mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Juncker: “Salvare Schengen è un dovere collettivo”
Pubblicato il 07-01-2016


Luxembourg's village of Schengen“Lo spazio di Schengen si è ridotto ancora ed in modo allarmante. L’Europa non riesce a trovare una soluzione operativa collettiva e la chiusura di paesi di segno politico progressista rappresentano una clamorosa involuzione”. Così Bobo Craxi commenta l’ipotesi di un congelamento temporaneo o di un superamento del trattato di libera circolazione all’interno dell’Unione Europea. La libertà di movimento è un traguardo fondamentale ottenuto dell’Unione europea. Tornare indietro o rivederlo sarebbe rinnegare le basi su cui si poggia la Ue. Parte da questo principio il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker quando afferma che “salvare Schengen è un dovere collettivo. Non si può andare avanti con questo processo di governi che giorno dopo giorno” ripristinano i controlli alle frontiere. Solo le parole di Juncker dette a Amsterdam nella conferenza stampa congiunta con il premier Mark Rutte con cui si è inaugurata la nuova presidenza di turno. Per il presidente della Commissione europea la risposta giusta alla crisi dei rifugiati, quindi, “non è la chiusura delle frontiere. Perché – aggiunge – il controllo dei confini deve essere collettivo, e solo una risposta collettiva può risolvere la situazione”.

La Svezia e la Danimarca nei giorni scorsi hanno deciso di reintrodurre per un periodo di tempo limitato i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen per far fronte al forte flusso di migranti. “Rafforzamento confini esterni degli spazi Schengen più efficace entro giugno” ha aggiunto Juncker che ha poi indicato l’agenzia Ue delle guardie di frontiera come priorità per rafforzare le frontiere esterne davanti all’emergenza migranti. Il presidente della Commissione si è poi detto “fiducioso” che le misure per un rafforzamento dei confini esterni dello spazio Schengen e, in particolare, la creazione di un corpo europeo di guardie di frontiera saranno realizzate entro giugno, ovvero durante il semestre di presidenza olandese del Consiglio Ue. Nelle conclusioni di dicembre, ha ricordato, “il Consiglio europeo ha incaricato la presidenza olandese di realizzare tali misure, e sono fiducioso che sarà fatto”. Mark Rutte ha promesso un approccio “molto pragmatico” dei dossier europei da parte dell’Aja.

“Ci si domanda  – aggiunge Bobo Craxi – quale sia stata in questa direzione l’azione del Commissario della politica estera comunitaria, peraltro italiana e quale sia la prospettiva di paesi più esposti come il nostro che pagheranno il prezzo maggiore. Non possiamo – conclude – che continuare ad auspicare la salvezza di Schengen per consolidare una politica comune delle frontiere ed una politica comune della sicurezza continentale”.

Il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans domenica e lunedì sarà ad Ankara per discutere del piano d’azione Ue-Turchia. “Nelle ultime due settimane – ha detto Timmermans – gli arrivi di profughi sono rimasti relativamente alti. Dobbiamo fare di più. I primi risultati sono incoraggianti ma siamo ancora lontani”. Il vicepresidente ha aggiunto che l’Unione europea è “lontana” da essere soddisfatta per quanto la Turchia sta facendo per arginare il flusso di migranti.

Era stato il segretario di Stato tedesco all’Immigrazione, Ole Schröder ad andare dritto al problema: la Ue non ha un efficace sistema di controllo delle frontiere esterne, in particolare tra Grecia e Turchia, e il sistema del ricollocamento dei richiedenti asilo “non sta funzionando. Sino a quando non avremo una soluzione europea – ha concluso Schröder – saranno necessarie misure da parte dei singoli Stati membri”.
La posizione dell’Italia è stata comunque ribadita dal ministro dell’Interno: “L’Italia non intende sospendere il Trattato di Schengen – ha detto Alfano -, ma ha rafforzato il presidio sul confine a maggior rischio terrorismo: quello del Nord-est che incrocia la rotta balcanica usata dai foreign fighters”. “Quello che abbiamo fatto ormai da alcune settimane – ha spiegato – è rafforzare i controlli in funzione anti-terrorismo lungo la rotta balcanica, che è stata quella del contrabbando e che può essere ora quella dei combattenti stranieri. Stiamo dunque facendo controlli che ci permettono di identificare meglio le persone sospette ed assicurare che quella rotta non possa rappresentare un pericolo per noi”. Resta il fatto che i segnali che arrivano dal Nord Europa non sono rassicuranti per l’Italia che rischia di non trovare vie di sbocco per i flussi che arrivano via mare, seppure in calo per la stagione invernale.

Ginevra Matiz

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