venerdì, 26 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

La destra in Europa. Anche
in Islanda la crisi ha un costo
Pubblicato il 27-01-2016


L’Europa va a destra? Viaggio tra le varie compagini politiche di destra ed estrema destra nei vari scenari politici nazionali. 1^ puntata

Parlamento IslandaLa storia politica dell’Islanda è fortemente caratterizzata dalla presenza al governo di uomini e partiti di destra.
Dal 1917 ad oggi l’isola ha visto primi ministri non appartenenti ai due principali partiti della destra islandese, il Sjálfstæðisflokkurinn (Partito dell’Indipendenza) e il Framsóknarflokkurinn (Partito Progressista), solo per dieci anni.
Il Partito dell’Indipendenza è il più grande partito della destra islandese. Il partito nasce nel 1929 dalla fusione del partito liberale e di quello conservatore, partiti che avevano governato il Paese dal 1917 al 1927, anno in cui la guida del Paese andò per la prima volta al Partito Progressista.
Il primo governo del Partito dell’indipendenza si ha nel 1942. Primo ministro fu Ólafur Thors che fu capo del governo anche nella prima legislatura dell’epoca repubblicana del Paese, iniziata nel 1944, e che guidò il partito dal 1934 al 1961.
Il Partito dell’Indipendenza è un partito liberalconservatore che fa parte dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti e dell’Unione democratica internazionale. Il partito si è sempre opposto all’adesione all’Unione europea da parte dell’Islanda.
Il Partito dell’Indipendenza è l’unico partito ad esser riuscito ad ottenere più di 60.000 voti alle elezioni islandesi ed è stata la forza politica più votata del Paese dal 1942 al 2007. Nelle elezioni del 2009 i socialdemocratici superarono per la prima volta il partito liberalconservatore che tornò però ad essere il primo partito dell’isola alle successive elezioni del 2013. Attualmente il partito è alla guida del Paese alleato di governo con il Partito Progressista, di cui sostiene il primo ministro Sigmundur Davíð Gunnlaugsson.
Il Partito Progressista nasce nel 1916, quando il Bændaflokkur (Partito dei contadini) e un gruppo di fuoriusciti dal partito presentatosi autonomamente alle elezioni dello stesso anno, decidono di dare vita ad un nuovo soggetto politico comune. Il partito ha una tradizione ruralista, ma negli anni è diventato forza liberale e liberista che aderisce all’Internazionale liberale. All’interno del partito vi si trova anche una forte corrente di destra sociale.
Fino al 1942 il partito è stato più volte il più votato nell’isola. Dopo il 1942 il partito non riuscirà più ad essere il primo partito d’Islanda, ma molto spesso sarà la seconda forza politica del Paese. Alle ultime elezioni parlamentari del 2013 il partito ha raccolto più di 46.000 voti, ottenendo il 24,4% dei consensi nazionali, siglando così il proprio miglior risultato degli ultimi 35 anni e tornando alla guida del Paese dopo 6 anni passati fra i banchi dell’opposizione.
Nel 2013 alcuni piccoli movimenti vicini alla destra diedero vita al Flokkur Heimilanna (Partito delle Famiglie). Il partito alle elezioni prese il 3% e non riuscì ad entrare nel Parlamento islandese. In Islanda si terrano le elezioni presidenziali a giugno mentre le elezioni per il nuovo Parlamento si dovrebbero tenere nel 2017.


Árnason: per noi meglio restare fuori dall’Ue

Intervista a Ragnar Auðun Árnason, segretario internazionale dell’organizzazione giovanile del “Vinstrihreyfingin – grænt framboð”, partito della sinistra ecologista islandese

Ragnar Auðun Árnason

Ragnar Auðun Árnason

L’Islanda ha visto per lungo tempo governi di destra e centrodestra, quali pensi siano stati i peggiori svantaggi per il Paese dovuti a questa situazione?
Penso sicuramente che il più grande errore sia stato la privatizzazione delle banche islandesi che ha aperto la strada alla grande crisi del sistema finanziario del 2008. La ferita per ciò che è accaduto non si è ancora rimarginata e la fiducia nelle istituzioni politiche è crollata.

Negli ultimi due anni i due partiti di governo hanno perso più di un terzo del loro consenso, quali sono stati gli errori del governo che hanno portato a questa perdita di consenso?
Nel Paese è aumentata la disuguaglianza, i ricchi hanno aumentato la propria ricchezza mentre le condizioni dei più poveri sono peggiorate. Inoltre i due partiti al governo dimostrano sempre la propria arroganza nei confronti del Parlamento e della Nazione, e non c’è alcuna possibilità di collaborazione fra governo e opposizioni.

Quali sono le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno e che il governo non prende in considerazione?
L’Islanda ha bisogno di un sistema sanitario migliore e di nuove strutture sanitarie, e abbiamo necessità di una serie di riforme che migliorino le condizioni di disabili e anziani.

Come i due partiti di governo anche voi siete contrari all’adesione all’Unione Europea, perché?
Crediamo fortemente che sia nell’interesse dell’Islanda rimanere fuori dall’Unione Europea. La nostra preoccupazione principale è cosa succederà alle nostre risorse marine. Siamo comunque convinti che per ciò che concerne l’entrata nell’UE spetti ai cittadini islandesi l’ultima parola, ma personalmente ritengo necessario venga stipulato un accordo con l’Unione Europea prima di qualsiasi ulteriore decisione sull’entrata o meno nell’UE.

C’è il rischio che in futuro i due partiti di governo adottino posizioni estreme per cercare di recuperare consenso?
Il Partito dell’Indipendenza propone politiche economiche a favore dei più ricchi, proponendo forti tagli ai servizi essenziali, come scuola e sanità, per poter ridurre la tassazione ai redditi più alti. Ciò nonostante non penso che ci sia il pericolo che il Partito dell’Indipendenza assumi in futuro posizioni estreme per recuperare consenso. Il Partito Progressista d’altro canto sta cominciando ad avvicinarsi a posizioni più radicali, come abbiamo visto nelle ultime elezioni comunali, dove si è battuto contro la costruzione di una moschea.

C’è il rischio che nel prossimo futuro in Islanda nasca una forza politica di estrema destra capace di ritagliarsi uno spazio importante nello scenario politico islandese?
L’ondata di successo dei partiti di estrema destra in Europa non ha toccato l’Islanda. Tuttavia c’è sempre la possibilità che ciò accada in futuro, e mi fa veramente paura l’idea che possa nascere un movimento d’estrema destra in Islanda con posizioni razziste ed estreme.

Gianluca Baranelli

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