sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Io c’ero’ di A. Marianetti
La storia non si cancella
Pubblicato il 02-01-2016


Agostino Marianetti con Luciano Lama

Agostino Marianetti con Luciano Lama

I precursori in politica spesso hanno poca fortuna. Agostino Marianetti, familiarmente chiamato Dino, è stato un anticipatore: propose il reddito di cittadinanza e la riduzione delle preferenze alle elezioni politiche ad una, massimo due (nelle circoscrizioni elettorali più grandi ne erano permesse fino a quattro). Presentò due proposte di legge nel lontano 1988. Allora era deputato e responsabile organizzativo del Psi. La prima riforma è rimasta al palo ed è diventata il cavallo di battaglia di una analoga idea del M5s; la seconda invece fu realizzata nel 1991 con il referendum di Mario Segni sulla preferenza unica, che diede il là alla fine della Prima Repubblica.

Più preferenze servivano ad aumentare i consensi al partito e il deputato socialista trovò un muro contro la proposta di tagliarle per combattere le degenerazioni della politica e il clientelismo. Bettino Craxi «si schierò, piuttosto duramente, contro questa mia iniziativa» e «anche i comunisti si schierarono decisamente contro» scrive Marianetti in ‘Io c’ero‘, un libro “Edizioni l’Ornitorinco”. La storia non si fa con i se, tuttavia «so cosa avvenne anche a causa della decisione di contrapporsi. E non è una storia felice». Marianetti, 75 anni, è rimasto sconvolto dalla cancellazione del Psi dopo Tangentopoli. In 264 pagine sofferte ripercorre la storia della sua vita, della fine del Partito socialista, della sinistra italiana, della Prima Repubblica.

In «Io c’ero e c’ero da socialista» parla di lavoro, fabbriche, ideali, coraggio, sindacato,Marianetti libro 'Io c'ero'Psi. È un socialista riformista convinto, non pentito. Racconta la storia di un socialista unitario a sinistra, ma non subalterno del Pci. Molti politici parlano di operai senza aver idea di un’officina, lui ha lavorato in tuta blu e la famiglia è operaia. Lorenzo, il padre operaio socialista alla Bombrini Parodi Delfino (B.P.D.) di Colleferro, è licenziato per aver occupato la fabbrica con altri lavoratori negli anni Cinquanta. Piccolissimo, si dà da fare. A 11 anni va a lavorare dalle 6 alle 8 del mattino in un bar del suo paese per aiutare la famiglia e poi va a scuola, a 16 anni è operaio alla B.P.D., a 18 entra nella segreteria provinciale della Federazione metalmeccanici della Cgil (Fiom) di Roma, a 20 nella segreteria della Camera del lavoro della capitale.

La bussola è la difesa del lavoro e dei lavoratori. Fatme, Apollon, Voxson, Autovox. Ripercorre le traversie delle fabbriche romane grandi e piccole. Vertenze sindacali, scioperi, ristrutturazioni, picchettaggi, assistenza contrattuale ai lavoratori, comizi e arresti negli anni del boom economico. Scrive per le pagine sindacali e politiche dell’Avanti!. Nel 1964 è nel mirino dei golpisti del ‘Piano Solo’ e il suo nome compare nella lista degli “enucleandi”, cioè gli esponenti della sinistra da arrestare e confinare in Sardegna a Capo Marrargiu, in caso di colpo di Stato.

Si fa apprezzare: a 31 anni entra nella segreteria nazionale della Cgil in quota socialista (circa il 62% dei dirigenti era comunista, il 33% socialista e il resto apparteneva alla cosiddetta “terza componente” (nell’ultima fase Dp). A 32 anni è eletto segretario generale aggiunto della Cgil “all’unanimità”, grazie anche al sostegno e alla stima di Luciano Lama.

Con Lama si capiscono al volo e lavorano in tandem: uno è il riformista del Psi e l’altro del Pci, combattono la demagogia e il massimalismo operaista e puntano a difendere i lavoratori attraverso i contratti (trattando con la Confindustria) e il diritto alla casa, all’istruzione e alla sanità (negoziando con il governo). Dell’amico Lama non sopporta una sola cosa: quando pulisce la pipa al tavolo delle riunioni in Cgil prima di parlare e lui, lì accanto, patisce odori non proprio piacevoli di tabacco consunto.

L’Italia va avanti: Statuto dei lavoratori, pensioni sociali e per i lavoratori, scuola di massa, sanità universale e gratuita, varo delle regioni, divorzio, investimenti pubblici. Affronta comizi di 100 mila persone parlando a braccio, combatte per l’unità sindacale con Cisl e Uil, rischia la vita negli “Anni di Piombo” del terrorismo rosso e nero. Nel 1984 firma l’intesa assieme a Cisl e Uil per il Patto anti inflazione con il governo Craxi: arriva anche il consenso sofferto di Lama, poi però bloccato dal disco rosso di Enrico Berlinguer.

Il segretario del Psi gli propone d’impegnarsi nel “Progetto socialista” di riforme per rinnovare l’Italia ed è eletto deputato a Roma subito dopo lo stesso Craxi, capolista. Uguaglianza, riforme, etica pubblica sono le sue bandiere. La tempesta di Tangentopoli, però, nel 1992-1993 travolge il Psi e la Prima Repubblica.

Non sopporta falsità e ipocrisie. Turati, Nenni, Saragat, Craxi. Rivendica una «storia di popolo, di militanti, di elettori; storia della migliore Italia prefascista e della migliore Italia repubblicana». Scrive questo libro in difesa del Psi, dei suoi cento anni di storia, dei sacrifici di decine di migliaia di militanti che «hanno lasciato un’impronta rilevante» nel costruire un’Italia libera, democratica, laica, progredita, più equa, abbattendo tante disuguaglianze e steccati classisti.

Racconta mille episodi diversi: le telefonate brusche e affettuose di Sandro Pertini; il rapporto di stima, ma non idilliaco, con Craxi; la cena con Berlinguer, organizzata da Lama per attenuare lo scontro per la supremazia a sinistra tra socialisti e comunisti, che non approda ad alcun risultato. Racconta della generosità di Mario Marta, un compagno ed amico socialista della Camera del lavoro di Roma, che lesinava il tempo delle dialisi per i tanti impegni di sindacalista.

Dal passato al presente. Da tempo è fuori dalla politica, è a casa, alla “finestra” e giudica “sofferente” la democrazia italiana. Precisa: negli ultimi 25 anni «è come se alle riforme mancasse un’anima morale e politica». Vede “un deficit” di democrazia nella Seconda Repubblica, scossa dalla crisi economica e dalla corruzione pubblica: i governi della Prima Repubblica avevano ben oltre il 50% dei voti e i votanti erano oltre l’80%, oggi gli esecutivi navigano con appena il 30% dei voti grazie al premio di maggioranza elettorale e alle urne va poco di più del 50% degli italiani.

Ora ha il corpo martoriato dalla malattia, ma si è fatto forza, ha seguito le sollecitazioni a scrivere di Ugo Intini, ex direttore dell’Avanti!. Ha sofferto per le imputazioni contro di lui di Mani pulite, per le accuse «montate su carta copiativa». Presenta in una sala affollata e commossa al centro di Roma Io c’ero. È presente e applaude un frammento dell’antica comunità socialista, annichilita e dispersa. Marianetti scrive contro «il totale oltraggio, il fango, la ‘tabula rasa’, la cancellazione» del popolo socialista.

Rodolfo Ruocco
dal blog di Rai News 24

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