mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ora dei lupi
Pubblicato il 04-01-2016


Quando i miei coetanei, riferendosi alla politica, mi dicevano “ma non ci capisco niente” o “ma chissene frega!”, provavo una certa rabbia. Insomma la politica è affare di tutti: perché non lo dovrebbe essere anche per noi giovani? E’ a distanza di tempo che mi sono accorto quanto, dietro a quelle parole magari dette ingenuamente, si nascondesse una grande ragione.
Viviamo in un’epoca di cambiamenti, dove la rivoluzione tecnologica corre, e sembra solo agli inizi. Io ho 19 anni, e mi ricordo ancora come appena sei o sette anni fa il touch screen mi sembrasse qualcosa di veramente magico. Se ci ripenso mi vien da ridere. E’ cambiato tutto quindi, a grandissima velocità, e lo è anche la politica. Per capire come, bisogna fare un salto indietro e vedere cosa significava questa parola al tempo dei nostri genitori o dei nostri nonni. Basta chiederglielo, o guardare qualche foto di oceaniche folle in piazza o alle riunioni di partito, o leggere ciò che pensavano (e il modo, il modo con cui lo facevano…) personaggi di altri tempi che almeno ognuno di noi nella vita sente nominare. Senza fare troppi giri di parole, che lo spazio è poco, arriviamo al punto: la politica una volta era fatta di ideali.

Faccio un esempio? Socialismo, comunismo, liberalismo, anarchia, cristianesimo sociale, repubblicanesimo…si potrebbe andare avanti per molto. Insomma ognuna di queste parole rappresentava una cultura, un modo di vedere e intendere il mondo, ma soprattutto una via per cambiarlo. Ci hanno provato, e molti lo hanno fatto. Fare politica nella nostra famosa “Prima Repubblica” (che va dagli anni ‘40 ai ’90 circa; anni fondamentali per capire la realtà di oggi e che spesso i professori non fanno, preferendo magari sproloquiare all’infinito sul Medioevo) significava aderire, almeno in parte, ad una di queste tante visioni: ci si sentiva parte di qualcosa di più grande. Non era il paradiso, non era un mondo roseo, attenzione, ma era entusiasmante. Raccontano che i giovani soprattutto, si sentivano quasi in dovere di fare politica, perché era bella, perché poteva plasmare il mondo come essi volevano. Era fatta anche di cose molto sporche la politica. Tra queste i soldi, che si faceva di tutto per averli; ma “la politica è fatta di sangue e di merda” disse una volta un dirigente socialista di nome Rino Formica* (* =chi è? Chiedi a Google): è fatta del sagnue che è l’ideale, e dalla merda che sono i soldi.

Oggi il sangue non c’è più. La politica non è più (veramente!) fatta di ideali, e come si diceva prima tolto il sangue quindi rimane solo la merda. Una magnifica sintesi della politica odierna no? No, non fermiamoci qui che siamo solo all’inizio. Gli ideali non ci sono più perchè i partiti di oggi (parliamo dei maggiori per ora, di quelli che si sentono sempre alla TV) non ne hanno uno al quale si riferiscono in particolare. Sono partiti “pigliattutto”: vogliono prendere i voti della maggioranza di persone possibile; perché se come dicevamo rimane la merda, e la merda sono i soldi, per prendere i soldi bisogna essere al potere, e bisogna essere “grossi”. Non troverete quindi un partito che si dichiara “comunista”, perché ammesso che di comunisti ce ne siano ancora nessuno si può permettere di prendere i voti solo di quelli. Molti parlano invece di “rivoluzione liberale”, ma parliamoci chiaro: qualcuno sa davvero cosa vuol dire? E di socialismo se ne parla, ma solo a livello europeo, perché “stranamente” in tutta Europa tra i principali partiti ci sono quelli socialisti; in Italia no.

La politica oggi si basa quindi sull’ambiguità dei propri obbiettivi per cercare di accontentare un po’ tutti, ed è quindi sempre più priva di punti di riferimento che aiutano a capire da che parte si vuole andare. Non si può biasimare del tutto quindi chi decide di estraniarsi dalla politica: non entusiasma, è fatta solo di merda, non ci si capisce niente, ed è inoltre fatta dai “grandi”: che se ne occupino loro come fanno con tutto! Anche questo è un punto cruciale: rendetevi conto che siamo una società di vecchi, che mentre molti di loro hanno la pensione ed eppure continuano a lavorare non lasciando il minimo spazio a noi giovani, noi fatichiamo ad avere esperienze di lavoro e inoltre ci dicono anche che dovremmo lavorare fino a 75 anni per andare in pensione, sgobbando il doppio perché i soldi non bastano per tutti. Siamo un paese a misura di anziano, perché gli anziani sono tanti e votano sempre; i giovani invece no, e si disinteressano: questo dato pesa nella politica, perché convincere l’elettorato anziano è fondamentale per vincere, mentre i giovani sono usati solo (e dico solo) come una bandierina per dimostrare “come siamo vicini ai giovani che sono il futuro!”. Balle: noi siamo il presente! Ma dico: anche noi viviamo ora, nella realtà presente, come loro no? Anche noi adesso abbiamo le nostre esigenze! Parole al vento, finchè non saremo noi a rimboccarci le maniche, invece di aspettare come degli eterni mammoni che non se ne vanno mai via di casa, che qualcuno ci venga a salvare con qualche parolina dolce.

Il motivo per cui state leggendo ora questo giornale è che c’è un gruppo di ragazzi che crede profondamente nell’estrema importanza e utilità della politica e nell’impegno. Una politica vera però, bella e chiara, che possa dare una visione del mondo e un percorso condiviso da portare a termine: l’ideale di cui parlavamo prima. Dobbiamo tornare agli ideali per salvarci da questo vuoto cosmico; da questo nichilismo (piccolo omaggio a Nietzsche, dai). E tra questi, quello che ci chiama è l’ideale socialista.

Che cos’è il socialismo? E’ un sentimento. Un sentimento che ha delle profondissime radici storiche. Un sentimento di giustizia e uguaglianza si, ma nella libertà. Socialista è chi prova rabbia vedendo le ingiustizie, e sente l’irrefrenabile impulso di fare qualcosa; socialisti significa essere anche un po’ “anarchici”: antiautoritari in tutto e per tutto. Questo sentimento ha dato vita, verso la fine dell’800, ad un ideale destinato a diventare famoso. La più profonda e antica cultura politica che per anni ha forgiato l’Italia, e che ancora ha un grandissimo compito da portare a termine. Chiedetelo ai “grandi”, chiedete del Partito Socialista Italiano: vi diranno che non c’è più, eppure siamo ancora qui. Non è un caso, ma è il frutto di una precisa volontà politica di continuare a tutti i costi un percorso iniziato anni fa da grandi personaggi come Filippo Turati*, Giacomo Matteotti*, Pietro Nenni*, Sandro Pertini*, e via cantando. Il socialismo italiano: che c’entra poco col comunismo russo, con Stalin e con luoghi comuni sulla sinistra che sinceramente hanno stancato.
Ma noi siamo giovani, non abbiamo vissuto quella storia tanto discussa, e non ha senso basare la nostra politica su quello che una volta era: occorre creare qualcosa di completamente nuovo. Il sentimento rimane quello, ma le idee devono essere del 2000. “Rinnovarsi o perire” è stato da sempre il motto dei socialisti, e vale ancora. Chiunque voglia fare qualcosa di serio in questo paese dovrà per forza aver a che fare con la storia del PSI, e noi abbiamo tutta l’intenzione di farlo: da questa storia occorre prendere tutto quello che c’è di buono e che ci può servire per il presente, ma da qui in poi basta pensare al passato: stavolta sta a noi. Socialismo (nel suo significato più letterale) significa anche e soprattutto unione: unirsi insieme per risolvere i problemi, fare gruppo contro chi ci vuole divisi e disorientati. Il famoso motto “uno per tutti, e tutti per uno” calza a pennello.
L’ora dei lupi è l’ora nella quale ognuno di noi fa i conti con se stesso e con la propria coscienza, ed è un’ora che prima o poi arriva. E’ quando per esempio si analizza ciò che si è fatto nella giornata prima di addormentarsi, o quando a fine anno si passano in rassegna i buoni propositi. Noi siamo qui a dirvi che si può aspirare a qualcosa di più. Noi siamo qui per dirvi che ognuno di noi ha il proprio posto nel mondo, da conquistarsi e da difendere, e che l’unico modo per farlo è fare unione e collaborare insieme. Realizzare la propria vita da soli, in una società dove tutti sono in conflitto e in concorrenza con tutti gli altri è un’illusione. Una roba da televisione alla quale pochi fortunati (e ricchi?) hanno accesso. Questo meccanismo ci rende terribilmente soli e vulnerabili.

Questa è l’ora dei lupi, e noi siamo qui a dirvi di usare la testa, e se volete, anche di criticare quello che leggerete: questo sarebbe già un primo e importante atto politico, nel vuoto al quale siamo già troppo abituati.

Enrico Maria Pedrelli

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Enrico, come vedi io ti lego e approvo il tuo sacrosanto sfogo.
    Provo stima nei tuoi confronti e ti esorto a combattere per realizzare il sogno in cui credi.
    Per dire il vero è anche il mio sogno malgrado l’età avanzata,per dirti che è difficile raggiungere quello che i nostri Ideali ci fanno intendere, ma vale la pena crederci e lottare per raggiungerli.

    Un forte abbraccio.

  2. “Occorre creare qualcosa di completamente nuovo” dice il giovane Autore, e questo lo possono fare con più naturalezza le nuove generazioni, augurando loro che la cosa riesca nel migliore dei modi, anche per rispondere a chi dice che il partito socialista “non c’è più”. .

    Coloro che hanno più stagioni sulle spalle possono essere maggiormente, e comprensibilmente, rivolti al passato, visto che ne sono stati coinvolti, ma questa loro nostalgia, che si è sovente tradotta in caparbia testimonianza, è stata forsanche il motore che vent’anni orsono ha indotto molti a non demordere, pur fra le tante difficoltà, e ostilità, di quei momenti.

    Ed è forse anche un po’ merito di chi è meno verde di età, e non si è lasciato scoraggiare da allora e per tutta questa non breve stagione, se oggi si può dire “eppure siamo ancora qui”, e se c’è chi, forte della sua giovinezza, può lodevolmente pensare di ripartire, ed “aspirare a qualcosa di più”, immettendovi l’energia, lo slancio e, appunto, l’innovazione, dei suoi freschi anni.

    Non dimenticando tuttavia, mi permetto di aggiungere e suggerire, di guardare stabilmente anche alle nostre radici, perché possono sempre insegnarci qualcosa, e possiamo trarvi inoltre stimolo ed ispirazione. Temo, in buona sostanza, che il “da qui in poi basta pensare al passato” possa far perdere quella identità che è stata per così dire il nostro vessillo.

    Paolo B. 05.01.2016

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