mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL GIORNO DELL’ILVA
Pubblicato il 27-01-2016


prefetto Maria Teresa Canessa“Se non c’è lavoro c’è agitazione”, è lo slogan che ha mandato in tilt la città di Genova, attraversata da un corteo guidato dallo striscione ‘Pacta servanda sunt’, dietro i lavoratori di Ilva, Ansaldo Fincantieri e tanti altri ancora. I lavoratori dell’Ilva di Cornigliano (Genova) iscritti alla Fiom hanno manifestato per tre giorni a difesa dell’Accordo di Programma firmato nel 2005 che a fronte della chiusura della lavorazione a caldo prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito. I metalmeccanici della Fiom temevano che con la vendita dello stabilimento saltasse anche l’accordo e hanno chiesto e ottenuto che all’incontro del 4 febbraio al ministero dello Sviluppo economico per la verifica sull’accordo per lo stabilimento di Cornigliano sia presente anche un rappresentante del governo, dove infatti ci sarà anche la sottosegretaria Simona Vicari. L’annuncio è con una lettera firmata dal Prefetto che è stata letta al megafono davanti alle scale della Prefettura dal segretario regionale della Fiom Bruno Manganaro. “Questo dimostra che era giusto lottare – urla Armando Palombo, della rsu – abbiamo deciso la lotta con un’assemblea, abbiamo votato per alzata di mano e i fatti ci hanno dato ragione”.

Maria Teresa Canessa, vicequestore aggiunto, si toglie il casco e stringe la mano a un operaio
Dopo tre giorni di proteste termina così lo sciopero e l’occupazione della fabbrica. Il corteo è stato segnato inizialmente da attimi di tensione tra i lavoratori e le Forze dell’ordine, che hanno bloccato l’accesso in centro dei manifestanti. Tensione che poi si è stemperata nel corso della mattinata, quando una funzionaria di polizia si è tolta il casco e ha stretto la mano ad alcuni lavoratori, arrivati faccia a faccia con gli agenti in tenuta antisommossa. Il gesto di Maria Teresa Canessa, vicequestore aggiunto di Genova, è riuscito a stemperare gli animi, insieme all’impegno preso dal prefetto Fiamma Spena per ottenere una convocazione a Roma alla presenza di un esponente governativo. Grazie al gesto della poliziotta i manifestanti hanno deciso così di non proseguire il corteo con i mezzi pesanti che avevano paralizzato Genova.
“Quella poliziotta ha fatto un bel gesto, io le sono grata. Togliendosi il casco e stringendo la mano ai manifestanti ha mostrato coraggio e, al tempo stesso, solidarietà con quei lavoratori. Non rinunciando ai compiti che le impone la divisa, a difesa di tutti, quella donna, con il suo gesto distensivo, ci rimanda una immagine di speranza. Brava, un esempio da seguire”. Lo afferma Rosa Calipari, vice presidente della commissione Difesa della Camera, commentando le immagini della manifestazione dei lavoratori Ilva a Genova nel corso della quale una funzionaria di polizia si è tolta il casco e ha stretto la mano alcuni lavoratori.

Azienda, da sciopero perdite per circa 6 milioni
Gli scioperi, secondo l’azienda, se proseguiti avrebbero messo a rischio gli investimenti promessi sulla zincatura a Cornigliano. Ilva spiega in un comunicato che le mobilitazioni degli ultimi tre giorni hanno causato: “Perdite per circa 2 milioni di euro al giorno, a rischio gli investimenti sulla linea 4 di zincatura se la fabbrica di Genova non riprenderà a funzionare regolarmente”. Ilva sottolinea poi che il danno riguarda anche la reputazione di ILVA verso clienti internazionali con cui sono stati siglati importanti contratti di fornitura. Le perdite finanziarie sono finora stimate in circa 6 milioni di euro per le tre giornate di fermo della fabbrica. “Queste perdite di fatturato ad oggi – prosegue l’azienda nel comunicato – corrispondono all’ammontare delle risorse finanziarie necessarie per gli investimenti sulla linea 4 di zincatura del sito industriale di Genova, sui quali, alla luce dei fatti accaduti in queste ore, l’Azienda valuterà come procedere”.

Camusso sul lavoro: “Sconcertante vendita 100 mln voucher. Si è tolta una forma di lavoro precaria e ne è stata introdotta una peggio”

Nel frattempo, appena poche ore fa, il segretario della Cgil, Susanna Camusso ha rivendicato la legittimità delle richieste avanzate da operai e sindacalisti circa la necessità della presenza di un interlocutore che rappresenti il governo alla riunione de consiglio di vigilanza in programma per il 4 febbraio.
“Non servono osservatori ma decisioni politiche” dichiara il segretario nazionale dela Cgil. “Giustamente – ha aggiunto Camusso – viene chiesto un incontro col ministro Guidi o comunque con il governo perché c’è un nodo che si chiama Accordo di programma, sottoscritto dall’esecutivo e perché la presenza di un funzionario c’è già stata e non ha potuto dare nessuna risposta”. Susanna Camusso ha poi ritenuto di rendere posizione sulla rottura dell’unità sindacale; infatti Fim e Uilm si sono dissociate dalle agitazioni messe in atto in queste ore dagli operai della Fiom. “Penso – ha affermato il segretario generale della Cgil – che bisogna sempre lavorare per l’unità ma prima di tutto vengono la prospettiva occupazionale e le prospettive di questo stabilimento”. Sempre il segretario della Cgil, intervenendo oggi sul lavoro ha sottolineato quanto sia ”sconcertante” la vendita nei primi 11 mesi dell’anno di oltre 100 milioni di voucher (+67% sullo stesso periodo 2014, ndr). C’è una riduzione della disoccupazione – sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso intervistata da Radio anch’io – ma siamo ”lontani dalla svolta” sulla ripresa. La decontribuzione – avverte – ha sicuramente pesato. Le assunzioni – si domanda – sono davvero a tempo indeterminato o si tratta di tante assunzioni a termine? Tutti siamo sconcertati dal fatto che sono stati erogati oltre 100 milioni di voucher. Si è tolta una forma di lavoro precaria e ne è stata introdotta una peggio”.

Il decreto è legge: ok definitivo del Senato.

Intanto dal Senato è arrivato l’ok definitivo al decreto che diventa così legge. L’Aula del Senato ha approvato con 157 sì, 95 no e tre astenuti la conversione in legge del decreto legge sull’Ilva. Palazzo Madama ha approvato il testo senza modifiche rispetto alla Camera. Il provvedimento detta disposizioni per la cessione a terzi dei complessi aziendali del gruppo Ilva e stanzia risorse per le bonifiche e il risanamento ambientale, è stato fissato al 30 giugno 2016 il termine entro il quale i commissari dell’Ilva dovranno espletare le procedure per il trasferimento dei complessi aziendali, mentre slitta al 30 giugno 2017 il termine ultimo per l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria. Inoltre è stato previsto che le risorse sequestrate al gruppo Riva dovranno essere destinate, a conclusione dei procedimenti penali, a un apposito fondo del ministero dell’Ambiente per le bonifiche e che le somme dovranno essere impiegate per interventi di bonifica sui territori dei comuni di Taranto e Statte ma anche per ulteriori investimenti per la riqualificazione e riconversione produttiva di quelle aree. Le imprese dell’indotto Ilva potranno beneficiare delle garanzie del Fondo di garanzia per le Pmi “fino all’80% dell’ammontare dell’operazione finanziaria” a titolo gratuito e fino ad un importo massimo di 2,5 milioni per impresa “nei limiti della dotazione finanziaria” del Fondo stesso. Oltre i gruppi della maggioranza, si sono espressi a favore i partiti della maggioranza e il gruppo Ala guidato da Denis Verdini, hanno votato contro invece M5S, Sel, Fi, Cor e Lega.

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