mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Croazia. Il centrodestra
guida il nuovo governo
Pubblicato il 25-01-2016


Tihomir Orešković

Tihomir Orešković

Nella serata del 22 gennaio, il Parlamento della Croazia ha votato la fiducia al nuovo governo, ponendo fine ad una crisi istituzionale durata più di due mesi. Il premier sarà Tihomir Orešković, manager estraneo al mondo politico, che guiderà una coalizione nata dall’alleanza tra due forze, il partito principale del centrodestra, l’Unione Democratica Croata, HDZ, e l’alleanza delle Liste indipendenti, MOST, un partito nuovo di ispirazione liberale che ha avuto un successo inaspettato alle elezioni dello scorso 8 novembre, rompendo il tradizionale bipolarismo tra l’HDZ e i socialdemocratici. Proprio il Partito Socialdemocratico è costretto a tornare all’opposizione, dopo quattro anni di governo con il premier Zoran Milanović.

Di fronte all’aula, il premier ha presentato la sua squadra di governo: ci sono tanti nomi nuovi e giovani, ma si nota subito una chiara sotto-rappresentanza delle donne, che ricoprono solo 3 cariche sui 20 ministeri totali. Il gioco delle poltrone, al centro di lunghe e travagliate trattative politiche tra i due principali partiti, ha fatto sì che proprio i leader di HDZ e MOST, Tomislav Karamarko, ex capo dei servizi segreti, e Božo Petrov, sindaco di un comune della Dalmazia, semisconosciuto alla politica nazionale fino alle ultime elezioni, abbiano assunto le cariche di vicepresidenti del consiglio. Per il resto, MOST ha ottenuto 6 ministeri (interni, giustizia, economia, agricoltura, amministrazione pubblica e ambiente), mentre i restanti 14 posti sono spettati all’HDZ. Tra i nomi provenienti dal principale partito del centrodestra alcuni hanno subito sollevato polemiche, come la scelta al Ministero per i Veterani di Mijo Crnoja, che ha dichiarato la volontà di creare un registro dei “traditori” della Patria, cioè coloro che non sostennero la guerra della Croazia negli anni’90 e, soprattutto, la nomina a Ministro della Cultura di Zlatko Hasanbegović, storico revisionista che aveva definito l’antifascismo un “luogo comune” senza alcun fondamento in Costituzione e che avrebbe fatto parte del Movimento croato di Liberazione, fondato da Ante Pavelić, leader degli Ustascia, il movimento collaborazionista dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Oltre a queste preoccupanti figure, però, la vera sfida riguarda la capacità di una coalizione così eterogenea, la prima nella storia della Croazia, di affrontare i nodi politici del Paese. I socialdemocratici, dopo anni di recessione, lasciano un Paese in ripresa economica, ma le difficoltà non mancano, a partire dalla crisi dei migranti, specialmente dopo la decisione della Slovenia di aumentare i controlli al confine. Si aspetta di capire, ora, come il centrodestra sarà in grado di rispondere a queste problematiche, nella speranza che rifugga da tentazioni nazionaliste, presenti nel passato dell’HDZ, ma preferisca una strada europea responsabile.

Riccardo Celeghini

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