sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CON L’ISIS ALLA GOLA
Pubblicato il 07-01-2016


L’area intorno al campo di addestramento di Zlitan

L’area intorno al campo di addestramento di Zlitan

A tre settimane dallo storico accordo di Skhirat, in Marocco, per un governo di unità nazionale, la Libia appare oggi come non mai sull’orlo del collasso totale e a un soffio dal finire nelle mani dell’Isis. Mentre gli uomini dell’autoproclamato calliffato continuano un’offensiva durissima per prendere il controllo dei terminali petroliferi di Ras Lanuf e Sidra, i più importanti del Paese, a Zlitan, a 175 Km dalla vecchia capitale, Tripoli, hanno portato a segno un terrificante attentato con un autobotte insaccata di esplosivo contro l’Accademia di polizia che ha provocato non meno di 74 morti e tra i cento e i duecento feriti. L’esplosione è stata così forte che testimoni riferiscono che si è sentita fino a Misurata, a 45 chilometri di distanza. L’autocisterna usata per il trasporto dell’acqua, guidata da un kamikaze, era imbottita di tritolo e si è schiantata contro la protezione della caserma questa mattina alle 8 e 30. Fonti del ministero della sanità parlano di “una cinquantina di cadaveri”, tra civili e poliziotti mentre un gruppo di 400 reclute si apprestavano a seguire un corso di addestramento per entrare nella Guardia costiera.

Fonte AdnKronos

Fonte AdnKronos

La rivendicazione dell’Isis è arrivata a conferma della pressione fortissima che Daesh sta facendo sulla Libia. Secondo il Centro studi libico sul terrorismo, sarebbero circa 10mila i combattenti dell’Isis presenti nell’ex-Jamahiriya libica, in buona parte combattenti stranieri che escono dalla Siria sotto la pressione dei raid dell’Alleanza. Un precedente rapporto dell’Onu parlava di 2/3mila combattenti, ma i jihadisti nell’anno appena concluso, hanno approfittato del conflitto politico e militare tra Tripoli e Tobruk, penetrando come nel burro, a fondo nel Paese.

Particolare preoccupazione desta però la pressione militare sulle risorse petrolifere libiche di cui l’Isis ha un disperato bisogno per mantenersi in vita. L’offensiva avviata lunedì per prendere i terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra, sta causando numerose vittime. I combattenti islamici sono a circa 50 chilometri dal porto di Sidra, controllato dalle milizie del capo tribù della Cirenaica, Ibrahim Jodran, dalle guardie private della Compagnia petrolifera nazionale, e dalle forze ‘regolari’ del governo di Tobruk, l’unico per ora riconosciuto dalla comunità internazionale. Il generale Khalifa Haftar, a capo delle forze armate di Tobruk, sta utilizzando anche l’aviazione per “fermare con tutti i mezzi a disposizione” l’avanzata dell’Isis. A questi si sono uniti due Mig 23 delle milizie di Misurata, che appoggiano il governo di Tripoli, ma che grazie ai recenti accordi, ora fanno fronte comune contro l’Isis.
Sotto il fuoco dell’Isis c’è anche il complesso industriale di Hindia, alle porte di Ras Lanuf. Con la presa di Ras Lanuf, di fatto controllerebbero l’uscita del greggio dal Paese. Dalla base di Ben Jawad, conquistata all’inizio della settimana, gli uomini del califfato possono colpire con molta più facilità le installazioni petrolifere.Cartina oleodotti gasdotti Libia

La condanna “nei termini più duri” per l’attentato di stamattina è stata espressa dall’inviato Onu in Libia, Martin Kobler, che sul suo account Twitter ha lanciato un appello a “tutti i libici” affinché siano “uniti nella lotta contro il terrorismo”. A sua volta il nostro ministro degli esteri, paolo Gentiloni, esprime solidarietà al popolo libico per le vittime e ricorda che “alla minaccia del terrorismo si risponde innanzitutto con l’unità dei libici”. “È dunque urgente attuare l’accordo politico recentemente firmato – ha esortato – superando le divisioni interne per dar vita a un governo di accordo nazionale e concentrarsi sulla comune lotta al terrorismo e sulla ricostruzione e pacificazione del Paese”. “Il popolo libico chiede ormai da anni di poter vivere in pace, con un governo democratico che lavori per la ricostruzione del Paese. L’Italia è da sempre al fianco della Libia e continuerà a dare il proprio contributo alla sua stabilizzazione”. Anche l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, ha detto che un governo di unità nazionale deve essere insediato “al più presto possibile per difendere tutti i cittadini libici”. L’insediamento di un governo di unità nazionale “contribuirà anche a preservare le risorse della Libia, a sconfiggere i terroristi che vogliono indebolire la prosperità della Libia e ripristinare la sicurezza e la stabilità in tutto il Paese”.

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