pubblicato il 09-12-2015


Nel momento in cui, dopo la lunga fase recessiva in Europa e in Italia, si prospetta una ripresa della crescita, a patto che maturino le condizioni favorevoli, fra cui quella col massimo grado di priorità è l’urgenza del “rilancio degli investimenti” con la creazione di un “nesso virtuoso fra investimenti pubblici e privati”, per il loro cofinanziamento”, orientato a reprimere i processi corruttivi e illegali che si verificano nell’erogazione della spesa pubblica per investimenti in infrastrutture fisiche, in quanto distruttivi di ricchezza e incidenti sulla produttività e sulla capacità del sistema economico di riassorbire la disoccupazione. Sarà possibile che ciò accada, se si terrà conto del fatto che esistono “nessi indissolubili fra crescita sostenibile, valori etici e comportamenti rispettosi di buone leggi”: lo sostiene Rainer Masera, esperto di problemi bancari e finanziari, in “Le infrastrutture fisiche e umane in Italia: un approccio olistico e innovativo per la crescita”, pubblicato sul numero di settembre del 2015 di “Bancaria”, il mensile dell’Associazione Bancaria Italiana.

Riprendendo i temi svolti in un suo precedente articolo (“Corporate governance, compliance e risk management nelle grandi banche internazionali: attività illegali e illecite, multe, indennizzi e processi penali”), pubblicato nel 2013 sul n. 2 della “Rivista Trimestrale di Diritto dell’Economia”, l’autore ribadisce che quando all’interno di un sistema sociale “si manifestano e addirittura prevalgono corruzione, illegalità, criminalità con decadenza dei valori morali, la crescita economica e sociale si inaridisce, le perdite di reddito e di ricchezza diventano estremamente rilevanti per i cittadini rispettosi delle leggi, per l’economia nel suo complesso”. Masera sostiene che la criminalità, per conservarsi, ha bisogno di una controparte finanziaria, acquisita attraverso la corruzione perpetrata dagli agenti delle attività illegali attraverso l’inquinamento dei sistemi finanziari nazionali ed internazionali; viene così a crearsi una situazione per la cui rappresentazione, osserva Masera, occorre ricorrere al principio della “partita doppia”. I fatti criminosi devono infatti essere considerati sotto due aspetti speculari: quello reale (ovvero l’atto criminale) e quello monetario-finanziario (ovvero il contemporaneo e corrispondente provento); ciò perché, in ragione dell’illegalità delle entrate di cassa, e quindi dell’esigenza di occultarne la provenienza, la criminalità, segnatamente quella organizzata, ricorre al sistema finanziario legale per “lavare” e riciclare i proventi della sua attività criminosa.

Per quanto riguarda l’Italia, afferma Masera, è manifesta la rilevanza dei fenomeni illegali che segnatamente caratterizzano i processi di investimento pubblico, come emerge quasi quotidianamente dalla stampa; i fenomeni illegali si sono tanto espansi, da costituire all’interno del sistema sociale nazionale una “zona grigia”, che rende complessi e difficili il contrasto e la lotta contro la criminalità organizzata, a causa dell’opacità e della labilità dei confini che separano le attività illegali da quelle legali. Per contrastare con successo il perdurare, nell’ambito del sistema sociale italiano, l’opacità della zona grigia, quale politica pubblica, si chiede Masera, può essere attuata?

Riferendosi, in particolare, al ruolo del sistema finanziario nelle sue dimensioni nazionali e internazionali, e considerando preminenti e frequenti i fenomeni illegali nella realizzazione delle infrastrutture fisiche, Masera propone che il contrasto alla criminalità economica e finanziaria sia realizzato attraverso una risposta olistica, cioè globale, tale da consentire, sia la repressione degli atti criminosi, sia le connessioni corruttive con le istituzioni finanziarie; ciò, allo scopo di impedire che le attività illecite, in ragione dell’illegalità delle loro entrate di cassa, possano ricorrere al sistema finanziario per “’lavare’ e riciclare i proventi delle attività criminose”.

La risposta olistica, secondo Masera, è ineludibile, se si pensa che nelle economie di molti Paesi, fra i quali l’Italia, “la contabilità degli investimenti in opere pubbliche registra in media solo il 50% delle spese effettuate”, mentre “il restante 50% è assorbito da inefficienze, cattiva e colpevole amministrazione nella selezione, costruzione e gestione delle opere stesse, corruzione, altre attività illecite”. Statistiche dell’OCSE, ricorda Masera, pongono l’Italia ai primi posti in Europa per livelli di corruzione; esse sono comprovate dal fatto che le stime della Corte dei Conti indicano “un ‘ricarico”del 40% sui costi delle grandi opere a causa dei fenomeni corruttivi.

Oltre alle attività illegali ricorrenti nella realizzazione delle infrastrutture reali, occorre ricordare anche le altre fattispecie di attività criminali, quali quelle connesse al narcotraffico, al terrorismo internazionale, alla corruzione, al riciclaggio, alle estorsioni, agli atti compiuti per impedire il corretto funzionamento dei mercati, al traffico di armi e ad altro ancora e, soprattutto, almeno in Italia, all’evasione fiscale. I rapporti dell’OCSE e delle Nazioni Unite rilevano la globalizzazione dei fenomeni criminali: le stime indicano che, a livello globale, l’economia illegale rappresenta una quota compresa tra il 10 e il 15% del reddito mondiale; per quanto riguarda l’Italia, gli studi disponibili stimano che l’incidenza dell’economia criminale sia pari al 10% del PIL.

Le attività illegali che si scono e si concludono in ambito finanziario sono pertanto solo una parte di quelle complessive; molte di esse, infatti, si svolgono fuori dal circuito finanziario, ma vi rientrano per effetto del principio della partita doppia, per il “lavaggio” delle contropartite monetarie e finanziarie. Oltre a queste, ricorrono le attività illegali che si svolgono completamente all’interno del sistema dell’intermediazione finanziaria (cioè all’interno del mondo delle banche), quali quelle connesse, ad esempio, alle irregolarità commesse nei contratti aventi ad oggetto la compravendita di prodotti finanziari, alla manipolazione dei tassi d’interesse e dei cambi e alla non corretta utilizzazione dei contratti sui mercati dei derivati. Queste operazioni illecite, di esclusiva origine bancaria, hanno concorso a scatenare la crisi finanziaria 2007/2009, che ha coinvolto la quasi totalità dell’economia mondiale

Come organizzare la risposta solistica, per contrastare gli illeciti economico-finanziari? In difesa del sistema sociale ed economico, Masera suggerisce la realizzazione di una sorta di scudo protettivo, fondato su un intreccio di relazioni tra tutte le istituzioni pubbliche, che dovranno costituire il punto di riferimento in fatto di elaborazione e attuazione delle politiche volte a contrastare la criminalità, con tutti i soggetti pubblici e privati che realizzano e gestiscono le infrastrutture fisiche e quelle che svolgono attività di “R&S”, aventi le caratteristiche di stock di capitale fisico e umano, alimentato nel tempo da flussi di investimenti pubblici e privati in una prospettiva di “Private Public Partnership”.

L’erezione di una simile difesa a tutela della legalità, conclude Masera, deve essere supportata dalla coscienza della “gravità del vulnus non solo sociale e morale della corruzione e della criminalità organizzata, ma anche del freno alla crescita economica e civile”; egli è convinto che l’Italia disponga delle risorse morali ed umane per sconfiggere, con la risposta olistica, i comportamenti criminali nei mercati reali ed in quelli finanziari; risposta che, se fondata sull’impegno collettivo profuso nella sua realizzazione, masera considera idonea a garantire, nell’interesse di tutti, una generalizzata “compliance” comportamentale di tutti gli agenti economici e finanziari, cioè una totale conformità dei comportamenti di tali agenti alle leggi ed alle regole adottate democraticamente e condivise dalla società civile.

Ha possibilità di successo questa proposta? Certamente essa non può essere realizzata solo a livello di singoli sistemi economici nazionali; ma nemmeno a livello dell’intera Unione Europea, considerato che alle attività illegali non sono estranee alcune delle cosiddette banche “troppo grandi per fallire” (too big to fail); queste sarebbero ventinove, secondo una lista compilata dal Financial Stability Board, un organo di controllo che ha per scopo il perseguimento della stabilità e il miglioramento dei mercati monetari internazionali, includendo sette banche statunitensi (tra le quali la Bank of America e la JP Morgan, che Masera indica tra quelle che hanno patteggiato multe miliardarie per chiudere il contenzioso con le autorità statunitensi e con la Banca centrale americana, per i reati di manipolazione dei tassi di cambio e di operazioni illecite di compravendita di prodotti bancari), quattro banche asiatiche e diciassette banche europee, delle quali dieci sono dell’area euro, fra cui l’italiana Unicredit.

Queste banche, per via della loro dimensione e della loro forza, sono in grado sottrarsi a qualsiasi tentativo di regolamentazione, perché capaci di condizionare le istituzioni pubbliche di tutti i Paesi integrati nell’economia globale, indipendentemente dal fatto che esse operino o meno al loro interno; la forza della quale dispongono rende, quindi, possibile a queste banche agire liberamente, nel convincimento di “potersela cavare” a basso costo, quando coinvolte in attività illegali. Inoltre, accanto alle grandi banche deve essere collocato il cosiddetto “sistema bancario ombra” (Shadow Banking System), composto da tutte quelle istituzioni finanziarie che sfuggono a ogni forma di controllo e che gestiscono per lo più fondi speculativi; questo stato di cose non fa che allargare la possibilità che i mercati finanziari siano l’epicentro di attività corruttive, i cui responsabili sono destinati a conservarsi normalmente impuniti; a questi ultimi ben si addice l’epiteto di “banksters”, con cui sono stati denominati da un “grande siciliano”, Ferdinand Pecora, ricordato da Masera come grande campione della lotta contro la criminalità interna al sistema di intermediazione finanziaria americano negli anni della Grande Crisi del 1929-1932.

In queste condizioni è estremamente improbabile che, anche a livello soprannazionale, come ad esempio a livello europeo, possa essere organizzata, secondo le linee suggerite da Masera, una risposta olistica contro le attività illecite compiute all’interno dell’intero sistema finanziario; occorrerebbe che questo tipo di risposta contro i crimini finanziari fosse organizzata a livello veramente globale, sino a coinvolgere l’intera economia-mondo. Molto più realisticamente, perciò, trascurando altre possibili alternative, non resta, forse, che ripiegare su politiche pubbliche orientate a reprimere i reati commessi all’interno di spazi omogenei sul piano istituzionale, qual è o potrebbe essere l’Unione Europea, e ad organizzare una difesa contro gli effetti degli atti illeciti commessi nei mercati finanziari esterni, senza con ciò rinunciare a sostenere nelle sedi internazionali la necessità che la lotta contro la criminalità assuma una dimensione sempre più omogenea ed universale.

Gianfranco Sabattini

 

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