domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ciao Dino, socialista orgoglioso
Pubblicato il 21-01-2016


Ci ha dunque lasciato Agostino Marianetti, dirigente sindacale e politico del socialismo italiano. Sapevamo dei suoi problemi di salute. E avevamo accolto il suo recente libro sulla storia più recente sua e del PSI quasi come un testamento. Era presente pochi giorni orsono alla presentazione del volume, anche se martoriato dalla malattia. Aveva scritto “Io c’ero” su sollecitazione di Ugo Intini per combattere “il totale oltraggio, il fango, la tabula rasa, la cancellazione del popolo socialità”. Lo aveva scritto con partecipazione e sentimento, quel sentimento e quell’emozione che gli leggevi negli occhi. Sempre.

Agostino, che era nato a Tripoli nel 1940 da un famiglia operaia e che era stato consigliere comunale a Roma e poi segretario della Cgil romana, lo conobbi alla fine degli anni settanta, quando nel sindacato erano due le personalità socialiste forti: la sua e quella di Giorgio Benvenuto. Se quest’ultimo rappresentava gli sforzi dell’autonomia socialista nel mondo del lavoro attraverso una UIL che da poco lo aveva eletto a sua guida (credo sia stato il primo atto compiuto dal nuovo corso socialista dopo il Midas), Marianetti restava un punto di riferimento del riformismo tout court, visto che era il vice di Luciano Lama, che al riformismo era pervenuto, spesso in dissenso col suo partito.

Noi giovani socialisti del nuovo corso avevamo un occhio particolare per i movimenti di Benvenuto e consideravamo la Cgil un sindacato troppo comunista. Tuttavia Marianetti, col suo sorriso rassicurante e la sua modestia, col suo naturale orgoglio di socialista riformista figlio di Fernando Santi, ci dava un senso di tranquilla garanzia nell’affermazione dei nostri ideali nel mondo del lavoro. Poi Agostino lasciò il timone sindacale a Ottaviano Del Turco e nel 1983 venne eletto alla Camera. Io lo incrociai nel 1987, quando lo raggiunsi nell’emiciclo di Montecitorio, e il suo impegno e la sua trasparenza mi colpirono subito. Marianetti era la dimostrazione di come si potesse essere craxiani e nel contempo amare profondamente e lucidamente i lavoratori, i disoccupati, gli emarginati.

Fu, da parlamentare, protagonista di due battaglie da antesignano: quella sul reddito di cittadinanza, oggi cavallo di battaglia dei grillini, e quello sulla preferenza unica, che invece Craxi osteggiò con quell’andate al mare del giugno 1991. Alla Camera venne poi rieletto, dopo l’elezione trionfale del 1983, quando fu secondo nel collegio di Roma dietro Craxi, e del 1987, anche nel 1992, quando a Roma venne presentata ed eletta nel Psi anche Rosa Filippini, sconfessata dai Verdi per il suo voto favorevole alla missione italiana nella guerra del Golfo.

Sul piano politico e di partito ricordo che quando si aprirono dissidi nella federazione romana si pensò proprio a lui come uomo senza macchia e senza paura. Quando si volle occupare il posto di capo dell’organizzazione del partito si puntò ancora su di lui, perché dava garanzie di serietà e di competenza. Marianetti fu anch’esso coinvolto in vicende giudiziarie senza avere alcuna responsabilità. Venne inutilmente macchiato e ne sofferse molto. Solo la verità ebbe a scagionarlo. L’avevo perso di vista negli ultimi anni. So che che per molto tempo aveva mantenuto aperto un circolo e svolgeva qualche attività. Oggi lo piango da compagno. Da amico. E voglio scrivere anch’io “Io c’ero” con te, Agostino, nella nostra casa comune, nel Psi, in quegli anni che furono di passione e di speranza. E oggi persone come te meriterebbero che se ne parlasse con serena consapevolezza. Tardi forse, ma meglio che mai.

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Commenti all'articolo
  1. Condoglianze alla famiglia. Luigi Proia
    Concordo con te Marianetti è stato un compagno serio e responsabile. Onore al compagno Marianetti.

    P.S.: Craxi aveva ragione tutti saremmo dovuti andare al mare. Aveva capito che quel referendum serviva alla reazione per “spallare” la Repubblica; ci sono, purtroppo, riusciti.

  2. Sulle preferenze sbagliava: l’esperienza della preferenza unica (tutt’ora utilizzata nelle elezioni regionali e comunali) ha avuto l’unico effetto di disarticolare completamente le organizzazioni di partito non più in grado di promuovere l’elezione di personalità di valore ma prive di clientes o giovani promettenti da forgiare “nel fuoco della lotta”. Le liste sono così diventate elenchi di portatori di voti. Senza ricambio e riducendo gli organi di partito a meri ratificatori di decisioni prese da altro. La morte dei corpi intermedi è sotto gli occhi di tutti e tra poco verrà addirittura costituzionalizzata.
    Ma non è questo il punto, tutti i leader politici, anche i grandissimi, commettono errori (persino Nenni, persino Saragat, persino Craxi….). Marianetti è stato un militante socialista a tutto tondo, che si è affermato nel sindacato e nel partito esclusivamente grazie alle sue grandi qualità umane e politiche e alla forza dell’idea (quell’Idea Socialista di cui non possiamo fare a meno di rimanere perdutamente innamorati) che lo soteneva nelle sue battaglie. Questo è quello che conta. Viene da dire “chinate le vostre bandiere compagni, questo è un lutto della Patria” come scrisse Alberto Jacometti in morte di Pietro Nenni. Personalmente, per averlo votato nell’83, subii qualche rimprovero in sezione. Eravamo delluntiani ad Ariccia e su oltre duemila voti uscì una sola quaterna “Craxi-Dell’Unto-Sodano-Marianetti”. Tutti si chiedevano chi fosse stato. Io, ventenne al primo voto, candidamente dissi che Marianetti era l’equivalente di Lama per i comunisti, per cui avremmo dovuto votarlo tutti. Mi “perdonarono” perché ero giovane. ma non capirono mai che avevo ragione io. Pochi anni fa mi capitò di raccontarglielo facendogli fare una franca risata. Era uno che rideva anche con gli occhi. Voglio ricordarlo così. Ad maiora compagno Marianetti.
    Enrico Antonioni

  3. grazie Mauro, per la memoria in onore del grande Dino Marianetti.Io ero segretario della Camera del Lavoro di Perugia quando lui era aggiunto di Lama.Quante volte ,quanti incontri
    quanti bei ricordi da socialisti impegnati nella difesa dei lavoratori e di chiunque AVESSE BISOGNO.

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