sabato, 23 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Il PES contro Erdogan
per la libertà d’informazione
Pubblicato il 18-01-2016


Proteste per gli arresti dei giornalisti Can Dundar e Erdem Gul

Proteste per gli arresti dei giornalisti Can Dundar e Erdem Gul

Come in tutti i regimi autoritari, anche in Turchia il sistema dell’informazione è tra le prime vittime della repressione poliziesca e giudiziaria.

Due giornalisti, Can Dundar e Erdem Gul, sono in carcere dal novembre dello scorso anno. Dundar, direttore di “Cumhuriyet”, e Gul, caporedattore di Ankara, sono ‘colpevoli’ di spionaggio per un’inchiesta che portava alla luce un presunto passaggio di camion carichi di armi dalla Turchia alla Siria. L’inchiesta, pubblicata alla vigilia delle elzioni del 7 giugno scorso, poi vinte dal partito dell’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan, aveva provocato una durissima reazione del Governo con il presidente, che all’epoca avvertì Dundar che avrebbe pagato “un caro prezzo” per quanto avvenuto. Erdogan aveva definito l’inchiesta un atto di “tradimento”, sostenendo che i tir trasportavano aiuti per la minoranza turcomanna nel nord della Siria, legata ad Ankara. “Che differenza avrebbe fatto se i camion contenevano armi oppure no?” aveva aggiunto il presidente turco. Le sue parole, rilette oggi, acquistano un significato affatto diverso alla luce di quanto avvenuto alla fine del novembre scorso quando l’aviazione turca aveva abbattuto un caccia bombardiere russo impegnato a contrastare l’Isis sul confine turco-siriano e uno dei due piloti, catturato vivo, era stato massacrato sul posto dalle milizie turcomanne impegnate contro Assad. Si comprende dunque l’ira di Erdogan per l’inchiesta che non solo svelava l’impegno miltare turco in Siria, ma apriva anche il varco a sospetti più gravi, quelli che assieme agli aiuti alla guerriglia turcomanna, ci potesse essere anche un traffico d’armi con l’Isis in cambio del petrolio di contrabbando, tesi poi avanzata pubblicamente da Mosca.

Oggi, a sostegno dei due giornalisti e della libertà di informazione, è intervenuto anche il Partito socialista europeo (PES) con una dichiarazione del suo presidente, Sergei Stanishev, che ha cercato inutilmente di incontrare nella prigione di Silivri vicino a Istanbul, Dundal e Gur. Fallito il tentativo, Stanishev ha improvvisato una conferenza stampa sotto la pioggia fuori dal carcere.

“La Turchia – ha detto Stanishev – è un alleato importante per l’Europa”. “Siamo di fronte a numerose sfide comuni e cooperiamo su molti fronti, in particolare nella gestione della crisi dei rifugiati, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte al crescente autoritarismo che sta mostrando il presidente Erdogan”. Stanishev ha accusato Erdogan di “esercitare sempre di più il suo controllo sui media e sul sistema giudiziario”. “Lo stato di diritto e la libertà dei mezzi di comunicazione – ha ricordato – sono elementi fondamentali di uno Stato democratico, e non possiamo permettere che la democrazia venga compromessa da nessuna parte in questo modo”.

Stanishev, quarto da sinistra, con Ayala, quarto da destra, fuori dal carcere di Silivri - Photo: Cihan

Stanishev, quarto da sinistra, con Ayala, quarto da destra, fuori dal carcere di Silivri – Photo: Cihan

Stanishev ha poi reso noto di aver inviato un messaggio ai due giornalisti, assicurando loro che diffonderà tutte le notizie sul loro caso ai partiti membri del PES e alle istituzioni europee. La lettera è stata consegnata ai giornalisti da uno dei loro avvocati – Yegane Güley.

Con Stanishev a sostegno della libertà dell’informazione, fuori dal carcere c’erano i parlamentari turchi Utku Umut e Oran Çakırözer, Luis Ayala, segretario generale dell’Internazionale socialista, il Segretario Generale del PES Giacomo Filibeck, Zülfü Livaneli, musicista, Ali Kirca, giornalista, e lo scrittore Nebil Özgentürk.

Stanishev si trova in Turchia per il Congresso del CHP, che ha rieletto segretario, Kemal Kilicdaroglu. Il CHO è il secondo partito in Turchia e il più importante dell’opposizione. “CHP è un partner forte del PSE”, ha detto Stanishev e “soprattutto ora, la Turchia ha bisogno di leader solidi come Kemal Kilicdaroglu a guidare l’opposizione e a garantire il loro sostegno agli standard democratici” nel Paese.

Armando Marchio

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