giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A proposito di etica laica
Pubblicato il 25-01-2016


Claudio Martelli si fece promotore, alla fine degli anni ottanta, di un originale e stimolante convegno sul tema dell’etica laica. Questo stesso titolo rimandava alla conciliazione dei due termini, che parevano invece contraddittori. Sembrava infatti che la laicità fosse una specie di metodo, e non postulasse principi basilari del comportamento. Che invece erano prototipi di fedi assolutiste, di carattere religioso, politico, morale. Innanzitutto la laicità non è una fede, ma una convinzione che si basa sulla razionalità e il rispetto. Quella tolleranza che è figlia dell’illuminismo. Tento così di rispondere a chi osserva che anche di fronte a leggi di libertà e in nome del rispetto di tutte le opinioni i laici possano dividersi. Quasi la libertà possa essere garantita o negata in nome del pluralismo.

È chiaro che non è così. Se la maggioranza di un paese si schierasse contro i diritti di una minoranza allora bisognerebbe rispettarne la decisione? Se in un paese i cittadini si schierassero per lo stato totalitario allora quella forma di oppressione sarebbe legittima? È evidente che sul tema della libertà non c’è principio di maggioranza che tenga. Quale la posizione che i cattolici laici hanno sempre assunto sui temi della libertà? Hanno saputo distinguere la loro fede dalle leggi dello stato. I cattolici coerenti, a mio giudizio, non dovrebbero divorziare, ma dovrebbero essere a favore del divorzio per coloro che cattolici non sono. Per la verità non è quasi mai così ed esponenti, anche di primo piano, del mondo cattolico erano invece anti divorzisti per gli altri, ma hanno poi praticato il divorzio per sé.

Oggi siamo di fronte a un altro passo di civiltà e di riconoscimento della libera scelta. Dopo averla addirittura negata sul principio della libertà di morire, intendendo il dogma della vita che appartiene a Dio un imperativo a cui dover sottostare per tutti, oggi si nega una legge per i diritti delle coppie omosessuali e dei loro figli. Si compie cioè un abuso di potere in nome di un pregiudizio sessuale che non solo delegittima una coppia unita dall’amore, ma che impedisce al figlio naturale di un partner di poter essere riconosciuto dall’altro. Non si parte dalla fotografia della realtà, e cioè dall’evoluzione del concetto di coppia nella nostra società e magari anche dalle ragioni della crisi della famiglia tradizionale che nulla hanno a che vedere con l’esistenza di altre forme di famiglia, ma si grida all’infame conseguenza di una pratica vietata in Italia per colpire una legge che non solo non la genera, ma della quale sana le conseguenze.

A fronte di questa legge che solo l’Italia non ha ancora approvato, così come solo l’Italia non si è ancora dotata di una legge sul fine vita, anzi il caso Englaro pare averla seppellita, il Vaticano, lo stesso Papa, anche se in forme meno accentuate, rispolverano la retorica del valore del matrimonio tradizionale, che la legge non mette assolutamente in discussione. E non si capisce, in realtà si capisce benissimo, se il richiamo sia rivolto al popolo dei cattolici o allo Stato. Siamo ancora di fronte al vecchio argomento. L’etica laica che i cattolici liberali hanno assunto prevede il rispetto di tutte le fedi e l’affermazione di dispositivi legislativi che non ne deprimano alcuna. Quella del cattolicesimo integralista propone che lo Stato assuma invece la sua etica e la imponga a tutti. Sostengo che neppure se la maggioranza degli italiani l’appoggiasse quest’ultima sarebbe legittima. E questo neppure sul tema delle Unioni civili. Proprio in nome dei principi fondamentali dell’etica laica.

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Commenti all'articolo
  1. Ho ordinato il libro di Musella “Craxi” e dall’articolo di Sabattini si può dedurre che il partito dovrebbe darsi una “mossa” oltre che per i diritti anche per l’economia perché il paese sta prendendo una china che ci porterà al fallimento.

  2. Il tema è talmente ampio e profondo da sfuggire a trattazioni semplicistiche.
    Torno per ciò a suggerire al partito un grande approfondimento sul punto, da declinare nelle forme che si intendano più adeguate.
    Tuttavia alcune puntualizzazioni di fondo a quanto sopra letto vanno prodotte.
    Il cosiddetto cattolicesimo, o cristianesimo, laico, non solo esiste ma è alla base della richiamata etica laica, di stampo illuministico, che si sostanzia con l’etica autonoma di Immanuel Kant.
    D’altra parte il nostro faro politico-culturale Norberto Bobbio, nella sua filosofia laica respinse l’antitesi tra credenti e non credenti, i quali per lui erano pur sempre credenti ancorchè del nulla, ma sostenne la contrapposizione tra uomini di fede e uomini di ragione, i quali, quest’ultimi, si caratterizzano come immersi nel mistero ed alimentati dal dubbio.
    Su tali basi, la corretta laicità respinge l’odierno, insopportabile delirio di autosufficienza dell’individuo, del Dio-Uomo di derivazione cartesiana (res cogitans), che tutto può al di là di ogni senso della misura e del limite, con il conseguente profluvio di diritti, nella totale dimenticanza della cultura dei doveri.
    L’odierna laicità deve tener conto dell’altro, del minore, del nato e del nascituro, della società e dell’ambiente ed, anche, di dimensioni “altre”, continuando a non sapere da dove veniamo, dove andiamo, qual’è il senso della nostra esistenza, gettata nel mondo ma predeterminata, comunque, non da noi.
    Questa è la complessità laica, ed in rapporto a ciò ha ragione chi sostiene che l’etica laica può avere più espressioni.
    Mi scuso con i lettori per la forzata compressione argomentativa.

  3. Non è semplice incamminarsi su questo terreno per chi non ha adeguate basi filosofiche, ma anche a rischio di scivoloni può valer la pena di farlo, stante la portata e rilevanza della materia.

    A me sembrerebbe che il primo paradigma della laicità sia quello di affrontare l’una o l’altra questione senza preconcetti e pregiudizi, vedi quelli di natura ideologica che condizionerebbero o influenzerebbero già in partenza ogni nostro giudizio, ma ciò non toglie di poter avere determinati valori di riferimento, costruiti appunto in maniera “libera” da preconcetti e pregiudizi.

    Del resto anche gli Stati laici, sempre contrapposti a quelli cosiddetti etici e confessionali, hanno tradizionalmente posseduto, e continuano a farlo, valori propri, definibili convenzionalmente come civici, quali la bandiera, il patriottismo, la stabilità e l’inviolabilità dei confini, l’unità del Paese, insieme ad altri specifici di ciascuna cultura, anche se talora contestati, vedi il patriottismo scambiato o bollato come sciovinismo, oppure i confini messi semmai in discussione dai popoli vicini.

    Riguardo alle minoranze, e parlando di quelle etniche e linguistiche, ve n’è più d’una, in ambito europeo e non solo, che ha rivendicato nel tempo ampia autonomia, fino all’indipendenza, e i livelli di risposta sono stati molto diversi, dalla negazione o quasi del diritto, agli statuti speciali, e fino al concedere la separazione, dipendentemente da una molteplicità di ragioni, giuste o sbagliate che fossero, cui si sono ispirati i governanti “laici” di turno.

    Questo per dire che la laicità può doversi esprimersi in differente maniera, pur se il principio resta quello di non avere pregiudiziali di fondo, dovendo tener conto di una pluralità di elementi e peculiarità, anche di natura religiosa, cui non è affatto estranea la storia di ciascun Paese, e non a caso vige da noi un Concordato tra Stato e Chiesa.

    Paolo B. 26.01.2016

  4. Andando su e giù per i sentieri delle Apuane, un giorno, Enrico introdusse il tema dell’etica laica. “Lascia perdere – gli risposi – se manca un principio fondamentale, che non può essere costituito dalla mancanza di fede, ognuno ha la propria verità e la propria etica. Restiamo nel campo dei diritti e del rispetto, così sappiamo per cosa operiamo.” E gli scarponi continuarono a battere i sentieri.

  5. Etica laica però non può significare che a ciascun fenomeno sociale vada dato il benestare e che tutto sia o possa diventare normalità. Io penso che sia più utile richiamare il Popolo nel prendere una decisione, attraverso una consultazione popolare. Un tema troppo complesso per essere lasciato al solo all’iter parlamentare. Occorre un coinvolgimento ampio e dopo i giusti approfondimenti e dibattiti dovrebbe ottenere il benestare del Popolo sul campo, con il voto. Quest’ultimo dovrebbe assumersi la responsabilità di una scelta così importante. Solo così il Paese potrebbe riprendere la strada della crescita culturale. Ormai il Parlamento è un “pianeta” troppo lontano dalla massa popolare e serve un riavvicinamento tra legislatore e Popolo per poter trovare un filo conduttore e ritrovare un po’ di armonia che possa consentire al paese di crescere.

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