domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Iran, sanzioni, Isis e quel che resta del socialismo arabo
Pubblicato il 21-01-2016


Una breve notizia, pubblicata sul “calendart” del Sole 24 ore, ci fa capire che l’Iran è tornato a pieno titolo nella comunità internazionale: il Museum of Contemporary art di Teheran ospita una mostra di dipinti ed opere di un’artista contemporanea, una donna intellettuale, attiva nel campo della pittura e delle scultura.
Questa breve notizia, in questo particolare momento storico, ha un profondo significato; non solo perché, dopo decenni (dalla rivoluzione komeinista del 1979), l’Iran torna ad essere un paese con cui si intrattengono relazioni commerciali, il che è fondamentale per la nostra economia, ma anche per altre due ragioni, di interesse non immediato, di rilievo generale. La prima perché si valorizza l’arte in un momento in cui gli sgherri del Califfato islamico distruggono le vestigia artistiche e la seconda perché l’arte è vista e interpretata attraverso gli occhi di una donna.
Ciò è quanto di più lontano ci possa essere dall’ideologia dell’Isis, che sta incendiando il vicino oriente, il nord Africa e l’Africa sub-sahariana. Come fermarne l’avanzata? La revoca delle sanzioni, decisa dall’ONU a seguito del rispetto, da parte dell’Iran, degli accordi sul nucleare, è una scelta strategica di importanza determinante. Kerry, Mogherini e gli altri negoziatori hanno avviato un percorso di pace in un mondo infuocato, che avrà conseguenze sul piano economico, geopolitico e sociale.

Il primo punto è economico: la revoca dell’embargo intacca una importante fonte di finanziamento dell’Isis: il petrolio. Secondo un’inchiesta del Financial Times, l’Isis non vende direttamente petrolio, ma lo fa attraverso intermediari locali, che spostano il petrolio estratto dai giacimenti nelle zone controllate, usando oleodotti, o addirittura taniche spostate con camion o con asini o spalloni. L’entrata del petrolio iraniano compromette questa organizzazione.

Un altro aspetto riguarda il complesso delle relazioni internazionali: l’Arabia saudita vede l’ingresso di un nuovo interlocutore degli Usa e dell’Europa, in un momento in cui l’opinione internazionale deplora le violazioni dei diritti umani in tale paese (dall’esecuzione dello sceicco Al Nimr, alle fustigazioni di Raif Badawi, dalla guerra condotta contro lo Yemen per ragioni anche religiose, essendo sunniti i sauditi, sciiti gli altri), l’Iran sciita effettua uno scambio di prigionieri e rilascia i marines Usa sconfinati nel suo territorio.

È auspicabile che questo accordo sia il primo passo verso un percorso che si innesti in ciò che resta del socialismo arabo del secolo scorso, che guardava all’islam come identità culturale e si reggeva su una visione politica basata sul panarabismo, ma a differenza dell’ideologia fanatica dell’Isis , aveva una politica pluriconfessionale, che evitava derive ultraortodosse. Dal nuovo accordo internazionale potrebbe nascere una nuova ideologia che affonda le radici culturali nel passato e che sappia cogliere l’afflato della “primavera araba”, per innestare così l’avvio di un processo in grado di isolare i terroristi del califfato.

Si potrà forse vederne una valenza positiva anche in campo sociale, se, con una pacificazione, si ridurrà il numero dei profughi verso i paesi europei.

M. Grazia Vinciguerra

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