venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Foreign Fighters dell’Isis sul “piede di guerra” in Europa
Pubblicato il 26-01-2016


French soldier patrol near the Eiffel Tower in Paris as part of the highest level of "Vigipirate" securityIl direttore di Europol, Rob Wainwright, l’agenzia finalizzata alla lotta al crimine in Unione Europea, lancia l’allarme. “L’Isis sta programmando attacchi su larga scala in Europa”. Queste le parole pronunciate durante una conferenza stampa nell’ambito della riunione dei ministri dell’Interno europei.

Wainwright ha proseguito “Sappiamo che hanno una forte capacità di mettere a segno attentati su larga scala. Tutti i Paesi Ue lavorano per prevenire”. La Francia rimane l’obiettivo principale dei seguaci del califfo Al-Baghdadi con lo scopo di provocare stragi tra la popolazione civile. “Inoltre” aggiunge il direttore di Europol “ad una significativa proporzione di foreign fighters, il 20%, secondo una fonte, sono stati diagnosticati problemi mentali prima di entrare nell’Isis”.

Altre stime affermano che l’80% dei terroristi, prima di stringersi intorno alla bandiera nera Daesh, ha precedenti penali. Numeri preoccupanti, se si pensa che sono circa 5mila i foreign fighters che minacciano la culla della civiltà mondiale. A tenere il fiato sospeso è la possibilità di vedere un attacco in Europa simile a quello di Mumbai. La soluzione è di mettere al lavoro da subito più risorse per prevenire nuove stragi, ad esempio coordinando le Intelligence, creando un data base comune e il sostegno di esperti nelle inchieste nazionali sui casi di terrorismo.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano smorza i toni al termine della riunione Ue ad Amsterdam “Non c’è una minaccia specifica per l’Italia. Schengen è salva per ora. Abbiamo poche settimane per evitare che si dissolva tra gli egoismi nazionali”. Alfano ha ventilato l’ipotesi di realizzare degli hotspot nel nord-est italiano, a seguito della rotta balcanica percorsa dai migranti.

Gli Stati Uniti nel frattempo adottano nuove strategie per contenere e fermare l’adesione di giovani sbandati alla causa del fondamentalismo islamico. Infatti, dei 71 arrestati negli Usa dal 2014 e legati all’Isis, 58 erano cittadini americani, sei erano residenti e la metà convertiti. Nicholas Rasmussen, direttore del Centro nazionale antiterrorismo Usa, ha affermato che coloro i quali sono attirati dall’Isis sono soggetti isolati, in cerca di riscatto e convinti di non aver diritti e privilegi. Il fondamentalismo islamico li ammalia fornendogli uno scopo: farsi saltare in aria e morire da martiri. Inoltre gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono stati i primi a promuovere programmi scolastici chiamati “Educate against hate”: istruire contro l’odio. Tale programma aiuta a far luce sui comportamenti che possono portare a percorsi violenti di vita sino all’adesione a gruppi terroristici. In Europa si preferisce curare piuttosto che prevenire.

La jihad intesa dall’Isis, e di rimbalzo dall’Occidente, è la cosiddetta “guerra santa” nei confronti degli infedeli, mentre nel suo originario significato vuol dire “sforzo intellettuale per comprendere i testi sacri o del diritto”. Unire Intelligence e data base per contrastare il terrorismo è una strada, ma lo è anche la conoscenza, lo studio e le cause di questa escalation di violenze. Eliminare Schengen sarebbe la débâcle dei principi comunitari europei e la totale chiusura nei confronti di migranti che rifiutano di vivere in Paesi dove l’orrore è quotidianità.

Manuele Franzoso

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