sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La “banca tutor”:
un surf per i giovani
Pubblicato il 05-01-2016


banca denaro“Noi siamo i giovani, siamo l’esercito del surf” titolava una vecchia canzone di Catherine Spaak. Il “surf” nell’immaginario degli anni Sessanta evocava l’idea di una generazione in ascesa, quella dei figli del benessere e della società dei consumi, che aveva fatto della libertà un’icona e un modello di vita. Si sognava la California, con i suoi surfisti, gli hippies e il rock, mentre quest’esercito di giovani ribelli “surfava” sul e contro il vecchio mondo.

Se fosse un hit di oggi, “l’esercito del surf” non inneggerebbe ad alcuna libertà e ribellione giovanile; si riferirebbe invece ai giovani d’oggi costretti a “surfare”, tra mille difficoltà e avversioni, in un mare che è fatto di precarietà e di “correnti” contrarie. Non si fa che parlare di “giovani e precarietà”, “giovani e disoccupazione”, “giovani e innovazione”, “imprenditoria giovanile”, “incentivi ai giovani”, insomma un mantra al punto tale da costituire ormai uno dei motivi ricorrenti della retorica politica.

E se volessimo andare oltre questa retorica?
Aiutare i giovani dovrebbe significare prima di tutto sostenerne le idee, i progetti, le ambizioni; significa, cioè, stimolare la loro creatività e inventiva, offrirgli la possibilità di realizzare i propri desideri e i propri obiettivi. Può sembrare scontato, ma non è così. Se so di avere un punto di riferimento saldo su cui fare affidamento dal punto di vista materiale e “morale”, io giovane mi sentirò incentivato ad “accendere il cervello”, ad elaborare idee e progetti innovativi sotto il profilo dell’imprenditorialità e della capacità d’innovazione. Se poi ci fosse una realtà bancaria pronta a consigliarmi e sostenermi nella realizzazione dei miei obiettivi, quello stimolo si concretizzerebbe e, assieme ad esso, si accenderebbe quella speranza e fiducia nel futuro di cui oggi si avverte drammaticamente l’assenza.
Investire sulle idee dei giovani vuol dire credere in loro, dar loro fiducia, scuoterli a ragionare e “inventare il loro futuro”. Un atteggiamento di questo genere è quindi un enzima sociale, capace di incidere fortemente sulle motivazioni, le intenzioni e i comportamenti dei singoli. Benzina sotto tutti i punti di vista.
Al di là delle oggettive difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, i giovani si contraddistinguono da una cronica e proverbiale “mancanza di fondi”. Possono però possedere un tesoro: un’idea da sviluppare. E le idee dei giovani non vanno mai sottovalutate. Proprio perché sono idee sostenute da coloro che hanno energie ancora tutte da esprimere. Sì, un’idea che abbia spessore imprenditoriale, un’invenzione che può essere rappresentata da un prodotto, un oggetto materiale, oppure un servizio o ancora un’attività artigianale o professionale. Pensiamo ad esempio a un giovane che desideri aprire un forno specializzato nella produzione di pane integrale e, come valore aggiunto gratuito, ti venda la passione con cui lo ha prodotto; oppure a un giovane che, finita l’università e il necessario praticantato, voglia aprire uno studio di consulenze in campo sociale sul tema dell’integrazione e del multiculturalismo. Ognuno di questi neo-operatori necessita di un partner, di una figura di riferimento che non si limiti solo a finanziare le loro idee ma che si comporti con lealtà nei loro confronti dando suggerimenti per migliorare l’idea originale. In altre parole, non solo “uno sportello bancario”, ma “una Banca che lavori con loro”, che si faccia carico delle loro iniziative, che le indirizzi con apporti correttivi ed infine le sostenga.

Una “banca nella banca”. La vogliamo chiamare “banca tutor”? Bene, chiamiamola pure così! L’importante è che non sia iscritta nel club “Centrale Banche di Rischio, perché ciò che conta è che sia credibile, capace, di accompagnarli nella fase iniziale della loro esperienza imprenditoriale. Avere una Banca al proprio fianco, con i suoi strumenti di analisi e di “osservazione dall’alto” sarebbe davvero tanto. Una banca che metta a disposizione le proprie competenze e le proprie capacità strategiche al servizio della creatività giovanile; che sappia “investire” non solo sui progetti (in senso strettamente economico), ma sulle risorse e capacità dei singoli. In altre parole, una banca che possa rappresentare quel “surf” necessario per affrontare le intemperie di quell’oceano chiamato “crisi” e, in alcuni casi, si spera, a portare qualche talentuoso sulla cresta dell’onda.

Un Paese che non investa nelle proprie risorse giovanili, che non si ponga la questione del rinnovo, necessario e ineluttabile, della propria classe dirigente, che non incoraggi gli intraprendenti e i virtuosi – sempre per rimanere nella metafora – a “cavalcare l’onda” è un Paese destinato a morire, a non crescere né dal punto di vista economico, né da un punto di vista “morale”. Di fatto, l’Italia è oggi un Paese nel quale è facile rimanere sopraffatti dalle onde; ma ciò che più desta preoccupazione è il fatto che, quando sarà cessata la tempesta della crisi finanziaria, ci ritroveremo in eredità un Paese dalle acque torbide, per questo ci vorrebbe che banche, banchieri e finanza fossero così lungimiranti da investire sui “giovani surfisti”.

Angelo Santoro

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento