domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EFFETTO DRAGHI
Pubblicato il 21-01-2016


occhiolino 2 (2)Arriva un raggio di sole sulle borse europee dopo giornate altalenanti e burrascose, segnate dalle zavorrate degli sbalzi nei prezzi del petrolio e dalle banche in costante difficoltà. A far riguadagnare terreno ai listini europei sono bastate le rassicurazioni fatte in conferenza stampa dal Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Le parole di Draghi, subito dopo la riunione del direttivo, tranquillizzano i mercati su due fronti: il primo riguarda la possibilità di nuove misure da parte della Bce per far ripartire l’inflazione, il secondo è che l’autorità di vigilanza non chiederà nuovi rafforzamenti di capitale alle banche.
Il primo annuncio che arriva in conferenza stampa dal numero uno dell’Eurotower è quello relativo ai tassi di interesse che “rimarranno agli attuali livelli o a un livello più basso per un lungo periodo”. Il tasso principale di rifinanziamento resta al minimo storico dello 0,05%, quello sui depositi bancari a -0,30% e quello sui prestiti marginali allo 0,30%. Ma Draghi ha balenato comunque la possibilità di nuovi interventi a marzo: “Le misure annunciate a tutt’oggi, compresa la revisione decisa a inizio dicembre stanno funzionando, ma i rischi emersi nel frattempo, soprattutto sul fronte dell’inflazione, rendono necessaria una valutazione e, forse, una revisione” della strategia di politica monetaria nell’incontro in programma il 10 marzo. Il Presidente della Bce ha poi rimarcato la volontà della Banca centrale di fare tutto il possibile contro la deflazione in eurozona: “La Bce è pronta ad agire e a mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione entro il suo mandato per raggiungere l’obiettivo di un tasso d’inflazione vicino al 2%”. Draghi ha poi incalzato: “È chiaro che stiamo adattando i nostri strumenti alle condizioni che cambiano, stiamo facendo tutto quello che è necessario per il nostro mandato: non ci arrendiamo”.

Tanto è bastato per far ripartire i listini della borse del Vecchio Continente, nonostante l’avvio contrastato di Wall Street dopo l’inatteso aumento delle richieste di sussidi di disoccupazione negli Usa. Milano (Ftse Mib +3,7%) è la migliore seguita a distanza da Francoforte e Parigi (+1,4% entrambe), Madrid (+1,23%) e Londra (+1,05%). Merito dei bancari Mps e Carige, alle prese con ripetuti congelamenti al rialzo ed un balzo teorico rispettivamente del 35 e del 32%. Seguono Bper (+9,5%) e Unicredit (+8,42%). Rialzi in campo automobilistico per Fca (+4,76%), Ferrari (+2,85%), Volkswagen (+3,87%), Porsche (+3,59%), Renault (+3,44%) e Peugeot (+2,88%). In fermento le materie prime con Bhp Billiton (+5,77%), ArcelorMittal (+5%) e Glencore (+4,94%), spalleggiate dall’aumento dei prezzi dei metalli. Bene i petroliferi Seadrill (+11,08%) e Tullow (+4,99%) a differenza di Saipem (-6,05%), in vista delle condizioni dell’aumento di capitale.

Grande rassicurazione arriva poi proprio per l’Italia sempre più preoccupata per la questione banche. L’ex governatore della Banca d’Italia ha lanciato un’àncora di salvataggio attenuando i timori su un crack degli istituti di credito italiani. Il presidente Draghi ha spiegato le motivazioni del questionario inviato dalla Vigilanza a diverse banche nell’area euro, fra cui quelle italiane, che ha provocato forti tensioni in Borsa: “Non è un’iniziativa che vuole spingere le banche a risolvere urgentemente il tema dei crediti, sappiamo che ci vuole molto tempo”. Il senso del questionario “rientra nelle buone pratiche sulla gestione dei crediti deteriorati ed è stato inviato a molte banche in diversi Paesi”.
L’effetto Draghi si è fatto subito sentire a Milano e ha fatto crollare lo spread: il differenziale di rendimento Btp/Bund è precipitato sotto i 100 punti base, aveva aperto a 118, ora è a 99. Tutto questo nonostante l’ennesima chiusura in rosso per i listini asiatici, il crollo del rublo e il petrolio abbia chiuso in calo a New York, dove le quotazioni hanno perso il 6,71% a 26,55 dollari al barile.

Ora però la sfida è tutta aperta per mario Draghi che rischia di creare delle aspettative che potrebbero essere deluse a marzo, riportando al contraccolpo avuto a dicembre dopo la delusione degli operatori e degli investitori. Inoltre si teme il malcontento tedesco, la Germania è già irritata per il “quantitative easing”, mentre il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, commentando il crollo delle banche sostiene che governi europei hanno deciso “insieme” che non sarebbero più stati i contribuenti a dover sopportare il peso dei salvataggi bancari, optando per il coinvolgimento dei creditori privati. Il ministro ha poi ricordato: “Ora il bail-in sta creando molta instabilità perché i Paesi membri non erano preparati. Ma se vogliamo fare l’Europa più forte, il segreto è mettere in pratica quanto deciso e io amo dire ‘è l’implementazione, stupido’“.

Maria Teresa Olivieri

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