venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I nudi di Rohani
e lo zerbinaggio capitolino
Pubblicato il 27-01-2016


Nelle stesse giornate in cui il Paese si è diviso a metà riguardo la questione del ddl Cirinnà, poi trasformatasi in lotta ideologica tra famiglia tradizionale e famiglia gay, un altro duro colpo viene sferrato alla nostra dignità di cittadini, di popolo, di nazione libera e moderna.

Di chi sia stata l’idea di occultare con dei pannelli bianchi le statue di nudi nei Musei Capitolini, non ci è dato saperlo. Franceschini dichiara che né lui né il premier Renzi ne erano al corrente. E ora chi glielo spiega che per un Ministro dei Beni e delle Attività Culturali ciò costituisce un’aggravante e non una scusante? Renzi, poi, preferisce non parlarne affatto, spostando l’attenzione sul funesto ricordo dei campi di sterminio. Non è chiaro, inoltre, se ci siano state delle pressioni da parte dell’ambasciata iraniana o degli accordi a riguardo, com’è probabile.

Se la cosa potrebbe sembrare a taluni di poco conto, non è lo affatto. Probabilmente i fautori di questo scivolone non si sarebbero neanche aspettati un riscontro mediatico così imponente (e questo fa ancora più paura). La notizia è finita, infatti, anche su alcune tra le più importanti testate internazionali: The Guardian, BBC e Le Monde tra tutte, e ha sollevato lo sdegno della maggior parte dei cittadini e dei politici italiani. E se The Guardian ci motteggia di gusto parlando di una scelta doverosa “per evitare al presidente iraniano di arrossire”, la motivazione di questa mortificazione culturale pare essere facile da trovare, nei 17 miliardi in ballo nell’accordo economico tra i due stati.

Le domande sorgono dunque spontanee: se non servire vino al banchetto può – questo sì – essere visto come un gesto di cortese premura e buon senso verso l’ospite e la sua cultura, perché non si è preferito scegliere un luogo diverso per l’incontro? Un luogo “neutrale” che avrebbe evitato a Rouhani di essere messo in difficoltà nel suo Paese da eventuali fotografie. Perché si è preferito, invece, ragionare in termini di zerbinaggio e sottomissione culturale? La vicenda rimane aperta.

Giulia Quaranta

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Commenti all'articolo
  1. Ma no, gli affari li avremmo fatti lo stesso. Rohani è venuto in Italia perché noi siamo oramai diventati lo zerbino degli USA, e perciò il primo passo verso la casa di Obama.
    Quanto agli affari, ne fa molti di più Hollande, che non è zerbino.

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