giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nencini: Bettino Craxi, le sfide di ieri e di oggi
Pubblicato il 19-01-2016


Bettino Craxi“Sono passati 16 anni e oggi possiamo fare una riflessione meno pressata dalla cronaca, dalla polemica politica spicciola, possiamo fare una riflessione più tranquilla, direi da storici. In questo senso non è solo giusto per noi ricordare Bettino Craxi, un grande socialista, ma è anche utile per capire meglio la realtà che ci circonda, per costruire dei buoni progetti per il futuro”.

Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI dal 2008, coglie l’occasione dell’anniversario della morte di Bettino Craxi il 19 gennaio del 2000, per analizzare il presente anche con la lente di quell’esperienza politica.

Quali sono le prime suggestioni che ti vengono in mente oggi a proposito di Bettino Craxi?
Direi che possiamo fissare la nostra attenzione su due cose. Con la stagione politica di Bettino Craxi coincide una grande innovazione e un grande rinnovamento nella sinistra italiana. Qualche giorno fa è stato celebrato il 40.mo della fondazione di un grande giornale, La Repubblica, e proprio andando a rileggere il giornale di quell’epoca, vediamo subito la grande differenza che c’era nella politica di allora, nella sinistra, tra il Psi e il Pci, nel modo stesso di comunicare, nel mondo della cultura che faceva riferimento alla sinistra, nel progetto che emerse dal Congresso socialista di Torino del 1978, nel gruppo di intellettuali che si ritrovò e crebbe attorno alla rivista Mondoperaio. Ecco, in quel mondo di sinistra c’erano differenze abissali, c’erano due sinistre profondamente diverse tra di loro.
E non solo perché una parlava di compromesso storico e l’altra di alternativa, ma perché quella socialista usava perfino linguaggio e toni diversi, perché osava affrontare tabù come quello della intangibilità della Carta costituzionale, perché lanciava progetti di riforme istituzionali, perché sdoganava parole e concetti come quelli di Patria e Nazione fino ad allora incomprensibilmente legati nell’immaginario collettivo alla destra, anzi al fascismo.

Ma l’innovazione toccava anche il tessuto produttivo del Paese …
Sì, perché si comincia a parlare e a valorizzare la Piccola e media impresa, la capacità delle PMI di innervare il tessuto economico del Paese e di promuovere uno sviluppo industriale che non apparteneva solo più alla grande fabbrica. Letteralmente si ‘scopre’ l’esistenza di settori con un enorme potenziale come quello della moda, del made in Italy inteso come quello della aziende che legavano la loro sorte all’immagine dell’Italia, alla sua capacità innovativa e creativa.

E l’innovazione in politica?
Con Craxi il Psi tenta un’operazione di grande respiro e lungimiranza, quello di superare lo stallo di un’Italia bloccata, doppiamente bloccata, nella politica e nell’economia.
In politica c’è l’asse di potere tra Dc e Pci a cui il Psi contrapporrà l’area laico socialista, i lib-lab, una presenza parlamentare più efficace. Una sfida epocale che otterrà la sua vittoria spezzando quell’asse e portando Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica e lo stesso Bettino Craxi a Palazzo Chigi. E sull’altro fronte viene spezzato un altro asse, quello che faceva ruotare tutte le decisioni attorno al rapporto esclusivo tra Confindustria e sindacato, Cgil innanzitutto, l’altra faccia del compromesso storico. Il Psi anche in questo caso è moderno, innovativo; ‘scopre’ l’associazionismo, il mondo emergente dei ‘quadri’, dei ‘colletti bianchi’, il volto nuovo del progresso industriale. A questo si aggiunge anche un rinnovamento interno con il cambio quasi integrale della classe dirigente del partito e dei suoi gruppi parlamentari; è la prima grande ‘rottamazione’ e avviene tra il ’79 e l’‘83.

Un rinnovamento che parlava anche della riforma delle Istituzioni …
Oggi quando discutiamo della riforma del Senato non possiamo non ricordare le proposte che vennero avanzate nella Conferenza di Rimini nel 1982. Bisognerebbe rileggere ad esempio la relazione di Enzo Cheli. Quelle proposte di allora non sono tanto distanti da quelle di oggi. E poi ci sono ancora temi come la fusione dei piccoli comuni o l’abolizione del Cnel. Allora eravamo isolati, oggi sono sulla bocca di tutti.

Un’innovazione di contenuti della politica, del suo modo di essere e di parlare…
C’è un forte rilancio della politica inteso nel suo valore più alto. E la politique d’abord che fu prima di Nenni e poi di Craxi, e che resta una risposta valida anche ai tanti guai dell’oggi. Se non si vogliono consegnare tutte le leve del governo della società ai grandi gruppi finanziari internazionali, c’è una necessità profonda di riscoprire l’essenza stessa della politica, che non è solo ‘soggetto’ che media, ma anche che decide.

E oggi?
Ieri e oggi sono due mondi profondamente diversi; ci sono due Europe profondamente diverse. Oggi dobbiamo confrontarci con i problemi di una società industriale morente, col tramonto della piena occupazione, con la crisi latente del welfare. I socialisti ancora una volta, oggi come ieri, devono cercare di dare voce a chi non ce l’ha, ai disperati, alla schiera dei disoccupati e degli esodati, ai giovani che non studiano e hanno anche smesso di cercare un lavoro. E ancora una volta dobbiamo essere innovativi, proporre soluzioni originali, cercare nuove alleanze, guardare a quelle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e che come noi condividono gli stessi problemi.

Carlo Correr


Nel pomeriggio è intervenuta alla Camera per ricordare l’anniversario della morte di Bettino Craxi, la capogruppo del PSI, Pia Locatelli. Questo il testo dell’intervento:

Oggi ricorre il 16 anniversario della morte di Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano, vice presidente dell’Internazionale Socialista, primo presidente del Consiglio socialista,  incaricato  personale del segretario generale dell’ Onu Javier Perez de Cuellar per i problemi del debito del terzo mondo.

Sono passati 16 anni dalla sua morte ed è il tempo, ahimè con ritardo, di fare una riflessione pacata e serena, lontana dalle polemiche aspre, troppo spesso strumentali di molti. Come ha detto oggi l’attuale segretario del PSI, dobbiamo fare una riflessione da storici.

Noi che non abbiamo condiviso la rottamazione generalizzata, a maggior ragione non possiamo accettare la rottamazione della memoria e per questo riteniamo giusto ricordare Bettino Craxi, leader socialista, in questa aula di cui ha fatto parte per anni, svolgendo un ruolo di rinnovatore troppo spesso non capito.

Bettino Craxi ha dato all’Italia un ruolo da protagonista nel mondo con una politica estera originale e coraggiosa, in particolare contro le dittature di tutti i colori e in difesa dei diritti e delle libertà dei popoli.

Craxi è sepolto ad Hammamet, in Tunisia, la sua seconda patria. Sulla lapide la scritta ‘La mia libertà equivale alla mia vita’. Lo ricordiamo con rispetto.

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Commenti all'articolo
  1. Ormai il passato è passato e fare ragionamenti su quello che è stato è un esercizio per storici e non per politici. “Ieri e oggi sono due mondi profondamente diversi;…” E’ qui che vanno sviluppati argomenti per adeguare le istituzioni alla “globalizzazione” e cosa deve essere il nostro PSI per affrontare il futuro. Se poi vediamo il nostro futuro come “pesce pilota o pesce pulizia” per la balena DC pardon PD non ci siamo. Si è parlato di congresso ma non vedo un dibattito profondo sui tanti problemi che il nostro paese sta affrontando e che dovrà affrontare. Non sarà che qualche compagno pensa che tutto potrà risolversi con un “cinguettio” (twitter) perché a quel punto l’astensione in questo paese aumenterà finché non diventerà uno tsunami.

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