sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Smascherate le falsità su Ignazio Silone
Pubblicato il 12-01-2016


Alcuni mesi fa ho cercato di promuovere un saggio (anche con una mia prefazione) di uno storico sardo, molto rigoroso. Si chiama Alberto Vacca ed ha scritto  “Le false accuse contro Silone”, pubblicato da una casa editrice seria, non legata (purtroppo)  alla grande distribuzione, la Guerini e Associati. Il libro non ha avuto (almeno fin’ora) un  grande successo di vendita nelle librerie, soprattutto perché pochissimi giornali ne hanno parlato e nessuna emittente radio-televisiva ha “osato” occuparsene. Eppure, a suo tempo del “caso Silone” tutti i giornali italiani (e non solo) hanno dedicato pagine e pagine.

Certo ha fatto notizia, anzi ha rappresentato un vero scoop, che un grande scrittore, l’autore di “Fontamara” (un libro tradotto in tutte le più importanti lingue del mondo) avesse nascosto di essere stato una spia del regime fascista. La “rivelazione” è stata fatta da due storici (Mauro Canali e Dario Biocca ), in un saggio che suscitò un grande clamore; fece scorrere “fiumi di inchiostro”, anche di editorialisti e polemisti, come Pigi Battista. Non è stato però un coro di accusatori. Tutt’altro : furono in molti (storici eminenti, come Norberto Bobbio , Alceo Riosa , Mimmo Franzinelli, Piero Craveri , Massimo Teodori ) e giornalisti notissimi (come Indro Montanelli, Enzo Bettiza  e Paolo Mieli ) a diffidare delle accuse, giudicate infamanti, nei confronti del grande scrittore abruzzese. Ma lo “scoop” finì per prevalere: è stato troppo “forte” l’impatto sull’opinione pubblica da parte della grande stampa. Lo ha scritto, a suo tempo, Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Nenni: ”Questo di Silone spia era un boccone appetitoso con tutti gli ingredienti per lo scoop. Un grande scrittore, un militante politico che è stato inviso a tutte le dittature, di destra e di sinistra, a tutte le chiese, a tutti gli apparati di potere, viene smascherato, scoperto professionista del più squallido mestiere, quello di spia, traditore del suo partito: è un colpo grosso, è uno scandalo estremamente piccante, eccitante“. Tamburrano, per anni, ha cercato di dimostrare, con studi e ricerche, che i due accusatori sbagliavano, che avevano infangato l’onore di un grande intellettuale cristiano e socialista. Ma non è stato creduto.

Così come è passato sotto silenzio un importante convegno, promosso a l’Aquila, nel marzo del 2006,  dalla Fondazione Silone, nella sede della Regione Abruzzo (di cui si trovano ampie tracce nel libro da me curato, “Silone, la libertà“, edizioni Guerini e Associati) . Vi parteciparono storici, noti giornalisti e studiosi dello scrittore. Ma i media hanno continuato a dare credito sempre e solo ai due ricercatori che hanno sollevato il  polverone.

A ristabilire la verità sul caso ci ha provato ora, con grande impegno, lo storico Alberto Vacca. ”Era una questione d’onore” , mi ha detto. Per oltre un anno è andato tutti i giorni all’Archivio centrale dello Stato, esaminando più di quattrocento fascicoli che si occupano, anche marginalmente, delle vicende dello scrittore: li ha fotografati e poi li ha studiati attentamente. Ed ecco le clamorose  scoperte, che smentiscono totalmente gli scoop di Canali e Biocca sulla “doppiezza” dell’intellettuale abruzzese, sino a qualificarlo come spia al servizio della polizia fascista, mentre era ancora un dirigente del Pci.

In sintesi, dall’analisi dei documenti emerge che l’attività informativa di Silone fu simulata, cioè non autentica. E ciò risulta dagli stessi verbali stilati dai funzionari dell’Ovra, dalle lettere, dagli appunti manoscritti conservati nei fascicoli. Non solo, ma numerose relazioni fiduciarie anonime vennero sbrigativamente attribuite dai due ricercatori a Silone, quando invece accurate analisi (di calligrafi professionisti) hanno accertato che quelle note informative erano state scritte da una nota spia fascista, infiltrata negli ambienti della sinistra. Si trattava di Alfredo Quaglino, un ingegnere che si spacciava per giornalista e che operò dal 1922 al 1932 al servizio dell’Ovra, con altissimi compensi (documentati).

Vacca è riuscito a reperire  anche una relazione del 1923, che contiene notizie delatorie contro alcuni dirigenti comunisti. Anche questo documento è stato attribuito, dai due accusatori, a Silone. Si è trattata, invece, di una copia di una nota fiduciaria di Quaglino trascritta da un funzionario di polizia. Dal libro di Vacca emergono una grande quantità di congetture, correlazioni arbitrarie su fatti non accertati ed errori elementari di ricerca storica. La verità, come viene documentato, è che negli archivi sono state trovate lettere degli stessi funzionari della polizia politica e dell’Ovra che smentiscono in modo deciso ogni connivenza di Silone con gli apparati di polizia del regime. Ad esempio, non è stata rinvenuta alcuna ricevuta o altro documento che attesti la collaborazione dello scrittore con gli apparati del regime, sotto forma di pagamenti o di servizi usufruiti. L’unico rapporto di Silone, che risulta documentato, è quello con l’ispettore Bellone (della polizia politica), a cui lo scrittore  si era rivolto dopo l’arresto del fratello Romolo, accusato di aver collaborato ad attentati terroristici e di far parte del Pci.

Un fratello, molto amato dallo scrittore e che morì in carcere in conseguenze delle torture della polizia fascista. Nelle poche lettere ritrovate nell’Archivio di Stato, Silone si era limitato a promettere a Bellone informazioni in cambio di un trattamento carcerario più umano per il fratello. In realtà però lo scrittore non rispettò neppure quell’impegno: si limitò a trasmettere solo notizie note, tratte dalla stampa antifascista clandestina, non denunciò mai nessuno e non provocò alcun danno al movimento antifascista. Del resto, a queste conclusioni erano pervenuti gli stessi funzionari dell’Ovra (documento datato 12 ottobre 1937) che, in un dossier trasmesso a Mussolini, spiegavano che Silone si era messo in contatto con loro solo per l’affetto che nutriva per il fratello.

Tutto è documentato nel libro di Vacca. Si tratta di una prova schiacciante dell’innocenza di un intellettuale che trovò il coraggio di ribellarsi a Stalin e ai massimi dirigenti del Pci, a cominciare dal “Migliore”, che promosse la sua espulsione dal partito comunista. Silone non si piegò mai. Prima degli altri aveva capito l’assoluta mancanza di libertà del regime comunista dell’Urss, ne denunciò i crimini (come racconta in “Uscita di sicurezza”), la “degenerazione tirannica e burocratica” e la doppiezza e brutalità della classe dirigente dell’Urss, che Togliatti e gli altri dirigenti del Pci negavano, con argomenti che si dovevano rivelare falsi e pretestuosi.

Silone fu per molti anni un punto di riferimento di intellettuali cristiani, liberali e socialisti di diversi paesi. Citiamo per tutti la profonda amicizia e stima che Albert Camus (premio Nobel per la letteratura) espresse per lo scrittore abruzzese. Quando vinse il Nobel, nel 1957, Camus dichiarò a Stoccolma: “A meritare il Nobel era Silone. Silone parla a tutta Europa. Se io mi sento legato a lui, è perché egli è nello stesso tempo, incredibilmente, radicato nella sua tradizione nazionale e provinciale”.

Ora, finalmente, la verità è venuta a galla, ma la stampa italiana (compreso Pigi Battista) non se ne è ancora accorta. Quando si ridà ufficialmente l’onore a chi è stato ingiustamente infangato ?

Aldo Forbice        

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Non c’è assolutamente da meravigliarsi. Quando uno dissente è considerato spia ladro e traditore. Ho presente il CANDIDO di Sciascia, che ben illustra i danni dell’ideologia.

Lascia un commento