lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il 2016 e il “letargo esistenziale collettivo”
Pubblicato il 02-01-2016


Il nuovo anno si apre all’insegna dell’insicurezza della nostra società “liquida” descritta dal sociologo Zygmunt Baumann, che a livello internazionale appare stretta tra guerra in Medio Oriente, terrorismo islamico, crisi finanziaria e sociale, con i drammi in Italia di chi ha perso i propri risparmi nella “oscura” vicenda delle banche salvate dal governo, degli esodati ancora senza pensione, dei disoccupati e delle famiglie che soffrono l’insufficienza del reddito.

Sì, proprio quell’insicurezza descritta dal Censis nell’ultimo Rapporto, che parla di un’Italia ferma, immersa in un “letargo esistenziale collettivo”, con la politica tenta di “trasmettere coinvolgimento e vitalità al corpo sociale” ma non ci riesce. Una sorta di “limbo italico”, ha scritto il presidente De Rita, fatto di “mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone”.

E proprio il tema della politica e della sua crisi, inteso come il primato della rappresentanza nelle istituzioni e a livello collettivo, si presenta come decisivo nella determinazione dell’insicurezza diffusa. Infatti, la progressiva marginalità delle funzioni di rappresentanza, relegate solo a compiti di buona amministrazione, ha stimolato esclusione e diseguaglianza in nome dell’integrazione spontanea fra mercato e Stato, con la primazia del primo e la molecolarizzazione della società, con la formazione di oligarchie espressive di élite economiche, dell’informazione, del potere giudiziario che hanno relegato i decisori politici ad una funzione subalterna.

La conseguenza è stata la disarticolazione della sfera politica in svariate dimensioni decentrate e residue di una postmodernità che regredisce al premoderno, senza legami identitari e di senso, frantumata in microcosmi sociali, protetti e sovente autoreferenziali.

E così, gli italiani (ma il problema riguarda più in generale tutti i cittadini dei paesi che, un tempo, si definivano di democrazia occidentale) devono fare i conti con le drammatiche conseguenze sociali prodotte dalla più devastante crisi economica non solo del XXI secolo ma anche rispetto al “Grande crollo” del 1929, aperta dalla cosiddetta “fine delle ideologie”, con la fine del sistema dei partiti della Prima Repubblica, il declino del Welfare State e del modello di dialogo sociale organizzato con i sindacati e le associazioni d’impresa fortemente indebolito in Italia dalla “disintermediazione” di Renzi.

Attenzione però, in Europa, Portogallo e Spagna in primo luogo, si vanno ricostituendo sinistra e destra di valori, in cui i cittadini, schiacciati dalle politiche del mercato e del rigore, disinseriti socialmente e non rappresentati, incanalano la contestazione nei confronti delle élites dirigenti protagoniste dello sfascio.

Maurizio Ballistreri

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