martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Nuova stretta
sulle pensioni alle donne
e ai superstiti
Pubblicato il 14-01-2016


Pensioni 2016
CONTINUA LA STRETTA SULLE PRESTAZIONI AI DECEDUTI
La precedente legge di stabilità ha cercato di porre rimedio all’indebita erogazione di trattamenti di quiescenza ai titolari di assegni di quiescenza deceduti. Dallo scorso primo gennaio 2015, infatti, il medico necroscopo è espressamente tenuto a inoltrare all’Inps, in modalità telematica entro 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso, pena l’applicazione di una sanzione da 100 a 300 euro. Inoltre, chi percepisce pensioni o altri trattamenti su delega di una persona deceduta sarà tenuto a restituire le somme all’Inps con obbligo, a tal fine, per banche e Poste di bloccare i conti correnti e di comunicare all’Istituto i dati dell’indebito percettore. La vecchia manovra finanziaria per il 2015 ha stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio 2015, il medico necroscopo deve trasmettere all’Inps, entro le 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso. La comunicazione va fatta in via informatica, online, e in caso di violazione è prevista l’applicazione delle sanzioni dell’art. 46 del dl n. 269/2003 (convertito dalla legge n. 326/2003), ossia di una sanzione il cui importo è variabile da 100 a 300 euro. Sempre in tema di erogazione di prestazioni a deceduti, si stabilisce ancora che i trattamenti in denaro versati dall’Inps per il periodo successivo alla morte dell’avente diritto su un conto corrente presso un istituto bancario oppure postale sono corrisposti con riserva. L’istituto bancario e la società Poste italiane sono tenuti alla loro restituzione all’Inps qualora i trattamenti siano stati posti in pagamento senza che il beneficiario ne avesse diritto. A tal fine, l’istituto bancario o la società Poste italiane non possono utilizzare questi importi allo scopo di estinguere propri crediti. Le stesse responsabilità sono prefigurate anche a carico dei soggetti che hanno ricevuto direttamente i trattamenti in contanti per delega o che ne hanno avuto la disponibilità sul conto corrente bancario o postale, anche per ordine permanente di accredito sul proprio conto, o che hanno svolto o autorizzato un’operazione di pagamento a carico del conto disponente, sono obbligati al reintegro delle somme a favore dell’Inps. Laddove l’istituto bancario o le Poste non possano soddisfare la richiesta dell’Ente di previdenza per impossibilità sopravvenuta del relativo obbligo di restituzione o per qualunque altro motivo sono tenuti a comunicare all’Inps le generalità del destinatario o del disponente e l’eventuale nuovo titolare del conto corrente.
Inps
COME RICHIEDERE IL PIN
Il codice di sicurezza per l’accesso ai servizi online dell’Inps non è più solo lo strumento che offre un’alternativa alle disagevoli code presso lo sportello. E’ ormai sempre più una via di accesso sicura e in molti casi esclusiva ai servizi digitali dell’Ente previdenziale. Ecco come richiederlo, nella sua versione ‘base’ e ‘dispositiva’.
A cosa serve – Richiesta di posizione aziendale e accentramento contributivo; domanda per l’indennità di disoccupazione e assegni al nucleo familiare; richiesta di indennità di mobilità; Gestione collaboratori domestici; domande di cure balneo termali; tutela maternità obbligatoria; congedo parentale; richiesta di assegno per congedo matrimoniale…Sono soltanto alcuni dei servizi online accessibili sul sito dell’Inps. E alcuni di questi (praticamente tutti) ormai prevedono unicamente il canale telematico.
Il Pin dunque è un codice di sicurezza personale che permette di accedere ai servizi telematici dell’Inps. Viene rilasciato dall’Istituto, è composto inizialmente da 16 caratteri alfanumerici e deve essere utilizzato insieme al proprio codice fiscale. Per richiederlo è sufficiente consultare la sezione “Il Pin Online” accessibile direttamente dalla home page del portale www.inps.it. Nella prima schermata del modulo che si presenta, inserire Codice Fiscale e scegliere fra Residenza Italiana o Estera.
Come richiederlo online – Occorre compilare la scheda con i dati anagrafici richiesti. Sarà inoltre obbligatorio fornire almeno un recapito telefonico (fisso o cellulare) e una email valida. Dopo aver compilato la scheda quindi si potrà procedere all’invio. In caso di esito positivo il sistema restituirà il messaggio: “La Sua richiesta è stata presa in carico, a breve riceverà la prima parte del pin ad uno dei contatti da lei specificato (mail o cellulare); la seconda parte le sarà spedita all’indirizzo di residenza comunicato”. Nel giro di poche ore l’utente riceve una prima parte del codice Pin di 8 cifre via email o cellulare, come da lui indicato. Successivamente arriverà una lettera dell’Inps al proprio indirizzo postale contenente la seconda parte del Pin, composto da altri 8 caratteri.
Versione semplificata – Dopo aver effettuato il primo accesso, il sistema genera automaticamente un nuovo Pin semplificato, composto da soli 8 caratteri, con il quale effettuare tutti i successivi accessi. A questo punto è possibile accedere all’area riservata del sito Inps. Tuttavia, per richiedere alcuni servizi, come ad esempio presentare una domanda di pensione, effettuare un pagamento, è necessario che il Pin sia di tipo dispositivo.
Come ottenere il Pin dispositivo – Pin dispositivo è il codice di sicurezza che garantisce l’accesso ai servizi digitali dell’Ente previdenziale. E’ possibile convertire il proprio codice in Pin “dispositivo” inviando un modulo direttamente online, accompagnato dalla copia di un documento di riconoscimento, oppure via fax al numero verde 800 803 164 o, ancora, recandosi personalmente presso una sede Inps.
Diversamente dal semplice Pin online, utilizzato per le funzioni di consultazione, il Pin dispositivo rende l’accesso operativo, poiché serve a “disporre” di servizi, come ad esempio l’invio di domande per prestazioni (pensione, congedo e indennità di maternità anticipata e obbligatoria, di disoccupazione, di accompagnamento, assegni familiari). Per maggiori dettagli, per scaricare o inviare il modulo online, per chi ha smarrito o vuole revocare il Pin è a disposizione una sezione dedicata all’interno del portale ufficiale dell’Istituto.
Pensioni
A DONNE 6MILA EURO IN MENO ANNUI
Meno pensionati ma con assegni leggermente più pesanti e che, soprattutto, per molte famiglie rappresentano l’unica fonte di reddito disponibile. E’ il quadro che emerge dall’analisi diffusa dall’Istat che mostra come nel 2014 i pensionati fossero scesi a 16,3 milioni (-134 mila rispetto al 2013) con un reddito pensionistico lordo di 17 mila 040 euro (+400 euro circa sull’anno precedente). Ma questo dato nasconde in realtà una forte discrepanza dato che le donne – che sono il 52,9% – ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili. L’Istat sottolinea come il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%). Nel 2013 le ritenute fiscali incidevano in media per il 17,7% risultato di una aliquota al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità che però scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d’invalidità ordinaria o indennitari. L’Istat segnala come il reddito medio pensionistico netto è stimato 13 mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili). Netta la discrepanza degli assegni legata al titolo di studio: per i titolari di assegni con un titolo pari alla laurea, il reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro). Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentavano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, l’Istat sottolinea come sul fronte dei redditi sia decisamente importante l’apporto delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). Tra i residenti nel Mezzogiorno è superiore alla media il contributo delle pensioni di reversibilità (14,1% contro 12,1% del Nord), d’invalidità (6,6% contro 2,5%) e delle assistenziali (13,4% contro 4,1%); più raro è invece il cumulo di redditi da lavoro con redditi pensionistici: tale combinazione rappresenta circa il 9,7% del reddito complessivo, contro il 13% del Centro e il 14,6% del Nord. Significativo il dato relativo a famiglie in cui sono presenti pensionati: il loro numero è stimato dall’Istat in 12 milioni 400 mila: ma soprattutto per quasi i due terzi di queste (63,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile. Addirittura per un quarto di queste famiglie, ovvero il 26,5%, sono l’unica fonte di reddito. La stima del reddito netto medio di tali famiglie è di 28 mila 480 euro, circa 2 mila euro inferiore a quello delle famiglie senza pensionati (pari a 30.400 euro). Tuttavia nel 2013 il rischio di povertà tra le famiglie con pensionati è stimato essere più basso di quello delle altre famiglie (16% contro 22,1%), a indicare come, in molti casi, il reddito pensionistico possa mettere al riparo da situazioni di forte disagio economico. Comunque il rischio di povertà è elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3%) o con i figli come genitori soli (17,2%). La situazione è più grave quando con il proprio reddito pensionistico il pensionato deve sostenere anche il peso di altri componenti adulti che non percepiscono redditi da lavoro: l’Istat stima che circa un terzo di tali famiglie (31,3%) è a rischio di povertà.

Carlo Pareto

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