domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia, ‘un passo avanti’
Via al nuovo Governo
Pubblicato il 19-01-2016


Migranti-MediterraneoIl primo a congratularsi per la nascita del governo di unità nazionale in Libia è stato il mediatore dell’Onu, il tedesco Martin Kobler al termine di un estenuante percorso che aveva visto l’impegno formale alla nascita del governo nel corso di un vertice a Skhirat, in Marocco, giusto un mese fa. Si spera che col nuovo governo si riesca ad arginare anche il flusso dei migranti. Nei primi 18 giorni di gennaio, sono arrivati in Grecia 31.244 migranti, pari a 21 volte gli arrivi di gennaio 2015


 

Il primo a congratularsi per la nascita del governo di unità nazionale in Libia è stato il mediatore dell’Onu, il tedesco Martin Kobler. La notizia è stata data dagli stessi libici al termine di un estenuante percorso che aveva visto l’impegno formale alla nascita del governo nel corso di un vertice a Skhirat, in Marocco, giusto un mese fa.

“Mi congratulo con il popolo libico e il Consiglio presidenziale – ha scritto in un tweet Kobler – per la formazione del governo di accordo nazionale. Esorto l’HoR”, il parlamento insediato a Tobruk, “a riunirsi prontamente” e “ad approvare il governo”. “Dopo una notte di trattative” gli ha fatto eco il nostro ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, è arrivato il varo del nuovo governo libico da parte del consiglio presidenziale libico. “Un passo avanti in una situazione ancora fragile”. “Ora serve ok parlamento”.

Entusiasmo molto contenuto dunque perchè sono tutti consapevoli dell’estrema fragilità del percorso in atto che vede una conflittualità latente delle diverse anime che compongono la Libia in quanto Stato peraltro oggi più espressione geografica che concreta istituzione statuale unitaria

È un “salto” in avanti ma ora “abbiamo davanti un duro lavoro”ha detto ancora il Rappresentante speciale per la Libia del Segretario generale Onu, commentando la formazione del nuovo governo libico in un comunicato della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil). La nota sottolinea che Kobler “dà fortemente il benvenuto alla formazione del Governo di accordo nazionale” quale “passo significativo nella ricerca di una fine delle divisioni politiche e del conflitto armato in Libia”. Citando parole dell’inviato Onu, l’Unsmil scrive che “questa è una genuina opportunità per i libici di riunirsi per costruire il loro Paese”. La formazione dell’esecutivo, aggiunge Kobler, “è un importante balzo sul sentiero verso la pace e la stabilità in Libia. Mi congratulo con il popolo libico. Abbiamo davanti un duro lavoro”. Kobler, aggiunge la nota, sottolinea la necessità di muoversi immediatamente verso il prossimo passo che è l’avallo del Governo di accordo nazionale da parte della “Camera dei rappresentanti (HoR)”: “Mi appello ai componenti dell’HoR e alla sua presidenza a porre gli interessi nazionali del Paese al di sopra di ogni altra considerazione e di riunirsi prontamente per discutere e approvare il proposto gabinetto ministeriale”.

Alla vigilia dell’annuncio libico il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen, in un’intervista alla Bild aveva dichiarato rispondendo a una domanda sull’invio di truppe tedesche, che la Germania “non potrà evitare le proprie responsabilità”. Dovremo dare il “nostro contributo” aveva aggiunto. Parallelamente alla costituzione del nuovo Governo, è in corso uno sforzo collettivo internazionale che coinvolge non solo i tedeschi, ma anche le forze armate statunitensi, inglesi, francesi e italiane. Il New York Times ha scritto che “i militari americani sono stati a Misurata dove hanno stabilito link ‘militari e di intelligence’, come dice Abdulrahman Swehli, influente politico della città che aggiunge: ‘Non è un segreto’ che anche forze inglesi, francesi e italiane stiano cercando allo stesso modo di creare questi link con le fazioni libiche”. A spingere verso un intervento coordinato della comunità internazionale è la pressione delle milizie dell’autoproclamato Califfato dell’Isis. A fare paura è non soltanto l’espansione degli uomini di al- Baghdadi, ma anche le conseguenze stesse delle guerra con la pressione sulle popolazioni costrette a fuggire dalle loro case. Già all’epoca di Gheddafi, i flussi migratori spingevano sulla Libia come punto di partenza nel Mediterraneo e oggi sotto la pressione di Daesh, il fenomeno è divenuto esplosivo.

Proprio oggi sono arrivate cifre terrificanti. In nemmeno un mese, soltanto nei primi 18 giorni di gennaio, sono arrivati in Grecia via mare 31.244 migranti, pari a 21 volte gli arrivi per l’intero gennaio 2015 quando furono 1.472. La stima è dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): “I numeri suggeriscono che gli arrivi marittimi in Grecia nel 2016 possano superare in modo significativo gli 853.650 migranti che sono arrivati in Grecia via mare nel 2015”.

In Italia il numero complessivo di arrivi nel 2015 è stato inferiore a quello registrato nel 2014, con 153.842 migranti contro i 170.100 dell’anno prima, ma se si considera il fatto che i siriani ora passano dalla Grecia in realtà il numero di migranti provenienti dall’Africa subsahariana è sostanzialmente raddoppiato rispetto al 2014. Quanto alle vittime di questo fenomeno di proporzioni bibliche, nei primi 18 giorni di gennaio sono già almeno 77 i migranti morti nell’Egeo nel tentativo di raggiungere le coste della Grecia e 18 quelli che hanno perso la vita cercando di raggiungere le coste italiane.
La formazione del nuovo governo di unità nazionale in Libia “è un passo importante”, ma c’è ora “un enorme lavoro da fare”. Così l’ambasciatore Ibrahim Dabbashi, delegato della Libia all’Onu, che in un’intervista all’ANSA sottolinea come “ci si aspetta molto dall’Italia, che deve svolgere un ruolo fondamentale” per il futuro del Paese.

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