sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’ABI cambia “regime” e dà consigli per gli acquisti
Pubblicato il 22-01-2016


bancari-fotogramma-324x230Ho sempre pensato che le dittature si facessero strada con la “fame”, soprattutto con quella degli oppositori del regime, dei dissidenti. Accadeva ieri forse, quando i governi autoritari ancora si reggevano sul consenso populista e sulla repressione poliziesca: stivali neri, passo dell’oca e moschetto! Oggi non più. Pasolini aveva preannunciato quarant’anni fa l’ascesa di un “nuovo fascismo”, molto più strisciante e subdolo di quello del ventennio, che avrebbe unito il popolo italiano sotto la bandiera del consumismo. La società di massa, secondo l’intellettuale, sarebbe scaturita direttamente dall’omologazione dei consumi e dalla bramosia cieca di possedere sempre più beni materiali: ieri l’auto, la televisione e il frigo, così come oggi i vestiti firmati e il cellulare di ultima generazione.

E’ andata molto peggio di quanto pensasse, perché la crescita dell’epoca d’oro “del capitalismo del benessere” non era infinita. Il tablet, l’auto o la casa di proprietà continuano ancora a rappresentare l’oggetto del desiderio, solo che accedervi è diventato più complesso. Non è solo il “benessere” diffuso ad essere venuto meno nell’epoca della competizione globale per le risorse e della crescita assoluta delle disuguaglianze tra i ricchi, ricchissimi, e i poveri, poverissimi. E’ la modalità con la quale si realizza l’accesso ai beni e alle risorse che è cambiata; una modalità che ci rende sempre più dipendenti dal folle meccanismo alla base del nostro impulso al consumo. Cosa accade? Semplice: le banche di ultima generazione mi sollecitano ad acquistare, pur sapendo che non potrei a causa del mio basso salario e del mio lavoro precario. Quindi mi propongono lunghi mutui e prestiti a tassi agevolati, purché alimenti il mercato dei beni che andrò a consumare e, perciò, la “fiducia” nella stabilità dei mercati. In altre parole, mi spinge a indebitarmi. Il debito che ho accumulato mi renderà però sempre più “schiavo” della banca creditrice, nonostante mi abbia già dato una casa, un automobile o semplicemente uno smartphone (Unicredit docet!), con tassi d’interessi “da incantatore di serpente” che ho sottoscritto sui prestiti. In tal modo, si crea una bolla finanziaria che non potrà essere risolta, se non a sua volta attraverso un ulteriore indebitamento del creditore stesso, il quale attiverà nuove dinamiche speculative.

Il circolo vizioso dell’indebitamento, però, non può spezzarsi, così il debito e l’insolvenza continuano a espandersi in modo progressivo e invisibile, come la sporcizia che viene nascosta sotto il tappeto. Il risultato è, però, che sopra quel tappeto sporco ci siamo noi tutti, vittime dell’illusione di una “felicità” facilmente accessibile. E gli strumenti di propaganda? E il manganello? Esistono ancora, certo, ma si ricorre sempre meno all’impiego di tali strategie. Ovviamente, qualche bocca tocca metterla a tacere, una “larga intesa” deve pure poter escludere ogni ipotesi di opposizione; in alcuni casi, si leva persino il manganello contro chi dissente. Ma non c’è necessità di ulteriori strumenti di repressione, almeno fino a quando il sistema riuscirà a mantenere intatta l’illusione di una felicità “facile” da conseguire; almeno fino al momento in cui saremo tutti invischiati nel meccanismo dell’indebitamento e della speculazione finanziaria.
Ciò che si è andato a realizzare corrisponde esattamente al miraggio di ogni autoritarismo: l'”unità del popolo” e la sua dipendenza nei confronti del regime, ieri di un dittatore, oggi della finanza.
Onestamente, mai avrei pensato che dietro la democrazia formale si celasse il “volto” di una oligarchia spregiudicata, l’immagine di un potere finanziario assoluto.

I banchieri del secolo scorso erano dei mecenati formidabili; oggi, questi nuovi oligarchi sono insopportabili: ci ricordano Mario Brega che interpreta il macellaio suocero in “Borotalco” di Carlo Verdone, perché proprio del macellaio ne ripropongono l’atteggiamento da spaccone, la voce alta tanto quanto la pressione sanguigna, l’orologio d’oro traballante al polso e la catena da mastino al collo. Ma almeno il negoziante, alias Brega, si guadagnava da vivere caricandosi sulle spalle quarti di bue che pesavano un accidente, mentre i banchieri dell’ultima ora gli accidenti li hanno fatti venire a noi, una volta appreso che le obbligazioni che ci avevano venduto non valevano più nulla. In compenso, con i nostri soldi passati di mano agli amici degli amici, questi sanguisughe vivono da principi e costruiscono un impero dentro le mura di Basilea tre attraverso un rinvigorito e vigliacco saluto “nostrano”. Altro che “motore del mondo”; o meglio sì: del loro di mondo! Tant’è vero che la maggior parte degli istituti di credito scopriamo oggi essere poco affidabili, o addirittura “truffaldini”. Come in tutti i “regimi”, però, c’è quasi sempre un finale a sorpresa: l’ABI nei suoi “consigli per gli acquisti” ci suggerisce di stare molto attenti, perché la banche non sono tutte sicure… e adesso me lo dici?!

Angelo Santoro

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento