sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ilva in vendita. Ma restano i nodi da sciogliere
Pubblicato il 06-01-2016


ilva1Il problema dell’Ilva torna a farsi sentire anche nel 2016, nonostante l’impegno dichiarato dall’esecutivo di Renzi. Lo stesso Presidente del Consiglio, lo stesso giorno in cui è stato messo in vendita lo stabilimento siderurgico di Taranto, aveva puntato i riflettori sulla questione, puntando però il dito contro un’Europa accusata di voler far fallire l’Industria più grande del Mezzogiorno italiano, appena due settimane fa è anche arrivata la procedura d’infrazione europea per aiuti di Stato.
Nel documento di vendita predisposto dai commissari straordinari dell’Ilva, Corrado Carruba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi, si legge infatti che alla procedura per il “trasferimento dei complessi aziendali facenti capo alle società in amministrazione straordinaria” potranno partecipare “imprese individuali o in forma societaria (ritenute tali in base alla legge dello Stato di appartenenza) di qualsiasi nazionalità, sia singolarmente sia congiuntamente ad altre imprese individuali o in forma societaria (‘Cordata’)” purché “siano in grado di garantire la continuità produttiva dei complessi aziendali oggetto dell’Operazione, anche con riferimento alla garanzia di adeguati livelli occupazionali, sviluppare la relativa produzione siderurgica in Italia anche con sinergie con altri comparti industriali nonché la rapidità ed efficienza dell’intervento, anche con riferimento ai profili di tutela ambientale”. Oltre all’Ilva saranno messe in vendita anche 7 società del gruppo. E’ quanto si legge nel bando pubblicato sui principali giornali da parte dell’amministrazione straordinaria a seguito del decreto firmato ieri dal ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi per la cessione ai privati. In particolare rientrano nell’operazione anche la Ilva Servizi marittimi, la Ilvaform, la Innse Cilindri, la Sanac, la Taranto energia, la Socova e la Tillet. Le manifestazioni di interesse a partecipare alla procedura per l’individuazione del partner dovranno essere presentate a partire dal 10 gennaio e “pervenire entro e non oltre” il 10 febbraio. Possono partecipare imprese “di qualsiasi nazionalità sia individualmente che in cordata” che “siano in grado di garantire la continuità produttiva” del’Ilva “anche con riguardo alla garanzia di adeguati livelli occupazionali”.
La questione dell’Ilva però resta complessa per diversi fattori, non solo gli eventuali acquirenti dovranno restituire allo Stato i 300 milioni stanziati con il nono decreto Salva Ilva, ma gli interessati all’acquisto dovranno avere degli “ottimi” requisiti come non essere in stato di insolvenza o avere a carico provvedimenti interdittivi (persino i rappresentati legali e i vertici delle società interessate all’acquisto), inoltre l’Ilva è ancora sulla strada giudiziaria di un processo ancora aperto per “disastro ambientale”. Di conseguenza quest’ultimo fattore unito a un risanamento che non c’è stato da parte dello Stato e le continue perdite che sconta l’impianto, porta a una domanda: chi potrebbe comprare “seriamente” l’impianto siderurgico di Taranto?
Non ultimo il problema di mettere in vendita da parte dello Stato uno stabilimento che è tutt’ora dal punto di vista patrimoniale dei Riva.

Liberato Ricciardi

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