venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SCHENGEN VACILLA
Pubblicato il 05-01-2016


Ponte di Oresund

Il ponte di Oresund che unisce la Svezia alla Danimarca

Bruxelles non sa sa bene che fare. La crisi dei migranti, che sembra destinata a non esaurirsi visto anche il possibile peggioramento del quadro internazionale nella regione mediorientale a seguito della crisi tra Riad e Teheran, sta letteralmente sbriciolando gli accordi di Schengen, uno dei pochi pilastri portanti su cui si può tenere in piedi l’Unione Europea e costruire un futuro. Il portavoce della Commissione Margaritis Schinas, oggi ha spiegato che “Schengen è sotto pressione”. Di fronte alla pressione migratoria, Bruxelles è al lavoro per ‘riportare la situazione alla normalità attraverso una serie di misure’, quali però ancora non è dato sapere.
“Nessuno – ha aggiunto – ha la bacchetta magica”. “Per salvaguardare l’area di libera circolazione occorre un efficace controllo delle frontiere esterne”, frase inquietante quest’ultima che ha fatto drizzare le antenne soprattutto a Roma e a Atene, gli unici due Paesi della Ue che non sono in grado di sigillare col filo spinato, neppure volendolo, migliaia e migliaia di chilometri di coste.

Intanto il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ha convocato per domattina a Bruxelles i ministri competenti di Svezia, Danimarca e Germania “per un maggiore coordinamento” dopo il ripristino dei controlli alle frontiere tra Svezia e Danimarca mentre si sprecano del dichiarazioni che giurano e spergiurano sul mantenimento degli accordi.

In Italia, intervistato dal Tg3, il ministro degli interni Alfano ha ribadito che Schengen non si tocca, ma anche lui non ha detto qual è la strada per uscire dalla crisi dei migranti.

Lo ha ripetuto pure Federica Mogherini, l’Alto commissario Ue per la politica estera, in un’intervista al quotidiano londinese The Guardian. Mogherini ha detto che “è triste vedere che l’Europa va in panico per settecentomila rifugiati. È un segno di debolezza”. Però – si è chiesta – “proteggere i confini significa lasciare che i migranti muoiano in mare? Proteggere i confini in mare significa piuttosto che bisogna agire”. Dunque l’Europa ha due alternative: o si richiude in se stessa e torna indietro di vent’anni, mettendo anche fine allo sviluppo straordinario della cultura europea e non solo del commercio senza barriere, oppure si decide a pesare nel contesto internazionale perché i migranti sono solo l’effetto delle terribili crisi che stanno sconvolgendo tutta l’area del Mediterraneo.

Comunque nonostante le parole di Alfano, e non potrebbe essere altrimenti, anche il nostro Paese ha un piano che contempla la sospensione degli accordi visto che siamo circondati da Paesi che Schengen l’hanno già sospeso. È una catena che non prevede interruzioni perché nessun Paese può accettare di essere l’unico a ospitare il flusso dei migranti.
La Svezia ha ceduto ieri dopo decenni di politica delle porte aperte sotto un flusso che era divenuto inarrestabile e insostenibile anche economicamente anche perché una porzione altissima di profughi sono minori senza genitori che hanno bisogno di un livello elevato di assistenza, come è costume di quel civilissimo Paese. “I documenti – spiega in un’intervista al Corriere della Sera Anna Maria Corazza Bildt, rappresentante del Ppe, italiana eletta in Svezia e moglie dell’ex primo ministro Carl Bildt – vengono chiesti a tutti, inclusi gli svedesi. Non significa che i rifugiati non possano più richiedere asilo. Ma a novembre ogni settimana arrivavano circa 11 mila immigrati e molti senza documenti. Nel 2015 abbiamo accolto 163 mila rifugiati, di questi 33 mila sono bambini non accompagnati che richiedono più risorse. Il nostro sforzo è doppio, la gestione della contingenza e l’integrazione attraverso la scuole e il lavoro”. Difficile insomma dar addosso a Stoccolma per quello che prima di loro hanno già fatto e stanno facendo altri.

E se la Francia ripristina i confini con l’Italia, lo fa l’Austria – e sta già avvenendo senza dichiarazioni ufficiali – resta la porta della Slovenia da cui possono arrivare in Italia i migranti che hanno scelto la strada della terraferma per cercare asilo in Europa. Una porta che il Viminale potrebbe chiudere da un momento all’altro secondo alcune indiscrezioni riportate dal Corriere della sera, in vista dei 300-400 arrivi terrestri settimanali perché in Slovenia la media giornaliera è di oltre 5 mila.

Così mentre si sgretola Schengen, visto che già sei Stati hanno deciso di sospendere la libera circolazione, il premier Miro Cerar difende il ‘suo’ filo spinato lungo il confine con la Croazia. “Tra qualche mese – spiega – potremo di nuovo essere sommersi da un enorme marea di migranti e per questo dobbiamo prepararci seriamente”.

Profughi al confine ungherese con la Serbia

Profughi al confine ungherese con la Serbia

Il governo di Lubiana guarda con preoccupazione alla Turchia dove ci sono circa 2 milioni e mezzo di profughi siriani in attesa di incamminarsi lungo la rotta balcanica. La paura della Slovenia, ma questo come si vede vale anche per la più ricca Svezia, di non farcela. Lubiana parla di possibile catastrofe umanitaria se a raggiungere il Paese fossero flussi di 20mila rifugiati al giorno, ma quello che non si dice, e che si teme anche una catastrofe politica, sociale, umana.
Le destre radicali, i movimenti antisistema in generale, sono infatti cresciuti a dismisura negli ultimi anni nutrendosi anche e soprattutto della propaganda contro gli immigrati, una propaganda che avvelena l’opinione pubblica e rischia di rendere ingestibile la situazione. Un quadro fosco che è stata reso ancora più pesante dagli attentati dell’Isis a Parigi e che spinge certuni a vedere in qualunque musulmano, un terrorista; e di musulmani oggi in Europa ce ne sono diversi milioni. Il brodo di cultura giusto insomma per una guerra di religione dentro il Vecchio Continente.

Il franare degli accordi di Schengen avviene nella purtroppo consueta cornice di dramma umano, quello della sorte che molto spesso tocca ai migranti in mare. A causa delle cattive condizioni atmosferiche un barcone di migranti diretto all’isola greca di Lesbo ha fatto naufragio e tra le 34 vittime ci sono almeno 3 bambini. I corpi sono stati recuperati oggi in due diverse località della costa egea, Ayvalik e Dikili. Ancora in Turchia, nella provincia sudorientale di Batman, un bambino siriano di 4 mesi è morto di freddo nella tenda in cui si era rifugiata la sua famiglia.

Infografica de 'la Repubblica' sullo stato degli accordi di Schengen

Infografica de ‘la Repubblica’ sullo stato degli accordi di Schengen

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