lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Cina. Soffia il vento della crisi, (per ora solo in borsa)
Pubblicato il 11-01-2016


Borsa CinaPlacatosi per adesso il polverone della bufera finanziaria di inizio anno, sono molti gli economisti che si sono messi a ragionare su quale possa essere l’impatto in Europa del rallentamento e del caos dell’economia cinese. Il responso è che per certi versi l’impatto economico è molto inferiore rispetto a quanto l’immaginario collettivo si aspetti, mentre quello borsistico è decisamente più forte. La motivazione principale è che l’economia europea non è così esposta sulla Cina come si dice, mentre le aziende quotate in Borsa lo sono molto di più soprattutto se si pensa ai Paesi del nord. Infatti a soffrire maggiormente sono Germania, Austria ed Olanda.

Gli esperti di Goldman Sachs calcolano che ogni punto percentuale di crescita perso dalla Cina in un trimestre sottragga solo 0,25 punti al Pil europeo nell’arco di due anni. Per compensare questa perdita basterebbe un calo del 10% del prezzo del petrolio. Invero qualora l’economia cinese si congelasse e registrasse nel 2016 una crescita di appena superiore al 4%, il Pil europeo perderebbe 0,8 punti percentuali. I maggiori economisti tendono comunque a rassicurare gli investitori. Per confermare questo atteggiamento le esportazioni verso la Cina non continuano a pesare così tanto.

Questo però è l’impatto diretto ovvero quello misurabile oggi. A preoccupare è però anche l’impatto indiretto sulle Borse e, quindi, sull’intera economia europea. Difatti abbiamo già visto negli anni passati quanto una bufera finanziaria possa colpire duramente l’economia reale, per cui i veri effetti nel lungo termine sono ancora tutti da stimare.

L’effetto sui mercati azionari europei è invece tutta un’altra storia. Per un motivo di concentrazione, il settore manifatturiero e delle materie prime nelle Borse europee produce circa il 50% dei profitti totali delle aziende quotate. Dato che in Borsa ci sono più aziende manifatturiere e più imprese esposte sulla Cina rispetto al resto dell’economia, l’impatto sui listini è dunque maggiore che nel mondo reale.

Alessandro Munelli

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento