lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lostland all’Auditorium
di Roma: L’emigrazione italiana in musica
Pubblicato il 11-01-2016


 Lostland spettacolo-concerto di Mauro Gioia e la sua band all’Auditorium: “pe’ terre assaje luntane”


Lo studio Borgna dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha aperto per una sola sera porte e pedana all’attore-musicista Mauro Gioia e la sua band.

Mauro Gioia

Mauro Gioia

Lo showman campano si è presentato con “Lostland” al pubblico romano venerdì scorso per la prima volta dopo la precedente performance del 6 a Napoli, sua città natale.

Lostland (abbandono della terra natia) è una raccolta di testimonianze di migranti italiani a New York. Nato come album di canzoni diventa prima un cortometraggio e ora uno spettacolo musicale. È un viaggio nel “sentire” italo-americano vissuto in immagini e suoni, un incontro di culture diverse. L’idea dell’album nasce in Italia per poi svilupparsi all’estero grazie alla collaborazione con Mark Plati, produttore, già al fianco di David Bowie, The Cure e Prince. Il primo disco di inediti del musicista partenopeo non poteva quindi chiamarsi in altro modo se non così.

Quella di Lostland è una storia che vale la pena di essere raccontata: Mauro Gioia decide che per trovare l’ispirazione per i testi avrebbe dovuto ripercorrere mentalmente e attraverso testimonianze di gente che agli inizi del ‘900, seppure in età infantile, aveva vissuto questo esodo, questa partenza di piroscafi pe’ terre assaje luntane, stipati di anime del sud disperate, con il solo scopo di cercare fortuna in America.

Nella Grande Mela ancora tutto parla di questo. I racconti degli anziani, appresi dai loro padri, attori tristi della vicenda, hanno come marchio una valigia di cartone legata con lo spago, con la quale il cantante entra in scena ed inizia, supportato da filmati che nutrono visivamente l’esodo, a cantare l’abbandono della propria terrà e la disperata realtà che li porta oltremare, per alcuni senza mai un ritorno.

Mauro Gioia, classe 1966 ha impostato le sue creazioni e la carriera al recupero della memoria canora della sua città e alla rivisitazione evocativa della sua tradizione teatrale legata al varietà, ai fantasisti del cabaret e dell’avanguardia novecentesca: Piedigrottagioia e Napoli Muta, esplorano i rapporti tra il cinema muto degli anni Venti e la canzone napoletana. Tra le altre cose di successo c’è anche il debutto al Théâtre de la Ville di Parigi con Cantasirena, sorta di music-hall napoletano e Naples au baiser du feu, operetta di Renato Rascel.

Lo spettacolo-concerto funziona a meraviglia, con orchestrali eccezionali e un violino solista che punteggia melanconicamente la narrazione. I posti non numerosi della sala hanno dato al pubblico presente la sensazione di una coralità vissuta, sentita o comunque raccontata dai nonni intorno al fuoco. A Scanno, in Abruzzo, come memoria da non dimenticare nel percorso della loro famiglia, alcuni conservano ancora carro e finimenti che servirono per portare al porto d’imbarco di Napoli i loro bisnonni. Viaggio di giorni con le poche cose trainate da buoi e tante valigie di cartone rigonfie di pane, lacrime e sogni.

Questo è Lostland: emozione e struggimento ancora oggi, dopo un secolo, avviluppano la memoria e la sensibilità del pubblico. Calorosi applausi e occhi lucidi, a spettacolo concluso, ricordano calorosamente la nostra sofferta italianità.

Guerrino Mattei

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