martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giancarlo Lunghi:
L’ultimo messaggio di Pietro Nenni
Pubblicato il 06-01-2016


Nenni comizio Duomo MilanoIl 1° Gennaio 1980 moriva l’On. Pietro Nenni. La sua vita ha contraddistinto quasi novantanni di storia italiana,quella più vera, fatta di esigenze di giustizia,di libertà, di democrazia tesa alla realizzazione di un socialismo democratico dal volto umano.

L’ultimo suo messaggio che ha voluto consegnare alle nuove generazioni è stato quello di perseverare, di non lasciarsi mai scoraggiare, di non accettare mai di essere sconfitti. Perchè chi non accetta di essere sconfitto, non è sconfitto e quindi può considerare il suo domani con maggiore serenità e fiducia. Del resto il suo ultimo articolo a fine anno 1979 dal titolo “Anno che va, anno che viene, l’alternativa di rinnovarsi o perire” con l’invito esplicito a rinnovarsi e battersi con determinazione per le proprie idee è un punto fermo al quale fare riferimento sopratutto anche oggi che viviamo in una società carente di valori e di ideali.

Nenni ha dedicato la sua vita al servizio dei lavoratori e del paese, ha perso una figlia Vittoria ad Auschwitz, ha cercato di saldare la realtà con l’ideale, il presente con il futuro.La sua azione è stata sempre guidata dalla fedeltà ai suoi ideali ed è stato amato dai suoi amici e compagni e rispettato dagli avversari.

Dobbiamo tornare all’insegnamento di Nenni che ha testimoniato con tutta la sua vita che la politica è missione, che è difficile farla con il sentimento pensa tu con il risentimento che cosa succede. Non possiamo chiedere a tutti noi di levarsi alla sua altezza, possiamo chiedere a tutti noi di non dimenticare il suo insegnamento. La sua storia può far parte a pieno titolo del partito democratico, tanto più oggi che il PD è membro della grande famiglia europea dei socialisti e dei democratici.

Sarebbe giusto e auspicabile che il PD, oltre a riconoscere l’autorità politica e morale di Alcide De Gasperi ed Enrico Berlinguer si identifichi in un grande padre della patria e della repubblica come Pietro Nenni magari ricordandolo in un convegno nazionale per esaminare la sua figura e la sua opera.
Giancarlo Lunghi
dal blog della Fondazione Nenni


Giancarlo Lunghi ha anche scritto una lettera al Corriere della Sera che ripubblichiamo con la risposta dell’ambasciatore Sergio Romano


 

Le chiedo di ricordare l’onorevole Pietro Nenni, morto il l° gennaio 1980.
Parliamo di uno dei padri fondatori della nostra Repubblica, poco ricordato e celebrato. La sua storia può far parte a pieno titolo del Partito democratico, tanto più oggi che il Pd è membro della grande famiglia europea deisocialisti e dei democratici.
Sarebbe giusto e auspicabile che il Pd, oltre a riconoscere l’autorità politica e morale di Alcide De Gasperi e di Enrico Berlinguer, si identificasse in un grande padre della Patria e della Repubblica come Pietro Nenni magari ricordandolo in un convegno nazionale per esaminare la sua figura e la sua opera.
Giancarlo Lunghi

Caro Lunghi, anche io credo che Nenni meriterebbe maggiore attenzione. Lo ricorderò rievocando un capitolo della sua vita politica su cui conservo qualche ricordo personale.
Quando accettò di partecipare al governo di centrosinistra presieduto da Mariano Rumor, nel dicembre del 1968, Nenni volle il ministero degli Esteri. Aveva avuto lo stesso incarico per qualche mese nel governo De Gasperi del 1946, quando il suo partito professava una politica neutralista. E si era battuto in Parlamento per impedire l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico nella primavera del 1949. Ma 1a sua posizione, vent’anni dopo, era alquanto diversa.
Aveva preso atto realisticamente del ruolo assunto dalla Democrazia cristiana nella politica italiana, aveva approfittato della rivoluzione ungherese e del rapporto di Kruscev contro Stalin, al XX congresso del Pcus (Partito comunista dell’Unione Sovietica), per rompere il patto «fraterno» con il Partito comunista italiano. Era giunto alla conclusione che soltanto la riunificazione socialista e un patto di governo con la componente più progressista della Democrazia cristiana avrebbero reso il miracolo economico meno «capitalista».
Per evitare i possibili malumori americani, nel gennaio 1962, scrisse per Foreign Affairs, la autorevole rivista americana, un articolo intitolato «Where the Italian Socialists stand» (Qual è la posizione dei socialisti italiani) in cui si leggono tra l’altro le ragioni per cui il suo partito non aveva mai sollevato il problema di una eventuale uscita dell’Italia dalla Nato: «Per due ragioni. In primo luogo perché una tale iniziativa ci avrebbe esposti all’accusa di demagogia. In secondo luogo perché il ritiro dall’Alleanza, nelle presenti circostanze, pregiudicherebbe un equilibrio europeo che, nonostante la sua pericolosa instabilità, contribuisce al mantenimento di una tregua fra i due opposti blocchi. Abbiamo cercato e stiamo cercando di andare oltre la politica dei blocchi e di renderli inutili, affinché le Nazioni Unite divengano il solo e permanente luogo d’incontro di tutti i popoli e di tutte le nazioni, dove ogni controversia in ternazionale possa venire affrontata e risolta».
Nenni non ignorava tuttavia che una tale linea, benché ragionevole e opportuna, non sarebbe bastata a soddisfare i suoi elettori e a placare i suoi critici. Occorreva un gesto da cui si potesse desumere che il socialismo italiano restava fedele ai tradizionali principi di una grande forza progressista. Questo gesto fu il riconoscimento italiano della Cina comunista di cui Nenni creò le condizioni all’inizio del 1969. Ma questo episodio, se i lettori lo vorranno, potrà essere raccontato in un’altra occasione.
Sergio Romano

Corriere della Sera
6 gennaio 2016

Lettera Giancarlo Lunghi su Nenni al Corsera 06012016
Lettera Giancarlo Lunghi su Nenni al Corsera 06012016.segue

 

 

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