venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Diritti umani. All’Iran
il primato delle esecuzioni
Pubblicato il 22-01-2016


Iran impiccagioni condanne a morteLa fine delle sanzioni all’Iran e la visita e del presidente Rouhani a Roma ci spinge a una nuova riflessione sui rapporti di questo grande paese con l’Occidente, l’Europa e il nostro paese. Anche le reazioni di molti che ci hanno inviato messaggi, taluni influenzati da fanatismo nazionalistico, altri semplicemente per disinformazione sul “caso Iran” ci hanno stimolato a chiarire alcune cose.

Innanzitutto è ormai sotto gli occhi di tutti la diffusa informazione sul programma nucleare, sulla crescente violazione dei diritti umani, sulla crisi economica, sul massiccio finanziamento (diretto e indiretto) del terrorismo internazionale, con particolare riferimento alla Siria, Iraq e Yemen. Ne parleremo.

Intanto constatiamo che in generale l’informazione dei giornaloni, dei telegiornali e della radio non tiene in alcun conto delle altre fonti (ad esempio quelle della resistenza e delle voci comunque critiche verso il regime degli ayatollah ). E poi da qualche tempo vado registrando una fioritura di “esperti dell’Islam”, che sostengono tesi, in modo sofisticato o smaccatamente di parte, di sostegno al regime di Teheran. Molti di questi cosiddetti esperti sono certo che li troveremmo sul libro paga del ministero dell’Informazione iraniano, a cominciare da quelli che vanno a Teheran quasi una volta al mese, e raccontano davanti a una telecamera quanto è bello vivere nella “culla della civiltà “ di questo “libero e meraviglioso paese”.

A questo proposito, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati di qualche giorno fa, ho suggerito al “Comitato dei parlamentari e dei cittadini per l’Iran libero“ di invitare, in una serie di incontri,  i direttori dei maggiori giornali italiani, dei  tg e delle radio nazionali, oltre che i dirigenti della Fnsi (Federazione nazionale della stampa), al fine di sensibilizzarli sulla necessità di una informazione corretta che tenga conto sempre delle “altre fonti”. Un tempo si diceva “promoviamo una controinformazione”. In questo caso è più semplice impegnarsi per una informazione completa, pluralistica e corretta, soprattutto per i tg e le radio del servizio pubblico. Il presidente del Comitato, l’on. Achille Totaro , mi ha ringraziato per la proposta, impegnandosi a realizzarla in tempi brevi. C’è solo da sperare che anche la Fnsi dia una risposta positiva a questa esigenza.

Troppo spesso si è infatti accreditata nell’opinione pubblica italiana l’immagine di un Iran moderato, che garantisce la democrazia, la libertà e i diritti umani, a cominciare dalle donne. Sì, queste ultime, dicono gli estimatori, devono portare il foulard al capo per ragioni religiose, ma possono truccarsi, vestirsi liberamente, andare a ballare senza essere accompagnate, ecc.,ecc. Sappiamo bene che si tratta di falsità, ma purtroppo queste bugie vengono pubblicizzate sul web e ci sono anche gli ignari, i disinformati che ci credono e “ne fanno tesoro”, come fossero la verità assoluta.

Ma vediamo come stanno veramente le cose.

I diritti umani. L’Iran ha il primato delle esecuzioni nel mondo. E’ vero, il primo posto assoluto è detenuto dalla Cina (con 5000-10 mila fucilazioni l’anno, ma il gigante asiatico ha una popolazione di un miliardo e 300 mila abitanti). Dal 2013, secondo un Rapporto del “Comitato”, sono state impiccati 2.677 uomini e donne, compresi dei minorenni. A questo proposito già nell’ottobre scorso Amnesty International denunciava “l’esecuzione di due minorenni in soli pochi giorni: una sfida al sistema giudiziario minorile”. Lo stesso segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, dichiarava che “la sconcertante furia omicida dell’Iran, con quasi 700 persone messe a morte solo nel secondo semestre del  2015 (cioè tre persone al giorno passate per le armi), fornisce un’immagine sinistra di un apparato dello Stato che compie omicidi premeditati e legalmente giustificati su vasta scala”.

Dall’inizio di quest’anno (due settimane circa) il regime ha fatto impiccare, all’interno delle carceri e nelle piazze di diverse città  (Rasht, Yazd, Shiraz, Bojnourd, Karaj, Zanjan, Sari, Mashhad, Khorramabad, Shabestar e Khoy), 53 detenuti, per reati politici o magari spacciati per “reati comuni”.

I detenuti, accusati di reati di opinione, aumentano ogni giorno (sono stati almeno 30 mila, dal 1988). Anche i giornalisti ne sono vittime. Il Consiglio della resistenza osserva che “l’Iran è la più grande prigione per giornalisti di tutto il Medio Oriente “. Effettivamente sono diverse decine oggi i giornalisti in carcere, dove viene praticata la tortura su vasta scala. L’Iran è anche un grande acquirente di apparecchiature per il filtraggio e la censura di Internet: cinque milioni di siti vengono ogni giorno passati al setaccio, cancellando quelli dedicati alle questioni sociali, ma anche alla cultura e alle news, filtrando anche i blogs e i social.

Continua, con maggiore accanimento del passato, la repressione delle minoranze etniche e religiose. Sono particolarmente presi di mira le comunità cristiane (sacerdoti arrestati di frequente, chiese chiuse e trasformate in “centri di preghiera islamici”,ecc.).

Anche nei confronti delle donne il regime non risparmia  la repressione. E’ sempre molto attiva la “polizia religiosa “, che controlla come si vestono le donne, se portano gioielli, se si truccano, se bevono alcol, se escono di casa da sole… Alla faccia di chi sostiene che “sono donne libere”.

Sono poi sempre più diffuse le violenze, promosse o “coperte” dal regime, di bande criminali che sfregiano con l’acido ragazze e donne godendo di totale impunità. Uno dei casi più recenti è quello dell’ottobre scorso dove queste bande hanno aggredito con l’acido più di 25 donne nelle città di Isfahan, Kermanshah e Teheran. Le donne continuano ad essere impiccate (in taluni casi ancora lapidate) per adulterio. Una ragazza di 26 anni, Rayhaneh Jabbari, è stata condannata a morte e impiccata perché ha avuto il coraggio di ribellarsi al suo violentatore (un agente dell’Intelligence); un’altra, Atena Farghadan, è stata processata il 19 maggio 2015 e condannata a quasi 13 anni di carcere perché “colpevole” di aver disegnato una vignetta. L’accusa era di “diffusione di propaganda contro il sistema”. L’elenco di questi “reati” è molto lungo, ma un’idea l’abbiamo data della libertà di questo regime “democratico”.

Ci preme ora ricordare anche l’ambiguità di Teheran in politica estera.

Il presidente Obama, alla fine, si è convinto che il modo più rapido ed efficace per sconfiggere il Daesh/ Isis e’ di lasciare in vita (almeno per un po’) la dittatura di Assad. Forse hanno giocato gli interessi petroliferi dell’Iran, la contropartita al blocco del programma nucleare dei mullah (su cui non ci convince il sistema dei controlli Aiea, che potrebbe ritardare, ma non fermare del tutto, il proseguimento dei progetti nucleari iraniani), le forti pressioni della Russia.

Il risultato però è che l’Iran, con la fine delle sanzioni, ha vinto sull’Occidente, su tutta la linea: è rientrato nell’economia mondiale, potrà recuperare i 100 miliardi di dollari, congelati nelle banche mondiali, tornerà ad esportare petrolio, aumentando la produzione e danneggiando gli altri paesi del Golfo (Arabia Saudita, in particolare), ha scambiato prigionieri con gli americani. E soprattutto avrà maggiore libertà di azione in Medio Oriente continuando a sostenere il regime di Assad. Le denunce di qualche tempo fa stanno trovando una puntuale conferma negli avvenimenti degli ultimi giorni. L’ex ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Sail al-Faisal, aveva dichiarato più di un anno fa che “l’Iran era la forza di occupazione in Siria”; numerosi ex funzionari e politici del regime di Assad, fuggiti all’estero (compreso l’ex primo ministro) hanno affermato che gli iraniani gestivano da tempo gli affari politici, militari e la sicurezza del dittatore siriano.

Oggi, secondo informazioni del Consiglio della resistenza iraniana (presieduto da Maryam Rajavi), rese pubbliche il 30 novembre scorso, il numero dei pasdaran in Siria è di almeno 5000, a cui si devono aggiungere oltre 25mila Hezbollah della milizia irachena e di mercenari afghani e pakistani al servizio dell’Irgc (il Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane ). L’Iran, inoltre, ha inviato numerosi alti comandanti dell’Irgc in Siria per coordinare e controllare tutte le operazioni di guerra. Negli ultimi mesi sono stati uccisi, in seguito ai bombardamenti e altre operazioni belliche, ben 16 “brigadieri generali”, oltre a un centinaio di ufficiali,iraniani.

C’è da aggiungere che, secondo alcune stime (come quelle di Boomberg del giugno 2015), l’Iran contribuisce ogni anno con 12-15 miliardi di dollari al finanziamento del regime dei Assad. In altre parole, Teheran ha versato, dall’inizio delle rivolte popolari in Siria, oltre 60 miliardi di dollari. Senza questo massiccio aiuto finanziario il regime di Assad sarebbe crollato da tempo.

Un bel promemoria per l’Europa e per il governo italiano. Credo che abbia pienamente ragione Tzipi Hotovely, vice ministro degli Ester di Israele, quando, in una recente intervista, ha dichiarato: “L’Italia alzi la voce con l’Iran”. E forse è necessario aggiungere che gli interessi petroliferi (e l’altro business) non ci facciano dimenticare di sostenere con continuità e convinzione tutti coloro che lottano per la libertà e la democrazia in Iran.

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Un paio di anni fa ebbi occasione di trascorrere una giornata in compagnia di due cittadini iraniani, in visita turistica in Europa. L’incontro fu del tutto casuale e, forse proprio per questo, più “vero”. Uno musulmano, un altro cristiano. Entrambi sui trentacinque-quaranta anni. Il cristiano con veemenza, il musulmano più velatamente, mi descrissero l’Iran di oggi come una specie di prigione a cielo aperto. A colpirmi fu soprattutto la circospezione, il timore di essere ascoltati da qualcuno. Fatta salva la possibilità che i due esagerassero o avessero ragioni personali per colorare il quadro con tinte forti, devo ammettere che i loro racconti, con cui non intendo tediare chi dovesse leggere questo commento, mi impressionarono. Oltre alla paura, evidente, di poter essere ascoltati da qualcuno, ricordo il loro frequente: “tell everyone about Iran, let people in Europe know we are living in a state of terror. In Iran you can be arrested for any thing…”
    Ora, più che il numero di esecuzioni, a farmi paura è la possibilità che molti dei condannati non vengano neanche processati e giudicati con equità. Questo è l’Iran al quale il nostro Occidente stende tappeti e apre le porte di casa?
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

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