domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L'”urlo” contro Mussolini
L’antifascismo in Tunisia
Pubblicato il 20-01-2016


El Houssi, L'urlo contro il regime grIl tema dell’antifascismo in Tunisia è stato trascurato dagli storici, che hanno dedicato pochi saggi alla comunità italiana presente nel Paese nordafricano. Eppure esso presenta aspetti peculiari interessanti per comprendere la politica estera di Mussolini e la sua aspirazione a porre l’Italia sotto l’influenza fascista. A colmare questa lacuna viene ora pubblicato un documentato volume (L’urlo contro il regime. Gli antifascisti italiani in Tunisia tra le due guerre, Carocci, Roma 2014, pp. 230) di Leila El Houssi, che dedica una ricerca minuziosa ad un tema così controverso per la problematiche di carattere storico.

La storia dell’antifascismo in Tunisia comincia con l’ascesa al potere di Mussolini (ottobre 1922) e si sviluppa nel decennio successivo attraverso fitti contatti con la Concentrazione antifascista di Parigi, con Giustizia e Libertà e i partiti socialista e comunista. Dopo un primo capitolo dedicato alla presenza italiana in Tunisia nei primi lustri del XX secolo, l’autrice inquadra i dissidi tra la Francia e l’Italia, l’una diretta a mantenere il Protettorato e l’altra a salvaguardare i propri connazionali sulla base della convenzione del 1896. La politica di naturalizzazione automatica degli Italiani, promossa dal governo francese, provoca serie reazioni nelle associazioni italiane della Tunisia.

In questo ambiente, tormentato dalle diatribe tra il governo francese e quello italiano, si colloca il movimento antifascista, che trae alimento dal nucleo anarchico guidato da Niccolò Converti e dalle logge massonische guidate da Domenico Scalera e da Giulio Cesare Barresi, l’uno di orientamento repubblicano e l’altro socialista. Nella sua propaganda politica Barresi si collega al centro antifascista di Parigi, composto dai fuorusciti socialisti (Claudio Treves, Luigi Campolonghi, Carlo Rosselli, Emilio Lussu ed altri). Il nucleo comunista, animato da Giuseppe Finidori, svolge un’intensa propaganda contro il colonialismo e sostiene le rivendicazioni salariali degli immigrati italiani. Tramite l’«Avenir Sociale» e altre testate come «Tunise socialiste», «L’Etendard tunisien», «Al Nadha» e «Al Zohra» è promossa la scolarizzazione femminile, non gradita all’ambiente maschile locale contrario  all’attività lavorativa delle donne.

La precaria situazione economica e la grave crisi agricola provocano una crescente disoccupazione, facendo lievitare il costo dei generi alimentari e suscitando un malcontento generale nella popolazione tunisina e nella comunità italiana. La sorte degli oltre 100.000 italiani suscita scarso interesse nelle autorità fasciste, mentre i fuorusciti democratici denunciano la politica di Mussolini e le sue mire colonialiste.  Rosselli, Treves, Campolonghi, Lussu svolgono un’intensa attività antifascista, nonostante le intimidazioni e le denunce dell’Ovra. Centro di quest’attività è la Concentrazione antifascista di Parigi, che promuove il dissenso e organizza le «voci di opposizione» intorno alla Lidu (Lega italiana dei diritti dell’uomo). A tenere i contatti tra il fuoruscitismo e i gruppi antifascisti sono Giulio Cesare Barresi, Enrico Forti, Gigi Damiani, Nunzio Valenza, Giovani Salerno e Andrea Cottone. Nel III Congresso socialista interfederale, tenutosi a Tunisi il 26 e il 27 dicembre 1931, viene denunciata l’azione delatoria del Consolato italiano a Tunisi e la dittatura mussoliniana. Una denuncia che continua negli anni successivi durante la visita di Italo Balbo (1932) e l’arrivo di Enrico Santamaria come nuove direttore del giornale fascista «L’Unione» (1933).

Su questo scenario, caratterizzato dalla nuova politica fascista volta ad un avvicinamento con la Francia in campo coloniale, El Houssi specifica le basi dell’intesa con l’accordo Mussolini-Laval del 7 gennaio 1935 in cambio dell’assenso francese alla penetrazione in Etiopia. Così l’autrice segue le vicende tunisine e gli eventi più significativi del 1936: la salita al potere del Front Populaire in Francia e il colpo di stato di Franco in Spagna. Sullo sfondo della guerra etiopica, che vede feroci bombardamenti contro villaggi inermi e un largo uso di armi chimiche, si sviluppano i dissensi della comunità italiana, la maggioranza schierata contro l’«impresa coloniale» e la fondazione dell’impero africano del fascismo, solennemente annunciata il 9 maggio 1936. Due giovani comunisti, Maurizio Valenzi e Loris Gallico, redigono un manifesto di condanna e denunciano la guerra foriera di miseria e di arricchimento «di un pugno di sfruttatori e di alti gerarchi» (p. 137). L’iniziativa più eclatante riguarda la pubblicazione del giornale «Il Domani», che ospita articoli di vario indirizzo in un ambiente surriscaldato da divisioni politiche e da contrasti sindacali.

Attraverso l’esempio francese, il Front Populaire costituisce un comitato regionale, il Rassemblement Populaire de Tunisie (RPT), che comprende radicali, socialisti, comunisti e i militanti della Lega internazionale contro l’antisemitismo. Il 17 giugno 1936 l’organo «Tunis socialiste» rivolge un appello ai lavoratori italiani, con cui rivendica l’importanza dell’unità di tutte le forze politiche per contrastare le associazioni fasciste e confutare le menzogne dei loro periodici («Coccodé», «L’Africano»). Accanto alle denunce de «L’Italiano di Tunisi», organo della Lidu, operano l’Unione popolare e il Circolo popolare Garibaldi in un clima sempre più rovente, che culmina nella morte di Giuseppe Miceli, assassinato il 20 settembre 1937 dagli scherani fascisti. Sull’omicidio del giovane comunista, l’autrice scrive pagine interessanti, indagando sulle cause che portano all’uccissione dell’amministratore dell’«Italiano di Tunisi».

Per colmare il vuoto lasciato negli ambienti antifascisti, il centro estero del Pci invia Velio Spano, Ambrogio Donini e Giorgio Amendola, quest’ultimo incaricato di fondare la nuova testata «Il Giornale». L’arrivo di Amendola coincide con la firma del patto tedesco-sovietico (1939) e l’espulsione dei comunisti dalla Lidu, sui quali sin dal primo numero (5 marzo) l’organo comunista assume un respiro internazionale, trascurando la vita locale dei quartieri degradati della capitale tunisina e la miseria dei pescatori, minatori e contadini. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e la dichiarazione di Mussolini alla Francia (10 giugno 1940), la vicenda di tutti gli Italiani cambia con la loro deportazione nei campi di Sbeitla, Ain Sefra, Souk Aras e Kasserine. Accanto alla ricostruzione di queste vicende, che certamente meritano una maggiore attenzione, l’autrice pubblica un’appendice fotografica e un «elenco degli antifascisti in Tunisia nei partiti, nella Lidu e nell’Upi nel periodo 1930-45».

Nunzio Dell’Erba

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