domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Piazza Affari a picco: MPS ora vale 2 miliardi
Pubblicato il 19-01-2016


mpsLa più antica Banca del mondo, Monte dei Paschi di Siena, crolla in meno di due giorni portando a degli scenari oscuri per quello che è stato definito un “sistema bancario solido”.
Monte dei Paschi di Siena da luglio ha bruciato il 60% della capitalizzazione, nonostante gli ultimi due aumenti di capitale imposti dalla Banca centrale europea. E proprio da oggi, Siena, capitalizza meno di 2 miliardi di euro. Il valore di Borsa della banca senese è distante dai 3 miliardi di aumento di capitale realizzato solamente sei mesi fa, a fine giugno.

Il primo crollo di Mps si è registrato ieri affossando anche gli altri titoli a Piazza Affari, L’indice Ftse Mib ha chiuso in ribasso del 2,65%, unico fortemente negativo nel Vecchio Continente, affossato dal tonfo del titolo Monte dei Paschi (che è arrivato a perdere il 16%) e degli altri bancari. Lo spread BTp-Bund si è attestato a 109 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,57%. Complice anche la danza del barile che continua a turbare i mercati insieme ai titoli cinesi. Sospeso per eccesso di ribasso, il titolo dell’istituto senese è poi rientrato in contrattazione e ha ceduto oltre il 13%, ma la Consob ha dovuto vietare le vendite al ribasso (short selling) sul titolo per oggi e domani. Pesante l’andamento e raffica di sospensioni anche per gli altri istituti di credito italiani, a cominciare dalle Popolari per proseguire con le “big” Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Oggi dopo una mattinata di ripresa, in cui Milano ha provato a rialzare la testa, si aggrava di nuovo il crollo in Borsa di Monte dei Paschi, che ha raggiunto un nuovo minimo storico. Passato da una nuova sospensione in asta di volatilità in Piazza Affari, il titolo è rientrato agli scambi normali in calo dell’11% per poi perdere il 12% a 0,668 euro. Nella tempesta anche Carige, ancora ferma in asta di volatilità in calo teorico del 9%, Banco popolare (-5%), Unicredit (-3,7%) e Bper (-3,5%). Ora è probabile che anche domani sui titoli Mps ci sia divieto di vendite allo scoperto, misura in vigore da ieri pomeriggio. Lo ha detto il presidente Consob Giuseppe Vegas a margine di un convegno a Roma, secondo uno dei presenti.

Alle origini della tempesta che si è scatenata sui titoli del settore, già sotto pressione per l’entrata in vigore della normativa sul bail-in e per la sfiducia creata dal caso salva-banche, c’è anche il nodo tuttora irrisolto della cosiddetta bad bank. La Bce tuttavia ha tentato inutilmente di tranquillizzare banche e mercati: non c’è nessun faro specifico sull’Italia. La richiesta di informazioni aggiuntive sui crediti deteriorati (non performing loan, Npl) avanzata alle banche italiane dall’unità di vigilanza della Bce (Ssm) “è una pratica di supervisione standard” e ha riguardato anche diverse altre banche della zona euro, ha spiegato un portavoce dell’Eurotower. Tuttavia Milano resta in rosso e i titoli continuano a perdere. Inoltre il vero nodo da sciogliere resta quello del versante politico, il problema che si riaffaccia per le banche arriva sempre da Bruxelles e da un’Europa ai ferri corti con il Presidente Renzi. La credibilità del Governo di Matteo Renzi se messa in discussione può trascinare dietro quella delle stesse Banche. La stessa credibilità di Renzi è stata già messa a dura prova a partire dai piccoli risparmiatori che dopo il caso delle quattro banche hanno perso la fiducia in quello che rappresentava un asse portante del nostro Paese.

Liberato Ricciardi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento