sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dipendenti pubblici,
non sono tutti uguali
Pubblicato il 20-01-2016


I diritti dei cittadini, i servizi pubblici e l’efficienza della macchina amministrativa pubblica dipendono solo dall’assenteismo o dalle false timbrature di una parte del personale e dei dipendenti pubblici? A me pare di no, anche se il fenomeno va combattuto e debellato nelle forme più incisive e giuste.

L’efficienza delle istituzioni, la loro capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini non sono soltanto, un problema di forma di governo e di adeguamento degli assetti e delle procedure degli organici politici. I cittadini attendono da tali organi decisioni tempestive e obiettivi chiari di azione pubblica.

Ma l’impatto immediato e diretto non lo hanno né con il Governo, né con il Parlamento, lo hanno con gli uffici, con i servizi, con gli apparati ai quali in sede nazionale e locale sono affidati l’esecuzione di quelle decisioni e il perseguimento di quegli obiettivi. È qui la realtà su cui le istituzioni vengono quotidianamente e concretamente misurate rispetto alle aspettative di chi ne ha bisogno; ed è qui che anche le migliori promesse si infrangono contro il muro delle omissioni, dei ritardi, della subordinazione dell’utente alle esigenze degli addetti ai lavori. La mancanza di una “macchina” amministrativa pubblica adeguata costituisce uno degli handicap più gravi del Paese: impedisce un efficace attuazione delle politiche regolatorie, di quelle tradizionali ed ancora più di quelle necessarie a comporre i nuovi conflitti; preclude i controlli sulle attività private (da quelli fiscali a quelli ambientali, a quelli ispettivi sul lavoro); ostruisce i canali per una tempestiva politica di incentivazione e di salvaguardia dell’ambiente: rappresenta un impedimento alle stesse politiche di redistribuzione del reddito in quanto ostacola obiettivi fondamentali come l’equità fiscale e distorce i canali di trasferimento delle risorse.

A sua volta la mancanza di una adeguata organizzazione dei servizi svuota i diritti sociali di cittadinanza, il cui effettivo esercizio, soprattutto per chi ha più bisogno, dipende interamente dalla facilità dell’accesso e dalla congruità delle prestazioni fornite dagli stessi servizi.

Gli utenti sono i primi a percepire questa deformazione e sono portati ad imputarla ai dipendenti pubblici che hanno di fronte. Non è giusto.

Sono milioni i dipendenti dello Stato, degli Enti Locali, delle Aziende Pubbliche e di sicuro ci sono fra loro persone che timbrano e scappano, altre non attente ai compiti e ai doveri che avrebbero.

Ma nella larghissima maggioranza si tratta di cittadini male utilizzati, poco motivati, prigionieri essi stessi di una macchina che non sa valorizzarli né chiamarli alle loro responsabilità.

Per questo la rivoluzione riformista nella pubblica amministrazione è un grande impegno, che può tradursi in beneficio per tutti.

Antonio Giansanti
Segretario regionale organizzativo PSI Basilicata

 

 

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