mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DECRETO SU MISURA
Pubblicato il 13-01-2016


ilvaGli operai e la città di Taranto stanno seguendo con il cuore in gola gli avvenimenti che riguardano l’Ilva. Dopo cinque anni di tentativi, l’Italia prova ancora una volta a trovare una soluzione tra il problema dell’impatto ambientale, le questioni sul sequestro dell’impianto siderurgico, la produzione dello stabilimento e l’occupazione.
Il decreto Ilva è da lunedì all’esame dell’Aula, dove oggi c’è stato il voto decisivo sul provvedimento, il DL è stato approvato dalla Camera con 297 sì, 164 no e 2 astenuti. Il testo torna al Senato.

Nonostante i soliti contrasti, precedentemente l’emendamento al decreto Ilva presentato dalle commissioni Ambiente e Attività produttive che punta al recupero dei fondi dei Riva per destinarli ai territori e alle bonifiche, è passato all’unanimità (425 sì su 425 presenti).

Grazie alla modifica, ha spiegato in Aula Federico Massa (Pd), si è “ulteriormente chiarito come l’onere di quegli interventi debba essere recuperato a carico dei soggetti responsabili” recuperando “l’originaria previsione di rivalsa rispetto alle somme oggi oggetto del sequestro penale e custodite in Svizzera”.
Approvato anche il subemendamento del Movimento cinque stelle che prevede che le risorse sequestrate al gruppo Riva dovranno essere destinate ad un apposito fondo del ministero dell’Ambiente per le bonifiche. “Questo emendamento, con le modifiche approvate dal subemendamento precedente, teoricamente, renderebbe disponibili un miliardo e 200 milioni – ha spiegato il primo firmatario Davide Crippa – che il Governo ipotizzava già di incassare nei precedenti decreti, qualora la magistratura arrivi a una sentenza in giudicato, per ristorare la quota parte che lo Stato anticipa per effettuare i piani ambientali e le eccedenze, per continuare a versarle all’interno di un capitolo per le bonifiche di Taranto e Statte. Queste risorse vengono poi destinate alle bonifiche e noi vorremmo comprendere anche quante di quelle risorse saranno poi effettivamente disponibili”, ha aggiunto sollecitando il governo in tal senso.
“Occorre accelerare senza indugi la cessione dei complessi aziendali dell’Ilva, garantendone al tempo stesso la continuità delle produzioni, la tutela ambientale e la salvaguardia della salute dei cittadini. La strada intrapresa nei confronti delle acciaierie tarantine, cioè quella di legare ambiente e futuro produttivo dell’azienda, è quella giusta e prosegue sul percorso tracciato dalla Conferenza di Parigi”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto sul ddl che dispone la cessione a terzi del gruppo Ilva. “Lo stanziamento di 800 milioni per gli interventi di bonifica – prosegue il parlamentare socialista – costituisce un tassello fondamentale per la difesa ed il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto. E’ chiaro, però, che molto dovrà essere fatto nei prossimi mesi e che qualsiasi ritardo dell’azione statale ricadrebbe sulla popolazioni che in quei territori vivono e lavorano”.
Un’altra garanzia per l’Ilva arriva ancora dallo Stato, in un altro emendamento. Le imprese dell’indotto Ilva potranno beneficiare delle garanzie del Fondo di garanzia per le Pmi “fino all’80% dell’ammontare dell’operazione finanziaria” a titolo gratuito e fino ad un importo massimo di 2,5 milioni per impresa “nei limiti della dotazione finanziaria” del Fondo stesso. È quanto prevede un emendamento delle commissioni Ambiente e Attività produttive al decreto Ilva approvato dall’Aula della Camera.
Tuttavia per quanto le cautele e gli accorgimenti di questo decreto siano rivolte soprattutto all’ambiente e allo stato di salute di Taranto, ha fatto molto discutere l’emendamento Pd al decreto sulla cessione degli stabilimenti dell’acciaieria tarantina approvato dalle commissioni Ambiente e Attività produttive alla Camera. In questo modo il piano di risanamento ambientale sarà prorogato di altri 6 mesi, a giugno 2017 e non più entro la fine di quest’anno, come prevedeva il testo originario. Nello stesso tempo vengono prorogate l’Aia e l’autorizzazione all’esercizio di impresa, tutto questo per spianare la strada alla vendita dell’ex acciaieria di Stato. Tanto che lo Stato ci mette anche il portafogli.
Ma la grana Ilva riguarda soprattutto quei posti, Taranto in testa, con insediamenti siderurgici. Oggi, mentre a Montecitorio si votava sull’Ilva, in contemporanea si è tenuta a Roma, su iniziativa del sindaco tarantino Ippazio Stefano, una riunione tra dieci sindaci di città con insediamenti siderurgici. Tema dell’incontro è una “disamina delle criticità – spiega una nota – del comparto siderurgico e del rapporto con il territorio in una visione attuale e prospettica”
Nel frattempo nelle vie di Taranto è comparso un grande cartellone pubblicitario con la foto dei fumi notturni dell’Ilva e la scritta: “I bambini di Taranto vogliono vivere”. Il manifesto sarebbe stato fatto affiggere da un gruppo di genitori tarantini e la foto sta spopolando sui social network.
taranto
Tuttavia la questione resta molto delicata anche in termini di occupazione. Dopo le proteste dei lavoratori dell’Ilva a Genova, oggi la Uilm esprime la propria soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento al dl Ilva che “assegna l’integrazione al reddito dei lavoratori” al “70% e conseguentemente l’utilizzo dei contratti di pubblica utilità”. Il segretario ligure Uilm, Antonio Apa, ha sottolineato che ciò è stato possibile anche grazie all’accordo di programma di Cornigliano: “Questa è la dimostrazione vera che il Governo si è mosso nell’ambito dell’applicazione dello stesso accordo”. Una buona notizia – conclude – che premia la costanza e la mobilitazione dei lavoratori. Con questo spirito domani affronteremo l’assemblea degli iscritti Fim e Uilm sapendo che allo stato attuale nessuno sta mettendo in discussione l’accordo di programma”.

Redazione Avanti!

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