domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Doc congressuale – RIPARTIRE DALLO SPIRITO DI VENEZIA
Pubblicato il 20-01-2016


RIPARTIRE DALLO SPIRITO DI VENEZIA

La proposta politica della sinistra per il congresso del PSI

Primi firmatari: Marco Andreini, Mario Michele Pascale ed Enrico Ricciuto

***

Democrazia è libertà di scelta tra diverse posizioni. Democrazia è libertà di espressione: nella cornice di una appartenenza certa ognuno di noi ha il pieno diritto di esporre la sua idea di socialismo ed investire con proposte politiche il partito e le sue rappresentanze amministrative e parlamentari.

Democrazia è espressione della libertà: esporre un’idea presuppone l’essere ascoltati e valutati, nonché un peso specifico all’interno degli organismi dirigenziali ed operativi.

Democrazia è, come diceva Giorgio Gaber, partecipazione. Fare parte di una comunità politica vuol dire, responsabilmente, partecipare alle decisioni ed essere sempre disponibili al confronto: i nostri compagni di partito, indipendentemente dalla diversità di sfumature, sono per noi preziosi. I nemici sono altri e sono fuori dal PSI. Sono in tanti quelli che vorrebbero vedere il funerale del socialismo italiano. A maggior ragione è necessaria la massima coesione interna.

Tutto questo si basa su di un patto politico primigenio, alla base di ogni aggregazione politica. Questo legame dice che, all’interno delle organizzazioni, si discute per arrivare ad un obiettivo condiviso. Quando ciò non è possibile, perché non sempre è possibile condividere tutto, le maggioranze governano e le minoranze lo accettano. Di converso le maggioranze lasciano piena agibilità politica alle minoranze e le coinvolgono nella gestione attiva del partito, sia a livello decisionale, che nelle articolazioni politiche all’interno del partito, che nella struttura interna.

E’ nostra intenzione, come sinistra socialista, proporre un netto cambiamento nel PSI, per il PSI. Non esistono camerieri, non esistono padroni e non esistono appestati da mettere in un angolo. Esistono solo i socialisti, che vanno trattati tutti con il medesimo rispetto umano e politico, perché appartenenti alla stessa famiglia. In questo quadro una eventuale diversità di posizioni è da considerarsi come una ricchezza. Noi ci impegneremo affinché “i cento fiori” del socialismo sboccino all’unisono, illuminando in maniera coerente il panorama politico italiano.

Con questo presupposto la sinistra socialista si presenta al congresso del partito. Essa è, nella sostanza, mossa dalla stessa intenzione che la guidò al congresso di Venezia. Spirito che poi andò tristemente disperso per colpa di pochi. Ed è proprio dallo spirito di Venezia che noi ripartiremo per ridare slancio all’identità politica e alla prassi socialista.

TRADIZIONE, ATTUALITA’ E FUTURO DEL SOCIALISMO

Ritrovare la via maestra del socialismo italiano richiede una ricerca sulle sue radici profonde ed una loro traduzione nel tempo che viviamo. Un filo rosso segnala i passaggi più significativi della nostra tradizione: da Turati a Matteotti, da Pertini a Nenni e a Lombardi, per non dire di tanti altri, e infine a Craxi che ha rappresentato l’ultima stagione importante del socialismo italiano.

Da tutti abbiamo tratto quello che è il nostro DNA: diritti civili e sociali, la pace, le riforme in economia e in materia di lavoro e, sopra tutto, l’amore per la nostra autonomia politica.

In particolare dobbiamo a Craxi sia un’idea forte in politica estera che un visionario ammonimento sulla globalizzazione: “Dietro la cosiddetta longa manus della globalizzazione” diceva l’ex segretario “si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”. Previsione che oggi è di stringente attualità. Già con Andrea Costa, primo deputato socialista eletto in Romagna, i socialisti mostrarono il loro volto pacifista. Un principio, quello della pace, che fu fortemente ripreso dal Presidente Pertini. E’ indubbio che il riformismo socialista abbia sempre avuto una propensione all’azione concreta e di governo. Nei municipi ha reso possibile la costruzione di strumenti di difesa dei meno protetti, come con le cooperative, le mutue, le scuole di alfabetizzazione, le leghe, il sindacato. Ma è stata proprio questa propensione che ha di volta in volta esposto il socialismo italiano, di fronte al più forte partito comunista dell’Europa occidentale, a grandi difficoltà organizzative e politiche, rendendo difficile il suo cammino.

Autonomia contro le sirene del potere, autonomia dai comunisti sia nei governi locali che nell’associazionismo, la presenza di un Pci amico/nemico, hanno spesso lacerato il nostro tessuto politico ed ideologico. Molto meno lacerante la dialettica interna, a volte anche aspra, ma quasi sempre tutta politica, tra le diverse concezioni dell’autonomia socialista in Nenni e Lombardi.

Il punto, ora come ieri, era quello di separare o meno lo stare al governo dall’azione politica del partito.

In definitiva se governare con la DC doveva significare rinunciare, e in quale grado, alla libertà di manovra sulle alleanze negli enti locali e nel tenersi le mani libere su temi che non potevano essere condivisi con l’alleato democristiano: i diritti civili, le riforme economiche e sociali, in primis. Eppure, nazionalizzazione dell’energia elettrica, istituzione delle Regioni, la scuola media unica, lo statuto dei lavoratori, la legalizzazione dell’aborto e il divorzio furono conquistati. Ma tante furono anche le incertezze del Pci che resero aspro il cammino della modernizzazione del paese: l’articolo 7 della costituzione, il referendum sulla repubblica, il voto alle donne e lo stesso statuto dei lavoratori.

Riproporre oggi la dialettica tra chi è più autonomista è utopistico. Manca innanzitutto un rapporto di forza accettabile rispetto alle formazioni politiche di maggior peso. Perciò, dividersi sul concetto di “autonomia” sarebbe per noi mortale e porterebbe, come in parte sta portando, in due direzioni: 1) il disimpegno di vecchi militanti e l’inaridimento dell’approdo verso il Psi delle nuove generazioni; 2) la diaspora su due fronti, verso il Pd e verso una nuova sinistra che lungi dall’irrobustire, per contrappeso, l’asse della politica italiana a sinistra lo fiacca.

E’ ingeneroso scaricare le colpe delle nostre debolezze sugli altri. E’ stato evidente il ritardo con il quale il partito, a suo tempo, ha affrontato le cause che hanno fatto esplodere la questione morale. La magagna non risiedeva soltanto nell’inesatta percezione di quello che stava accadendo, bensì nell’inadeguatezza del tessuto del partito a produrre anticorpi. Eppure qualcuno aveva già segnalato questa possibile deriva …

L’essere “solo governativi” mutò la composizione antropologica del partito, interessata molto più alla gestione amministrativa che alla linea politica. Se è vero che c’è stato accanimento contro di noi è altrettanto vero è che noi non eravamo minimamente attrezzati per fare argine.

Chiediamo che il partito, con estrema laicità e al di fuori dei dogmi della memoria storica, percorra due direzioni parallele: da un lato rafforzare la quantità e la qualità delle nostre rappresentanze amministrative. Dall’altro di chiarire la nostra linea politica, sopratutto per rendere chiaro quale parte del paese rappresentiamo e perché, facendo luce sui metodi e gli strumenti di questa rappresentazione. Il rapporto con il Partito Democratico deve essere una conseguenza di questa riflessione.

UN PARTITO NUOVO. UN PARTITO PIU’ GIOVANE

Quest’anno in Sicilia si terrà il Summer Camp dei Giovani Socialisti Europei. Un momento formativo di grande importanza. Una iniziativa che deve farci riflettere sul messaggio che vogliamo lanciare alle nuove generazioni, ai socialisti che verranno. Troppe volte all’interno del nostro partito c’è stata e c’è una volontà di esaltarsi per le vicende del nostro passato. Il passato è diventato storia, modello ed esempio per il futuro. Noi, però, dobbiamo guardare avanti, chiedendoci in che modo si possano coniugare, oggi, democrazia, libertà e giustizia sociale nei nuovi luoghi di lavoro e di aggregazione sociale.

Riteniamo fondamentale la creazione, all’interno del nostro partito, di una vera e propria “scuola politica”, un luogo di formazione culturale, ideologica, addestrativa ed amministrativa, di una nuova classe dirigente che sappia rispondere alle sollecitazioni della società italiana, sostenendo le esigenze territoriali e confrontandosi, con successo, con le sfide politiche nazionali ed europee. Chiediamo che il Partito Socialista dedichi, con chiarezza, risorse economiche ed umane alla “scuola politica”, individuando un soggetto responsabile di questa struttura.

IL CONTESTO INTERNAZIONALE

L’Italia non riesce a farsi notare tra le nazioni d’Europa. Siamo ben felici che non si distingua per un bellicismo esasperato. La pace è il caposaldo del socialismo. Siamo molto meno contenti del fatto che il nostro paese, tranne pochi passaggi spot, funzionali alla visibilità del governo e del premier in patria, sia priva di una incisiva proposta ed iniziativa. Da socialisti noi tutti ricordiamo la politica internazionale dei governi di centro sinistra, in primis di Craxi. Il nostro fiore all’occhiello fu il capolavoro sulla questione palestinese, ma ottimo anche il dialogo con i paesi dell’Africa che affacciano sul Mediterraneo e grande era il rispetto che ci siamo guadagnati in Europa. Fummo anche in grado, con i fatti di Sigonella, di mostrare i muscoli all’alleato americano. Il messaggio agli States era chiaro: alleati si, ma non servi. Il rispetto della altre nazioni lo abbiamo guadagnato non con i carri armati, ma agendo su due direttrici ben precise: il dialogo Est Ovest e la solidarietà Nord Sud del mondo. Oggi quel prestigio è solo un ricordo. La nostra politica internazionale va al rimorchio di idee partorite altrove: necessariamente copre non l’interesse nazionale, ma gli imperialismi altrui. Vedi il caso, emblematico, della Libia e la nostra assenza sulla cosiddetta “primavera araba”. Un tempo non lontano la sinistra italiana soccorreva i movimenti ed i partiti che condividevano la nostra stessa visione del mondo o che, semplicemente, lottavano contro le destre. Spagnoli e greci studiavano democrazia e libertà a via del corso e in via delle botteghe oscure. Oggi, di fronte a chi combatte contro la barbarie, ci voltiamo dall’altra parte o, peggio, siamo prodighi di pacche sulle spalle prima di voltarci dall’altra parte. Attenti, purtroppo, non all’esportazione della libertà e della giustizia sociale, ma ai desiderata degli alleati.

La nostra proposta al Partito è quella del recupero di una forte iniziativa politica, che veda la nostra diplomazia tessere la trama di un nuovo dialogo tra Washington e Mosca, il recupero dell’Iran all’interno del consesso internazionale, una chiarificazione con gli “alleati” in medio oriente, in primis con Turchia ed Arabia Saudita, sui loro rapporti con l’Isis e l’integralismo islamico. Bisogna anche evitare che la questione palestinese venga dimenticata, rilanciando la soluzione “due popoli, due stati”. Compito dell’Italia, inoltre, dovrebbe essere quello di lanciare una grande offensiva mondiale sui diritti umani: chi vuole l’aiuto dell’Occidente deve abolire, de minimis, pena di morte, tortura, prigionia politica, discriminazione sessuale e di identità sessuale.

L’EUROPA E IL SOCIALISMO EUROPEO

Ma l’Europa esiste? A guardare, sentire e sfogliare i media mainstream, si direbbe di no. Le questioni in rilievo sono solo economiche e Mario Draghi è molto più conosciuto di Gianni Pittella. L’uomo dei soldi conta più del rappresentante eletto dai cittadini. Dal punto di vista degli uomini e delle donne d’Europa l’Unione è qualcosa di lontano, etereo, che colpisce e punisce con procedure di infrazione. Detta limiti, senza dare opportunità. Che elargisce i famosi fondi europei, che nessuno sa bene come funzionino e come si faccia a beneficiarne. La burocrazia legata all’Europa è feroce. Parla una lingua propria, è casta tra le caste. Si auto rappresenta escludendo e non semplificando le procedure. Il risultato è che solo pochi esperti frequentatori di corridoi e postriboli possono trarre beneficio dall’Europa. La maggioranza viene respinta. Questa non è cittadinanza. Gli Europei non si riconoscono nell’Europa in quanto istituzione. Bruxelles non riesce a dare il “la” ad una comunità politica. Allo stesso modo il PSE resta un animale strano, del quale si parla, fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, solo in concomitanza con le consultazioni europee. Resta una federazione di partiti, anch’esso, al pari dell’Unione, non riesce a diventare comunità politica.

L’Europa è vista dalla Russia con sospetto. Come il trampolino di lancio della NATO. Oggettivamente Mosca non ha tutti i torti. In genere l’ingresso nell’Unione europea precede di poco l’assorbimento militare nel Patto Atlantico. L’Europa non ha un esercito proprio (tanto ci pensa la NATO), non ha una politica estera coerente, non riesce ad identificare come proprie le frontiere. Il caso dei flussi migratori è emblematico. Il problema era degli italiani e dei greci, al limite degli spagnoli, ma non dell’Unione. E rimane tale nonostante le “operazioni simpatia” della Merkel. L’Europa è succube del rapporto con gli Stati Uniti, da un lato, e del protagonismo degli stati nazionali dall’altro. Quando si muove lo fa con la grazia di un elefante ubriaco, ottenendone gli stessi risultati.

La nostra proposta al Partito è che il PSE passi da federazione di partiti ad unica entità politica capace di assorbire in se tutte le particolarità nazionali. E’ indubbio che l’esperienza mediterranea, fatta di battaglie sull’accoglienza dei profughi, di limitazione della indebita pressione del mondo finanziario, di libertà e partecipazione democratica, contamini positivamente il PSE. In questa ottica approviamo la proposta del segretario uscente tesa a creare una summa politica dei socialismi del Mediterraneo. Un drastico ridimensionamento della burocrazia dell’Unione ed una semplificazione nelle procedure orientata alla partecipazione dei cittadini è necessaria. Così come è necessario che l’Europa sappia emanciparsi a livello di politica estera. Pienamente interna all’Occidente, ma non succube di nessuno. Il destino dell’Europa è quello di mediare tra Stati Uniti e Russia, facendo si che il vecchio continente torni al centro della politica mondiale.

LA LEGGE ELETTORALE

Il nostro partito ha presentato una proposta di legge di riforma elettorale volta a consentire che il premio di maggioranza previsto per la lista vincitrice del ballottaggio elettorale sia condivisa con i vari partiti in coalizione anziché attribuita soltanto al primo partito. Valutiamo questa iniziativa positivamente. Registriamo però, comunque, una forte corrente di pensiero, molto rappresentata in parlamento, che vuole azzittire per sempre le piccole realtà politiche come la nostra. Vediamo, con tristezza, che è destinata a sopravvivere la discutibile prassi dei “nominati”, attraverso i capilista bloccati. Compito dei socialisti in questo congresso dovrà essere quello di favorire il rinnovamento della classe dirigente attraverso la selezione di compagni il più possibile lontani dalle scelte individualistiche che hanno portato alcuni nominati in Parlamento ad abbandonare il Partito Socialista per scelte più favorevoli sul piano esclusivamente personale.

Chiediamo, quindi, che in caso di non accoglimento od insabbiamento della nostra proposta di legge il congresso consideri l’adesione al referendum abrogrativo della legge elettorale denominata “Italicum”. Nel caso in cui le eccezioni sul premio di maggioranza alla lista arrivino di fronte alla Corte Costituzionale chiediamo che il partito si costituisca in giudizio perorando la cancellazione degli aspetti incostituzionali della legge.

Inoltre, in ordine alla previsione dei capilista bloccati, invitiamo il congresso nazionale a stabilire regole certe per la determinazione dei soggetti capilista, anche attraverso l’utilizzo del sistema delle primarie.

L’AMBIENTE. ALLA RICERCA DELLA COERENZA ITALIANA

Alla recente conferenza sul clima di Parigi la distanza tra le affermazioni promozionali del nostro governo a favore della battaglia contro i gas serra, stridevano con una realtà nazionale fatta di immondizia e carbone bruciati allegramente. L’immondizia combusta libera diossina. L’incidenza dei tumori nelle località che ospitano le centrali alimentate a carbone è, de minimis, sette volte più alta della media nazionale. Eppure, la nostra azienda elettrica nazionale è leader per la produzione di energie rinnovabili … in Sud America.

La nostra proposta al Partito è quella di dare maggiore impulso alle energie rinnovabili. Una spinta che deve essere a maggior ragione più forte all’interno dei nostri confini e che passi dalla redazione di un preciso piano di chiusura delle centrali a carbone, cui segua una loro ristrutturazione in funzione delle rinnovabili. Proponiamo che il nostro Partito si batta per l’eliminazione dei termovalorizzatori previsti dal governo, a tutela della salute dei cittadini.

LIBERI TUTTI. LE NUOVE FRONTIERE DEI DIRITTI

La bella che è addormentata/ha un nome che fa paura/libertà, libertà, libertà”. Questa sezione non può che aprirsi con la citazione da “In nome del popolo sovrano” di Luigi Magni. La prima delle libertà è quella dal bisogno. Diceva Sandro Pertini che un uomo che non riesce a soddisfare le necessità della propria famiglia non è un uomo libero. La libertà si può solo costruire liberando gli uomini e le donne d’Italia dal bisogno. A seguire vengono i campi di battaglia sui quali combattere. Anzitutto la laicità, dove lo sforzo va su due fronti. Limitando l’intromissione religiosa sui fatti della res publica e liberando noi stessi dall’idea che solo la chiesa cattolica rappresenti politiche di sinistra. L’attenzione della chiesa alla povertà, ad esempio, va in direzione di una mediazione che lascia inalterati gli equilibri sociali. Noi, da socialisti, dovremmo lavorare affinché i poveri del mondo siano protagonisti. C’è una grande differenza che, per adoperare una metafora, è la stessa che c’è tra il becchino ed il medico. Ambedue si occupano del corpo umano. Uno prende atto di quel che è successo ed agisce di conseguenza e l’altro fa di tutto per curare, guarire e ridare vigore. Inutile dire che, all’interno di questa immagine, i medici siamo noi socialisti.

L’Italia è anche il paese in cui la parità di genere, in politica come nel mondo del lavoro, stenta ad imporsi. E’ il luogo in cui si uccide e si tortura, fisicamente e psicologicamente, “per amore”. E’ il luogo in cui dichiarare la propria identità sessuale può condurre ad un pestaggio. Dichiarare le proprie preferenze sessuali implica l’essere messi all’indice, umiliati e discriminati. Dove abortire è consentito e contemporaneamente impossibile, perché i medici fanno quasi tutti obiezione di coscienza. Dove i diritti dei lavoratori sono costantemente sotto attacco. Dove una folle normativa europea, facilitata dall’inconsistenza valoriale di alcuni “nostri” rappresentati progressisti a Bruxelles, affossa il brillante lavoro svolto dal nostro parlamento in materia di diritti animali e di lotta alla vivisezione.

L’Italia è un luogo in cui l’omofobia, la misoginia, le derive autoritarie ed anti libertarie sono trasversali, sotterranee ma potenti e sempre pronte ad esplodere. Il ruolo dei socialisti deve essere quello delle sentinelle sulla trincea dei diritti individuali e collettivi.

I NUOVI SCENARI DELL’ECONOMIA ED IL MONDO DEL LAVORO

I paesi BRICS conquisteranno il mondo? Forse no, ma è indubbio che assisteremo, nei prossimi anni, ad un loro drastico aumento di peso economico e politico. La globalizzazione, mostruosa perché cancella senza pietà chi non è al passo con le verticalizzazioni dell’economia e chi è incapace di competere, ha anche un altro volto, che è quello della possibilità, da parte dei paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo, di riappropriarsi della propria autonomia, delle proprie risorse naturali e della giusta autodeterminazione economica. Ma questo processo è positivo se noi lo osserviamo da lontano e dal punto di vista dei soli indicatori statistici. Visto da vicino vediamo restrizioni delle libertà individuali e collettive, dei diritti dei lavoratori, della loro qualità di vita dentro e fuori i luoghi gli opifici, devastazioni ambientali ed esodi di intere popolazioni operate in nome del diritto al progresso.

Il progresso non sempre è positivo ed è foriero di nuove opportunità per i lavoratori. Dieci anni fa per far nascere un libro, ad esempio, era necessario il lavoro di molte persone. Oggi ne basta una, dislocata magari in India. I lavoratori estromessi dalle filiere non trovano più collocazione. Il progresso tecnologico taglia occupazione, non la crea. La piena occupazione sul modello keynesiano diventa una contraddizione in termini. Di fronte a questo scenario le possibilità sono due: piangere sul latte versato e camminare con la testa rivolta verso il passato, come l’angelo descritto da Walter Benjamin, o sfidare il futuro. Noi chiaramente, da socialisti, scegliamo la seconda.

Le modificazioni in materia di diritto del lavoro lasciano l’amaro in bocca. Lo statuto dei lavoratori e tutte le normative correlate furono una conquista dei socialisti del loro impegno e della loro capacità politica. Ma non possiamo restare ancorati al passato. Lo scenario attuale, fatto di una grande interconnessione economica, del nuovo peso dei paesi emergenti, di nuove tecniche produttive, ci costringono a rivedere i rapporti tra capitale e lavoro. Rivederli non significa svalutarli, ma riadattarli alle necessità attuali. I rapporti vanno rivisitati tenendo presente un concetto fondamentale: nel mondo della globalizzazione chi si ferma è perduto. Chi vuole smantellare il nostro sistema produttivo è un folle. Senza una struttura portante fatta di innovazione, di brevetti competitivi, di ricerca e di produzione specializzata, che a sua volta necessita di nuovi parametri di formazione, non andremo da nessuna parte.

Occorre quindi un’azione seria per rilanciare il sistema paese: più innovazione, difesa del nostro apparato produttivo, sostegno alla piccola e media impresa, meno pizze e meno mandolini …

LA GIUSTIZIA

Il Partito Socialista Italiano ha dato alla Repubblica i più autorevoli ministri della Giustizia. Giuliano Vassalli e Claudio Martelli su tutti, ispiratori di riforme quali l’istituzione della Procura Nazionale Antimafia e del Giudice di Pace. Negli ultimi anni abbiamo assistito alle peggiori contro-riforme con i peggiori ministri quali la Cancellieri e la Severino, veri e propri demolitori del diritto e del sistema giustizia. Occorre cambiare passo. L’introduzione della telematica nel processo civile non può dare alcun risultato senza l’ingresso di nuovo personale qualificato nei ranghi dell’amministrazione giudiziaria. La legge Severino è una pessima legge, discriminatoria ed anticostituzionale. Discriminatoria perché privilegia i parlamentari sugli amministratori locali. Incostituzionale perché viola il principio di presunzione di innocenza. La palese incostituzionalità della Severino ha portato a situazioni paradossali, delle quali la cronaca si è ampiamente occupata. Siamo vittime di leggi fatte con la pancia anziché con i principi della razionalità.

Chiediamo che il partito si faccia carico di una serie di norme che ridisegnino la geografia giudiziaria di Tribunali e Corti di Appello in ossequio alle esigenze di una giustizia anzitutto al servizio dei cittadini e non di fantomatici risparmi.

SICUREZZA E INCLUSIONE SOCIALE

La sicurezza è una condizione necessaria per lo sviluppo economico, sociale, culturale di ogni società. Ciò è prodromico per una buona convivenza sociale.

La sicurezza è anche quella di avere una casa, lavoro, salute, istruzione, ambiente di vita salubre. Si coglie allora il nesso che esiste tra welfare, qualità dei servizi pubblici e sicurezza.

In una società in cui c’è un aumento della ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi, con il conseguente aumento degli esclusi, le cui condizioni economico sociali si riversano sul piano del conflitto sociale su questioni che, pur essendone estranee, nei fatti diventano attinenti all’ordine pubblico, alla sicurezza, alla legalità, con conseguenze devastanti sotto il profilo della coesione sociale.

Nell’affrontare quindi il problema della sicurezza, non si vanno a garantire solo provvedimenti atti a garantire l’ordine pubblico pure se necessari, ma anche quelle politiche pubbliche che possono creare maggior senso di sicurezza nei cittadini.

Quindi integrazione e sostegno ai più deboli, creazione di luoghi di socializzazione, investimento nell’educazione.

In una società globalizzata avremo sempre più stranieri che si muovono sia per ragioni di lavoro, che perché fuggono da guerre. Gli extracomunitari sono persone diverse da noi per abitudini e stili di vita. La paura del diverso è irrazionale, per essere superata richiede iniziative per il dialogo e l’integrazione, politiche che ostacolano il formarsi di ghetti separati, pretendendo però da chi si trova nel nostro territorio, l’osservanza delle nostre leggi (pena l’espulsione), garantendogli nel contempo la tutela dei diritti fondamentali e l’accesso in tempo ragionevole alla cittadinanza.

Inoltre non si può pensare ad una sicurezza che si realizzi nel sacrificio di diritti e libertà.

Certo alcune limitazioni di diritti e libertà sono forse oggi inevitabili, ma mai consistenti in lesioni alla dignità dell’essere umano, mai finalizzato a reprimere il dissenso anche nelle sue forme più radicali, purché non violente e non in contrasto con la legge.

Dobbiamo contrastare l’idea che la sicurezza sia un costo da limitare: per cui bisogna tendere al massimo sforzo per veicolare quante risorse possibili nelle politiche di prevenzione sociali e nei settori che operano in tale contesto.

Perché la sicurezza è un diritto irrinunciabile, e i diritti non si tolgono, ma si difendono.

SOTTOSCRIVONO IL DOCUMENTO I COMPAGNI:

Marco ANDREINI, Direzione nazionale

Mario Michele PASCALE, Consiglio nazionale, responsabile cultura della federazione di Roma

Enrico RICCIUTO, Direzione nazionale

Regina D’ERAMO, Consiglio nazionale

Lorenzo CORELLI, Consiglio nazionale

Franco BENAGLIA, Direzione nazionale

Monica RICCI, Consiglio nazionale

Gennaro MANCINO, Consiglio nazionale

Michele FERRO, Consiglio nazionale

Roberto BULGARINI, Consiglio nazionale

Maria Luisa CHIRICO, Consiglio nazionale

Angela BURLANDO, Consiglio nazionale

Piero RAMOINO, Consiglio nazionale

Maurizio MOLINARI, Consiglio nazionale

Gianfranco SALVUCCI, Consiglio nazionale

Carlo CUNEO, Consiglio nazionale

Diego RUFO, Consiglio nazionale

Marina LOMBARDI, Direzione nazionale, sindaco di Stella

Elisa GAMBARDELLA, Direzione nazionale

Simona RUSSO, Consiglio nazionale

Claudio BUCCI, Segreteria nazionale

Hanno aderito, alla data del 7 marzo 2016, i compagni:

Paola PATRIGNANI, commissione nazionale di garanzia. Sergio ALONZI, direzione regionale Lazio. Enrico Maria PEDRELLI, segretario regionale FGS Emilia Romagna. Nadia BUTINI, federazione di Novara. Graziano LUPPICHINI, direzione regionale Toscana. Stefano PASQUALETTI, segreteria regionale Toscana. Riccardo PASQUALETTI, esecutivo federazione Pisa. Paolo SARTORI, federazione di Bologna. Mauro LANZA, esecutivo Civitavecchia. Katia BENCI, esecutivo Civitavecchia. Riccardo CABONI, federazione di Imperia. Monica ZAMPINI, segreteria federazione di La Spezia. Roberto BABBINI, direttivo provinciale federazione La Spezia. Carlo Antonio BIDONI, coordinatore regionale FGS Sardegna. Francesco BRAGAGNI, segretario federazione di Rimini. Arcangelo MERELLA, segreteria regionale Liguria. Iris Fiorella ARGELASSI, federazione di Pisa, capogruppo PSI comune di Guardastallo. Rosario Raffaele LONGO, segretario FGS Umbria. Maria Adele BERTI, segreteria regionale Marche. Bruno PISTOLESI, Direzione sezione Cecina. Fulvio PROIETTI, Consigliere della Città metropolitana di Roma capitale e Sindaco di Rocca Canterano.

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento