sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Luigi Iorio
Liberare le energie che stentano
a rendersi attive
Pubblicato il 08-01-2016


Ho letto su Repubblica un corsivo a commento di un’intervista rilasciata da Bobo Craxi su un webmagazine.t.
Craxi affronta, in vista del congresso, due nodi fondamentali e non di poco conto: la presenza dei socialisti al governo rappresentati dal segretario Nencini (attualmente Vice Ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture) e la questione generazionale.

Sul primo nodo, quella della presenza dei socialisti al Governo, credo ci sia poco da discutere. Essere riformisti e socialisti significa contribuire a compiere con scelte importanti certo, talvolta anche a rischio di impopolarità, a modernizzare l’Italia, governando il cambiamento.Noi non ci tiriamo certo indietro. E’ quanto ci ha sempre ha sempre contraddistinto dalla pletora dei veterocomunisti antropologicamente avversi al cambiamento e al buon governo, ancora oggi convinti che le politiche del “No”possano attirare i romantici gramsciani e il fronte degli antisistema.

Il secondo nodo è la questione generazionale. Si sbaglia, credo volontariamente, prospettiva quando si sostiene che il ricambio generazionale passi attraverso la “rottamazione” dell’attuale segretario al quale, al contrario, andrebbe riconosciuto il merito di aver guidato il nostro partito in questi lunghi anni di mare in tempesta. Il tema non è questo e ci porterebbe ad uno scontro senza prospettiva e dannoso per il nostro partito e per la sua stessa esistenza.

Le rottamazioni partono dal basso e soprattutto sono il preludio del cambiamento e di riforme radicali di un sistema. Renzi, il profeta della rottamazione, oggi è leader di un partito perché già dalla prima Leopolda ha saputo veicolare prassi politiche innovative e, nuovi linguaggi che sono una delle condizioni essenziali per rinnovare un Partito. Senza questa salutare scossa la nomenclatura diessina avrebbe mantenuto la propria egemonia sul Pd e sul centrosinistra per chissà quanti anni ancorai.

Per questo, prima di parlare di ricambio generazionale e cambio di leadership, argomenti strumentali e di nessuna utilità, dobbiamo ripartire da una seria riflessione non su su chi siamo, perché lo sappiamo benissimo, ma su come vogliamo essere nei prossimi anni.In altre parole se intendiamo come credo, proseguire la nostra militanza libera ed autonoma, in che modo e con quali strumenti che la contemporaneità ci offre. Occorre dunque cambiare l’architrave del partito, superando una forma che è ancora legata a stagioni politiche dell’altro secolo e, preservando e custodendo i nostri valori e la democrazia, lavorare allo scopo di liberare tutte quelle le energie che a causa di una eccessiva burocratizzazione stentano a rendersi visibili e attive.

Luigi Iorio

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