giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Libia. Conto alla rovescia per l’intervento militare
Pubblicato il 29-01-2016


La portaerei Cavour

La portaerei Cavour

Il presidente americano Barack Obama ha convocato il Consiglio per la sicurezza nazionale per discutere l’intensificazione della campagna per “degradare e distruggere l’Isis”: Obama ha anche disposto il proseguimento degli sforzi in Libia e in altri Paesi per contrastare l’espandersi dell’Isis. “Paesi come l’Italia – ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest – hanno esperienza in quella parte del mondo. E noi attingeremmo alle loro risorse, le loro capacità, per portare avanti i nostri obiettivi in quella regione del mondo”.

Il timing di un’azione di forza per contrastare militarmente Daesh sul terreno sembra dunque accelerare. Martedì 2 febbraio si terrà a Roma la prima ‘Riunione ministeriale della Coalizione Globale anti-Daesh’ la coalizione di forze che è intenzionata a porre in atto una controffensiva per respingere ed eliminare definitivamente la minaccia dell’autoproclamato califfato di al-Baghadi in Libia e in tutta la regione mediorientale.

A complicare però il quadro c’è l’estrema debolezza politica della Libia del dopo-Gheddafi, tutt’ora spezzettata e divisa in mille realtà particolari. Il generale Khalifa Haftar, per esempio, l’uomo ‘forte’ che governa a Tobruk, quella che è oggi la capitale riconosciuta a livello internazionale, e che si contrappone al governo islamista che si è insediato a Tripoli, non sta facilitando il completamento dell’accordo raggiunto in Marocco oltre un mese fa per l’insediamento di un governo di riconciliazione nazionale guidato da Fayez al-Sarraj. E l’Italia invece ha puntato le sue carte proprio sulla soluzione politica prima che militare del caos libico. Una richiesta che provenisse da un governo legittimo della Libia riunificata, depotenzierebbe ogni tentativo della guerriglia islamista dell’Isis di far passare un intervento militare come una nuova edizione del vecchio colonialismo occidentale.

Fonte AdnKronos

Fonte AdnKronos

D’altra parte l’espansione militare dell’Isis è una minaccia reale ed è anche la fonte principale di quel caos che genera la marea di migranti che fuggono negli Stati confinanti e in Europa per scampare alla fame e alla morte.

Non a caso dunque la nostra mindistra della difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista al Corriere della Sera, pochi giorni fa affermava che per un intervento internazionale in Libia “non possiamo immaginarci di far passare la primavera”. Insomma il tempo stringe.

“Vanno evitate azioni non coordinate. Ci muoveremo, ma insieme ai nostri alleati”. “Nell’ultimo mese abbiamo lavorato più assiduamente con americani, inglesi e francesi”, afferma la responsabile della Difesa, sulla scia delle costanti indiscrezioni su un imminente intervento, con l’Italia in prima fila: “Siamo tutti d’accordo che occorre evitare azioni non coordinate, che in passato non hanno prodotto buoni risultati. Ma c’è un lavoro più concreto di raccolta di informazioni e stesura di piani possibili di intervento sulla base dei rischi prevedibili”.

L'avanzata dell'Isis in Libia

L’avanzata dell’Isis in Libia

Se gli ultimi sviluppi nel Paese nordafricano fanno aumentare i timori internazionali, Pinotti osserva che “la preoccupazione era presente e costante anche nei mesi precedenti. Anzi, rispetto ad allora e nonostante le difficoltà, il processo politico non solo non si è fermato ma è andato avanti. Ma non c’è dubbio che alcuni sviluppi vadano seguiti con attenzione: alcune sconfitte di Daesh in Iraq possono infatti spingere lo Stato Islamico a fare della Libia un nuovo fronte, mentre si registra il tentativo, spesso più simbolico che di sostanza, da parte dei jihadisti di avanzare verso nuovi territori dalle zone di Sirte e dintorni, dove Daesh è stata finora concentrata. Il tempo sicuramente stringe”.

Pinotti ha ribadito anche nell’intervista che la richiesta da parte di un governo libico riconosciuto resta parte essenziale della nostra strategia. L’idea è quella di una missione di caschi blu, a guida italiana, volta a mettere in sicurezza Tripoli e ad addestrare le nuove forze armate libiche.

“Al recente vertice di Parigi tra i ministri della Difesa della coalizione anti Isis, dove io ho fatto la relazione sulla Libia, c’è stata totale condivisione su questo. Un governo operativo è indispensabile per evitare scenari come quello sperimentato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein. Non dobbiamo fornire argomenti alla propaganda jihadista, che avrebbe interesse a presentare qualsiasi azione come una invasione occidentale. Il percorso della coalizione segue i tempi del processo politico e si prepara a fornire il tipo di aiuti che i libici hanno già indicato di preferire: protezione del governo quando si insedierà a Tripoli, formazione e addestramento”.

L’Italia è comunque pronta a intervenire, anche militarmente, in situazioni di particolare emergenza. “La stessa missione ‘Mare sicuro’, nata come operazione antiscafisti, prevedeva sin dall’inizio l’eventualità della lotta al terrorismo: ci dà infatti una capacità di intervento nel caso di rischi per le nostre piattaforme o di altro genere”, ha spiegato il ministro riferendosi alla protezione delle piattaforme off-shore dell’ENI e al terminal del gasdotto Greenstream di Melitha, a ovest di Tripoli. In questo quadro “abbiamo già spostato aerei a Trapani e costantemente aggiornato la raccolta di informazioni sul terreno. In ogni caso nessuno pensa che questa accelerazione possa avvenire per decisione militare che non sia parte di una decisione politica”.

Il Governo italiano teme, anche se non viene dichiarato, di finire nella tenaglia che nel 2011 ci trovò costretti ad accettare, e poi a sostenere, la disastrosa iniziativa franco-britannica contro Gheddafi che è all’origine del caos attuale. Preoccupa un po’ dunque con ogni probabilità il conto alla rovescia che sembra scattato Oltreoceano e che potrebbe far pensare all’avvio di un’iniziativa militare di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, col solo sostegno del Governo di Tobruk, che ci scavalcherebbe politicamente costringendoci ancora una volta a fare buon viso a cattivo gioco.

Ecco dunque il senso delle parole di Pinotti quando afferma che l’Italia rimane e rimarrà “certo” in prima linea. “Il ruolo di guida nella missione libica ci viene riconosciuto perché siamo fra i Paesi che hanno qualcosa da dire. L’impegno e la professionalità mostrati nelle missioni militari sono alla base della grande considerazione e rispetto di cui gode l’Italia negli Stati Uniti e nella comunità internazionale”.

Nei giorni scorsi sono trapelate indiscrezioni con Uda, Francia e Gb che avrebbero già sul campo forze speciali per affiancare le forze fedeli al generale Khalifa Haftar e forse anche le milizie di Misurata. I piani del Pentagono prevederebbero – secondo fonti citate dal New York Times – attacchi aerei contro Sirte e le roccaforti dello Stato Islamico e incursioni di forze speciali al fianco delle milizie locali con una presenza limitata di forze terrestri sul modello di quanto fatto in Siria e Iraq. Le operazioni partirebbero dalle basi di Sigonella e Trapani, dove l’aeronautica italiana ha schierato due droni Predator e 4 cacciabombardieri AMX dalle basi in Libia, soprattutto ovviamente nella zona di Tobruk e Bengasi. L’Italia potrebbe mobilitare rapidamente per l’intervento forze speciali, cioè paracadutisti della Folgore e fucilieri di Marina della brigata San Marco con una dozzina tra cacciabombardieri AMX, droni e aerei da trasporto affiancati da altrettanti elicotteri.
Secondo la stampa libica una delegazione militare e d’intelligence italiana “di alto livello” ha incontrato il generale Haftar in una base della Cirenaica.

Armando Marchio

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento