giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La7 e la fiction “1992”
un’occasione sprecata
per raccontare la storia
Pubblicato il 09-01-2016


Craxi Bettino“Ma davvero si può immaginare che il presidente del Senato Spadolini, segretario del partito repubblicano per dieci anni potesse pensare che le irregolarità nel finanziamento del suo partito fossero state commesse dal vecchio La Malfa e dal giovane La Malfa? Oppure che il Presidente della Camera Giorgio Napolitano che nel PCI aveva avuto il ruolo per lungo tempo di ‘ministro degli esteri’ e che aveva rapporti con tutte le nomenklature dell’Europa dell’est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui tra i vari rappresentati e amministratori del partito e i Paesi dell’Est?”.

Più o meno queste le parole che Bettino Craxi pronunciò in tribunale davanti al Pm Antonio Di Pietro nell’unico incontro diretto che ebbe con il capo di ‘mani pulite’ nel corso dei procedimenti giudiziari che lo videro sul banco degli accusati. Parole di strordinaria chiarezza pronunciate per spiegare ancora una volta, così come aveva fatto alla Camera in un memorabile intervento, che la politica italiana funzionava allora così e che se si metteva sotto accusa lui, segretario del PSI e tutto il suo partito per le tangenti, non si risolveva certo il problema politico che era alla base di quel fenomeno distorsivo e che era il sistema che andava ‘curato’, le istituzioni, partiti compresi, non certo facendo invece crollare tutto.

Come andò a finire lo sappiamo bene. Una classe politica al 90% composta da opportunisti e vigliacchi, pensò di cavarsela con il sacrificio di alcuni capri espiatori, a cominciare da lui, il ‘cinghialone’ e i risultati di quel tragico e colpevole errore sono oggi sotto gli occhi di tutti: la corruzione è cresciuta e la democrazia, con i partiti enormemente indeboliti, è fortemente menomata.

Abbiamo rivisto  (il brano della deposizione dura esattamente dieci muniti, da 11.28 a 21.29)  quel Craxi ieri sera in tv, su La7, nel corso del dibattito che ha accompagnato la prima puntata della fiction “1992 – Quando tutto cambiò. O no?”, un Craxi che giganteggia per intelligenza e chiarezza di pensiero, soprattutto se messo a confronto con quanto ci circonda oggi.

Parole profetiche che in studio – c’erano il figlio, Bobo Craxi, Giorgio Gori, Vittorio Feltri, l’ex pm – hanno trovato il nulla delle argomentazioni di un Antonio Di Pietro, sempre incapace di andare al di là di una logica da aritmetica giudiziaria.

Il modesto funzionario di polizia divenuto magistrato, è apparso in tv, più di allora, essere stato strumento malleabile nelle mani sapienti di altri, il partito delle ‘toghe rosse’ o i servizi segreti americani come ha ripetuto Bobo Craxi. Un ‘Tonino nazionale’ inconsapevole (forse) che quell’inchiesta che miracolosamente si fermò davanti al portone di Botteghe Oscure e non superò mai altri ben più potenti portoni di industrie, banche, gruppi finanziari e ambasciate, avrebbe mutato il destino del nostro Paese, gli avrebbe impedito di curarsi da solo – e a dir la verità non è detto che forse ne sarebbe stato in grado – e lo avrebbe consegnato a prezzi di saldo, in altre mani.

Vittorio Feltri e Antonio Di Pietro

Vittorio Feltri e Antonio Di Pietro

L’ex pm non sa ancora oggi rispondere con parole convincenti alla domanda ripetuta da Mentana di come mai finì a fare il parlamentare prima – collegio ‘blindato’ del Mugello – e poi ministro per quel partito, il Pds di Occhetto, che si era ‘salvato’ dalla marea di fango che aveva sterminato tre quarti della classe politica italiana anticipando di un ventennio la ‘rottamazione’ renziana (la storia si ripete due volte, la prima come tragedia la seconda come farsa, diceva Karl Marx).

Davvero quel filmato di Bettino Craxi – in fin dei conti è lui il protagonista assoluto nella fiction e in studio, convitato di pietra che conferma in quanto tale le non-risposte date fino a oggi – meritava da solo un’intera trasmissione che per il resto, dibattito compreso, ha rasentato, quanto ad informazione e approfondimento, il vuoto pneumatico.

Il figlio, Bobo – uno contro tre, forse tre e mezzo a seconda di come si interpreta il ruolo del conduttore – ha tentato fino alla noia di argomentare politicamente ai ‘ragggionamenti’ di Di Pietro. Mentana, a sua volta, è apparso appesantito dalle proprie responsabilità di non aver certo contrastato, come giornalista e Bobo Craxiquando poteva, il fenomeno giudiziario-mediatico di ‘mani pulite’, proprio lui che era divenuto giornalista praticante nel quotidiano del Psi, l’Avanti! e che dunque avrebbe dovuto avere una ‘sensibilità’ diversa da quelli di altri colleghi.

Sono riemerse, anche dalle parole di Feltri (allora direttore de ‘l’Indipendente’ e tifoso di ‘mani pulite’) e di Gori (allora dirigente di Mediaset oggi sindaco di Bergamo) una tv che strumentalizzò a fondo tangentopoli per servire gli interessi del suo editore, le logiche dell’audience e dei ‘padroni del vapore’, l’osanna conformista al ‘nuovo che avanza’.

Sulla fiction, “nata da un’idea di Stefano Accorsi”, come annuncia il promo, e che è partita ieri sera e andrà avanti in prima serata per 5 settimane, “affresco di una delle pagine più controverse del nostro paese con le vicende giudiziarie di Mani Pulite”, non c’è molto da dire. Francamente, avendo deciso di affrontare un tema così importante, sarebbe stato meglio trattarlo con maggior serietà anziché ridurlo a una sorta di fotoromanzo a puntate. Né i personaggi né tantomeno i loro comportamenti hanno spessore. Prevalgono le ‘macchiette’, quasi ovunque, nella Lega di Bossi così come nella vita interna al famoso ‘pool’ di ‘mani pulite’. Personaggi davvero poco credibili, con recitazioni non sempre da sufficienza, fanno sorgere il dubbio se il problema di fondo di questa fiction così malriuscita nasca proprio dalla volontà ideologica di ‘non’ approfondire, ma solo di raccontare la versione che, come accade dopo ogni guerra, è quella gradita al vincitore.

In questo, bisogna dire, Mentana, o chi per lui, ha avuto però il buon gusto e l’intelligenza di riportare quella deposizione di Bettino Craxi. C’è molto di più probabilmente in quei pochi minuti di confronto col ‘grande inquisitore’ della nostra storia recente che non in tutte le ore delle cinque puntate della fiction.

Se, ci auguriamo, riscatto televisivo ci sarà, sul piano dell’informazione e della storia, potrà avvenire, crediamo, solo in studio, attraverso le parole degli ospiti che verranno chiamati a commentare le altre puntate. La scelta di quegli ospiti ci dirà se Mentana ha davvero voglia di fare approfondimento e informazione o solo fiction.

Altrimenti, sarà stata un’altra occasione persa per spiegare agli italiani che allora non c’erano o erano troppo giovani, come mai oggi siamo precipitati così in basso.

Mentana Enrico

Qui il link alla puntata

Carlo Correr

Tangentopoli dal 1992 al 1994 attraverso le pagine dei principali quotidiani dell’epoca

 

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Commenti all'articolo
  1. la Fiction è un toccasana, usciamo dall’ombra
    Il 19 gennaio dovremmo organizzare un evento a P Navona per commemorare Craxi
    In Parlamento dovremmo chiedere una Commissione d’Inchiesta^per stabilire se Craxi sia un statista o un latitante, una volta per tutte
    Politicamente è oramai chiaro che i socialisti hanno bisogno di Unità

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